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BOLLETTINO  

NOTIZIE   E  COMMENTI

2010

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  Indice

   n. 44 del 08-03-2010

   n. 45 del 25-03-2010

   n. 46 del 19-04-2010

   n. 47 del 23-11-2010

 

 

 

 

N O T I Z I E    E    C O M M E N T I

Bollettino  dell’ Istituto di  Pubblicismo

Nuova  serie   -    Roma, 23 novembre 2010,  n. 47

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 

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Direttore Responsabile: Guido Scialpi       Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Elisabetta Bernardini

 

 

I risultati della Ricerca di base sulla diffusione dell’online in Italia, realizzata da Audiweb (Novembre 2010).


Nell’ultimo anno la diffusione di internet tra le famiglie italiane ha registrato una crescita del 14,3%, raggiungendo 12 milioni di famiglie, ovvero, oltre la metà (57,5/%) di quelle con almeno un componente fino a 74 anni, collegate a internet da casa attraverso uno dei device considerati (computer di proprietà, computer aziendali, televisori).

Il 67,8% delle famiglie collegate a internet (8,4 milioni) dichiara di disporre principalmente di un collegamento veloce via ADSL o fibra ottica - con un abbonamento flat nel 92,6% dei casi – o di una chiavetta internet nel 22,2% dei casi (2,7 milioni).

Individui (11-74 anni): accesso a internet

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

Sono 32,9 milioni gli Italiani che dichiarano di avere un accesso a internet da qualsiasi luogo, ovvero, il 68,6% della popolazione tra gli 11 e i 74 anni. Questo dato registra un incremento dell’8,7% rispetto al mese di settembre 2009.

Prevale il collegamento da casa tramite computer, con 30,5 milioni di persone pari al 63,6% della popolazione nella fascia considerata dalla ricerca, mentre risulta meno diffuso l’accesso da luogo di lavoro/ufficio (39,1% degli individui occupati), di studio (6,2%) o da altri luoghi (3,8%) quali, ad esempio, internet point o biblioteche.

Si afferma sempre di più l’accesso in mobilità; cresce, infatti, del 26,1% rispetto a settembre 2009 l’accesso a internet tramite cellulare, disponibile per 5,3 milioni di italiani.

Sono connessi a internet il 70,5% degli uomini e il 66,7% delle donne; in particolare i giovani tra gli 11 e i 17 anni (85,3% degli individui in questa fascia d’età) e i 18-34 anni (83,4%) e nella fascia più matura tra i 35 e i 54 anni (76,1%), di tutte le aree geografiche d’Italia con livelli di concentrazione simili nel Nord e nel Centro (circa 72%) – a eccezione dell’area Sud e Isole che presenta una percentuale più contenuta (61,8%).

Il profilo professionale di chi dichiara di avere un accesso a internet, risulta abbastanza alto. Si registra, infatti, un’elevata diffusione tra imprenditori e liberi professionisti (97,1%), tra gli impiegati e gli insegnanti (94,1%), tra i dirigenti, quadri e docenti universitari (93,8%), tra i laureati (94,7%) e tra gli studenti universitari (98,3%).

Tra i navigatori attraverso il cellulare le attività principali online sono la semplice navigazione (50,4% dei casi), la consultazione dei motori di ricerca (26,3%), l’accesso ai social network (24,5%), inviare o ricevere e-mail (24%) e la consultazione di itinerari/mappe (20,7%).

Per quanto riguarda l’audience online, in base ai dati di Audiweb Database - che presenta la stima dell’utilizzo effettivo di internet da parte degli Italiani dai 2 anni in su che si collegano attraverso un computer da casa, ufficio o altri luoghi, nel mese di settembre 2010 risultano 24,042 milioni gli Italiani che si sono collegati almeno una volta, l’11,2% in più rispetto a allo stesso periodo del 2009.

Cresce del 13,4% su base annua anche l’audience online nel giorno medio che questo mese registra 11,986 milioni di utenti attivi (erano 10,566 milioni gli utenti attivi nel mese di settembre 2009), con una media giornaliera di 1 ora e 26 minuti di tempo speso online e 166 pagine viste per persona.

Audience online settembre 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La distribuzione dell’utilizzo del mezzo presenta dati significativi già nella prima parte della giornata, con 5,4 milioni di utenti attivi tra le 9 e le 12, confermando la fascia pomeridiana quale prime time del web anche per questo primo mese di rientro lavorativo.
Infatti, a partire dalla fascia oraria tra le 12:00 e le 15:00 si registrano 6,280 milioni di utenti attivi e il dato si mantiene sullo stesso livello fino alle ore 21, quando parte la fascia oraria tra le 21 e le 24 (4,8 milioni di utenti attivi) che registra il valore più alto sia per tempo speso (37 minuti) che pagine viste (66) in media per persona.

Gli utenti attivi nel giorno medio sono 3,7 milioni dell’area Nord-Ovest (il 25,2% della popolazione di riferimento), 2 milioni dell’area Nord-Est (pari al 22,3%), 2 milioni del Centro (il 21,7%) e 3,7 milioni dell’area Sud e Isole (il 18,5%).

La sintesi mensile del report Audiweb Database e il report Audiweb Trends sono disponibili sul sito www.audiweb.it .

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N O T I Z I E    E    C O M M E N T I

Bollettino  dell’ Istituto di  Pubblicismo

Nuova  serie   -    Roma, 19 aprile 2010,  n. 46

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002 

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Redazione: Elisabetta Bernardini, Giorgio Cinti.

 

Le rappresentazioni sociali della tragedia aerea di Smolensk: 10 Aprile 2010

 

Il 10 aprile 2010, all’aeroporto di Smolensk è avvenuto l’incidente, dove l’aereo di Stato, che portava i più alti vertici della Polonia a Katyn, è precipitato per cause ancora ignote.

Questa analisi è basata su un survey che è stato distribuito il giorno dell’incidente a cittadini polacchi e italiani a Varsavia e a Roma, per conoscere le reazioni della società.

E’ stata utilizzata la teoria delle rappresentazioni sociali di Serge Moscovici secondo cui esse rappresentano un modo specifico di comprendere e di comunicare ciò che già sappiamo [Farr e Moscovici 1984], in un modo dinamico e modificabile poiché le esperienze ed i ricordi non sono inerti ne statici ma sono dinamici e in continuo cambiamento [Moscovici 1981].

Al momento dell’incidente non si sapeva bene cosa fosse successo, quanto grave fosse la situazione. La società polacca, ed i polacchi nel mondo, hanno ricevuto la notizia prima tramite un canale privato e poi, anche se con pochissimi dettagli, tramite televisione, radio e internet, e quindi contestualmente utilizzando il passa parola. La maggioranza delle persone che hanno risposto al survey il primo giorno dopo l’evento, tra sabato 10 e domenica 11 aprile, hanno definito quello che era successo come una catastrofe, in sostanza utilizzando le stesse parole delle trasmissioni radio-televisive. Questo fatto dimostra che per le rappresentazioni sociali il fatto più importante è la forma della comunicazione. Le rappresentazioni pertanto non possono esistere senza essere diffuse nella società tramite la comunicazione [Moscovici 1961]. Per quello è stato chiesto a tutti gli intervistati con quante persone avessero comunicato (verbalmente o tramite e-mail, telefono o sms). La media è stata di dieci persone ciascuno e la modalità principale quella di averne parlato con tutti coloro con cui si erano incontrati in quei momenti. Questa diffusione della rappresentazione ha anche attivato la formazione di ulteriori notizie ovvero la concretizzazione della rappresentazione stessa.

I media già dal giorno successivo hanno lanciato uno slogan: “Dobbiamo stare insieme”,  che si poteva vedere per le strade della città di Varsavia. Il centro della città era affollato da migliaia di persone, nella mattinata le chiese erano gremite e durante tutto il giorno la gente metteva fiori e candele davanti  al palazzo presidenziale. Le risposte alla domanda su che cosa fosse successo diventavano sempre più dettagliate, ma tutte facevano paragoni con lo stesso evento storico di Katyn, come se fosse una Katyn bis. La sostanza della rappresentazione, la sua funzione principale è quella “di rendere familiare qualcosa d’inconsueto, o di sconosciuto" [Farr e Moscovici 1984]. Per la società polacca la morte della elite del governo non è un evento nuovo ed è giusto il riferimento ai tempi di Stalin quando migliaia di ufficiali e intellettuali polacchi vennero trucidati. Quindi, la rappresentazione di un evento attuale viene associata ad  un evento del passato, in modo da inquadrare un evento nuovo in uno scenario già conosciuto e tristemente familiare.

L’incidente ha rafforzato questa memoria sociale polacca. Secondo de Rosa sia la memoria sociale sia le rappresentazioni sociali consentono l’interpretazione del presente da quadri di riferimento connessi con il passato e tuttavia validi ancora nel presente [de Rosa 2000]. Tutto questo si poteva osservare nella società polacca nei primi giorni dopo l’incidente. Lo slogan “Dobbiamo stare insieme” è stato recepito e condiviso e la gente è uscita da casa affrontando una fila lunga sei chilometri per rendere omaggio al presidente defunto. Questo fatto è ormai entrato nella rappresentazione sociale dell’evento del 10 aprile 2010.

Inoltre il primo anniversario dell’evento è già stato ufficialmente commemorato, con il suono delle sirene, esattamente una settimana dopo l’incidente. Cosi, la rappresentazione sociale si è sviluppata velocemente, sia tramite la comunicazione e le azioni della società e sia tramite le iniziative ufficiali, ma con caratteristiche prevalentemente spontanee, come uscire dalle case, stare insieme, parlare con gli estranei (cosa che in Polonia non è usuale).

Sulla  base di tali considerazioni, si può dire che il nucleo della rappresentazione, l’elemento stabile, cioè quello che maggiormente si consolida come rappresentazione sociale  [Abric 1989] è il fatto  dell’accostamento della morte del Presidente con la fine dell’elite della nazione polacca.

Con questa visione si può contribuire a far capire come il 10 aprile 2010 ha cambiato la società polacca, con la creazione di una rappresentazione sociale in evoluzione con l’evento. Questo esempio può confermare la teoria di Moscovici che la rappresentazione sociale non è semplicemente “opinione su”, “immagine di” o “atteggiamento verso” l’incidente ma “parte della conoscenza” che è base per l’esistenza e l’organizzazione della realtà [Moscovici 1973]. Cosi, grazie all’ analisi della rappresentazione sociale di questo evento è stato possibile denominare e classificare in modo non ambiguo [Farr 1978] questo importante aspetto della realtà polacca e della storia della nazione.

(Laura Dryjanska)

 

BIBLIOGRAFIA

 

Abric, J.C. (1989) Un approccio teorico e sperimentale allo studio delle rappresentazioni sociali in una situazione di interazione. In M.R. Farr e S. Moscovici (a cura di) Rappresentazioni sociali. Bologna, Il Mulino. Pp. 201-216.

de Rosa, A.S. (2000). Memoria collettiva, identità nazionale e rappresentazioni sociali: costrutti convergenti. Guardando all’Unione Europea e i suoi stati membri con uno sguardo verso il passato. In G. Bellelli, D. Bakhurst, A. Rosa, (a cura di) 2000 Studi sulla memoria collettiva. Napoli: Liguori. Pp. 329-356.

Farr, R. M. (1978). On the varieties of social psychology: an essay on the relationships between psychology and other social sciences. In Social Science Information, 17, n. 4/5. Pp. 503-525.

Fattorello F. (2005). Teoria della tecnica sociale dell’informazione. Urbino: ed. Quattro Venti.

Jovchelovitch, S. (2006). Knowledge in context: Representations, community and culture. London: Routledge.

Moscovici, S. (1961). La psychanalyse, son image et son public. Etude sur la répresentation sociale de la psychanalyse. Paris: PUF.

Moscovici, S. (1973), Foreword. In C. Herzlich, Health and illness: a social psychological analysis. London: Academic Press, vol. III.

Moscovici, S. (1981). On Social Representations. In J. P. Forgas (a cura di), Social cognition: perspectives on everyday understanding. London: Academic Press.

Moscovici, S. (1984) Il fenomeno delle rappresentazioni sociali. In M.R. Farr e S. Moscovici (a cura di) Rappresentazioni sociali. Bologna: Il Mulino, Pp. 23-94.

 

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Bollettino  dell’ Istituto di  Pubblicismo

Nuova  serie   -    Roma, 25 marzo 2010,  n. 45 

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La spettacolarizzazione dell’informazione

Dalla mirabile invenzione di Gutemberg, che dette il via alla nascita della pubblicistica e del giornalismo, ad oggi in cui assistiamo alla globalizzazione della comunicazione, attraverso televisione e new media sul web, il dibattito nelle moderne democrazie sui contenuti e sul ruolo dei grandi strumenti di comunicazione di massa non si è mai spento.

Anzi, politici, sociologi, giornalisti hanno contribuito fortemente, con teorie e analisi, spesso molto singolari o di parte, ad arricchire negli ultimi decenni i tentativi di comprensione dei fenomeni dell’ informazione che sono alla base di tutte le espressioni della vita sociale, in quanto aggregazione del “consenso”, attraverso lo scambio e la circolazione delle opinioni. Vale a dire la formazione del consenso verso quel patto sociale, che è alla base del vivere insieme, del vivere civile, sia come singoli individui e sia come popoli o nazioni. Il riconoscimento del ruolo preponderante svolto dai media, nella evoluzione e coesione dei sistemi sociali e politici, è passato attraverso svariate concezioni, che hanno risentito in  America e in Europa dell’influenza dei particolari eventi: ultimamente, la prima guerra in Iraq, l’attentato dell’ 11 settembre 2001, la seconda campagna militare in Iraq, la recente crisi economica-finanziaria mondiale. Di fronte a questi avvenimenti, è stato rimesso in discussione lo stesso rapporto tra potere e democrazia, tra governo e opinione pubblica e la stessa credibilità di qualunque notizia e informazione. Infatti, alla completezza, accuratezza e imparzialità dell’informazione, pilastri del giornalismo d’oltre oceano, ma riconosciuti anche in Europa, si è aggiunta la verità della visione in diretta delle immagini televisive via satellite, che ci hanno mostrato in tempo reale il primo bombardamento di Bagdad, l’attacco terroristico alle Twin Towers di New York. Inoltre, si è andata sviluppando una spontaneità d’informazione multimediale sul web, in occasione di azioni repressive, adottate in vari paesi con regimi antidemocratici,  che hanno svelato crimini contro i diritti civili, altrimenti nascosti dalle comunicazioni ufficiali di quei regimi. Questo bagno di “verità in diretta”, non mediata, ha acuito il senso di partecipazione di milioni di milioni di telespettatori e di internauti, perché è indubitabile che tali immagini, dense di significati, abbiano prodotto una profonda adesione emotiva, fino ad ora impensabile. Ma nello stesso tempo, hanno modificato il processo di formazione delle opinione più radicate, basato sull’approfondimento delle conoscenze, sulla valutazione dei vari aspetti che costituiscono lo scenario di riferimento di qualunque fatto di rilevanza mondiale. La diffusione e la  condivisione dei giudizi e delle idee sono state generate dal forte impatto emotivo, senza alcuna possibilità di riflessione e confronto, tant’è che questa repentina polarizzazione delle opinioni, ha poi determinato scelte politiche consequenziali e sul momento giustificate agli occhi della pubblica opinione, ma che a breve distanza di tempo, sottoposte ad un esame più ponderato, dimostrano tutta la loro fragilità. La forza di tali immagini, percepite come verità incontrovertibile, hanno relegato in un angolo, come fosse un confuso “brusio”, le voci degli editorialisti, dei grandi reporters, degli inviati speciali, che non hanno potuto far altro che unirsi al coro dei commenti, tutti intonati nella stessa direzione.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre alla guerra combattuta sui campi di battaglia, rilevante fu anche la guerra che si svolse sul campo della “propaganda” - così si chiamava allora – per influenzare l’opinione all’interno e all’esterno dei paesi belligeranti. Si trattava di informazioni e immagini, soprattutto cinematografiche, ben filtrate e confezionate, opera di coraggiosi giornalisti e cineoperatori, cui era stato affidato il compito di far conoscere il contributo di valore dei propri soldati o le nefandezze del nemico, per rafforzare il consenso e l’entusiasmo verso lo sforzo bellico intrapreso.

Mentre, le nuove tecnologie consentono oggi quasi una partecipazione fisica agli eventi, se consideriamo che la partecipazione emotiva è parte integrante del nostro coinvolgimento sensoriale e, quindi, una valutazione a “caldo”, che si inserisce profondamente nella stratificazione delle nostre esperienze. Se ripensiamo come gli antichi amavano riprodurre le gesta degli eroi, le battaglie nei loro spettacoli a teatro o nel circo, non sfugge l’importanza di poter assistere dal vero ad un evento cruciale, in quel caso, attraverso la finzione scenica, oggi nella diretta televisiva o nella testimonianza di un social network. Spettacolo, dunque, che ci coinvolge, ci affascina, con la sua novità e imprevedibilità, che sfugge ad ogni regola prestabilita, che si pone al di fuori del controllo di qualsiasi potere. E’ stato coniato il termine “spettacolarizzazione”, proprio per indicare quella trasformazione in spettacolo del dibattito politico e del confronto tra forze sociali. Non erano immuni da forme di spettacolo gli interventi nell’Agorà di Atene o nel Foro e nel Senato romano, ma il coinvolgimento diretto era di poche centinaia di persone, mentre la restante popolazione, veniva informata indirettamente, attraverso una catena di mediatori, antesignani dei moderni giornalisti, protagonisti nell’era della Galassia Gutemberg. E tutti i sistemi politici, democratici e non, si sono serviti dei grandi strumenti di comunicazione, stampa, cinema, radio, televisione e ora reti web, per affermare e consolidare il proprio potere, attraverso un intreccio, spesso occulto, con i meccanismi finanziari ed economici, che governano la gestione dei grandi media. Vane pertanto tutte le questioni se l’opinione pubblica fosse o non fosse influenzata dal potere o se fosse il controllore del rispetto democratico. Vero, che i mass media hanno da sempre determinato lo scenario di fondo, il back ground, su cui fondare le proposte politiche, le candidature e ogni altra scelta, che dovesse basarsi su un consenso diffuso, quindi chiamato “consenso pubblico”. Ma oggi, è ancora il tempo per educare, per convincere, per razionalizzare le opinioni più contingenti, o si applaude o si fischia sull’onda del solo entusiasmo o della disapprovazione. Il palcoscenico televisivo ha imposto a tutti i leader politici, la presenza in prima persona e un rapporto diretto con il pubblico, che potrà poi essere il proprio elettorato, riducendo il ruolo del giornalismo ad una specie di Star-system giornalistico, di comprimari e comparse nello spettacolo. Nei talk-show televisivi, poi, la legge più importante è quella di “non annoiare”. Non si tratta più di comunicazione, ma di divertimento. Gli esperti che dibattono una questione, sotto l’abile regia di un conduttore di vasta popolarità, con un ritmo frenetico, sollevano un polverone populista, come gladiatori in un’arena, brandendo opinioni gridate come armi contundenti. Così, gli esponenti delle maggiori forze politiche, in quasi tutti i paesi del mondo debbono trasformare ogni loro apparizione in una esibizione, che contenga novità, che sorprenda, che susciti stupore e ammirazione e, naturalmente, consenso per la performance personale, non certo per i contenuti politici di pubblico interesse. Una volta, qualcuno ha detto: la radio da la notizia, la televisione la fa vedere, la stampa l’approfondisce. Poi hanno preso piede i fittizi match di wrestling, ove il pubblico si entusiasma solo allo spettacolo non volendo conoscere tutto ciò che c’è dietro. Alti e bassi nelle vicende sociali, che alternano momenti emozionali e populistici a periodi di vera crescita civile e culturale. La tendenza emozionale è in corso già da qualche tempo ed anzi è globalizzante, sull’altro fronte non ci sono al momento notizie. (Alberto Graziani)

 

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Bollettino  dell’ Istituto di  Pubblicismo

Nuova  serie   -    Roma, 08 marzo 2010,  n. 44 

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Redazione: Elisabetta Bernardini, Giorgio Cinti.

 

 

"2010 Ucraina" - La manifestazione di Mondiriemersi a Frascati.

 

E’ stata presentata a Frascati (Roma), presso la Sala Giunta del Municipio, venerdì 5 marzo 2010, la nona edizione della manifestazione *Mondi Riemersi - 2010 Ucraina, in programma da martedì 9 a domenica 14 marzo, all’interno della Sala delle Scuderie Aldobrandini della cittadina castellana.  Organizzato dall’Associazione culturale di promozione sociale Mondi Riemersi, in partenariato con i Missionari Oblati di Maria Immacolata (OMI), il Comune di Frascati e la Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini, l’evento, che avviato nell’anno 2002 si colloca fra i più significativi in ambito nazionale nel favorire il dialogo interculturale e accrescere il senso del valore dell’intercultura, intende sensibilizzare la nostra società civile verso la conoscenza e quindi l’accoglienza delle civiltà straniere, in particolare quelle dei Paesi del Sud del mondo e in via di sviluppo, mediante azioni di solidarietà che si elevano anche sul piano culturale, e non più solo economico. Preceduto dalle edizioni dedicate al Senegal, alla Tailandia, al Venezuela, al Camerun, alla Corea del sud, all’Uruguay, alla Romania e al Congo, l’odierno incontro, ci porterà a conoscere l’Ucraina, una terra del Nord Est europeo, dalla storia antica, indipendente solo dal 1991, e la cui popolazione occupa il 5° posto in Italia, nella graduatoria dei cittadini extracomunitari presenti su tutto il nostro territorio, con circa 400.000 persone. Una presenza notevole dunque, che fa transitare lungo l’intera penisola non solo una importante forza lavoro, ma anche un vasto patrimonio culturale il quale, durante i sei giorni della singolare iniziativa, troverà modo di esprimersi attraverso il linguaggio universale dell’arte, veicolo fondamentale di conoscenza, con spettacoli di musica e di poesia, mostre fotografiche e di pittura, artigianato, costumi e cucina, per donarci in una originale visione d’insieme, l’immagine di una nazione ricca sotto molti aspetti, ma che si trova ad attraversare attualmente un periodo non facile. Questo Paese rivisitato nei singoli ambiti, spesso sconosciuti, del suo sapere viene fatto così “riemergere” in modo suggestivo, nella sua propria dimensione umana, spirituale, artistica…  Tutto questo per imparare il metodo del dialogo, che aiuta a confrontarsi nel quotidiano, segnato dalla presenza di tante persone non italiane. L’ampia e coinvolgente programmazione, aperta su diverse tematiche, ha già visto prendere avvio da martedì 2 marzo alle visite di presentazione di “Mondi Riemersi 2010”, da parte dei giovani membri dell’equipe “Scuole” dell’omonima Associazione, alle numerose classi di alcuni Istituti superiori di Roma, Frascati, Grottaferrata e Marino, che ne hanno fatto richiesta e che hanno inserito nel proprio Piano formativo la partecipazione al progetto, il quale comprende anche dei Laboratori multidisciplinari, fino al 7 marzo. Mentre le mattinate da martedì 9 a sabato 13 marzo, occuperanno gli studenti delle Scuole del comprensorio tuscolano in uno studio su i vari aspetti dell’Ucraina, della sua cultura e del suo popolo, presso le Scuderie Aldobrandini.  Sempre nella Sala delle Scuderie Aldobrandini, venerdì 12 marzo, alle ore 18,30 si terrà una conferenza dal tema “Un cammino di libertà”, dialogo con alcuni rappresentanti della cultura ucraina sulle sfide della libertà, a seguire l’inaugurazione di una mostra d’arte.  Nel pomeriggio di sabato 13 marzo, appuntamento con “I popoli si incontrano”, una serata ancora all’insegna dell’arte e della gastronomia tipiche del folklore ucraino, alla presenza di autorità italiane ed ucraine. Con il sindaco della città di Frascati, Stefano DI Tommaso, e del presidente della Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini Giuseppe De Righi, sono infatti previsti gli interventi degli Ambasciatori dell’Ucraina presso il Quirinale e presso la Santa Sede, nonché gli ambasciatori dei Paesi coinvolti nelle passate edizioni del medesimo avvenimento. Per concludere, domenica 14 marzo, dalle ore 17,30 verrà messo in scena “Quel volo per Kiev”, uno spettacolo di teatro, musica, poesia e immagini realizzato dai giovani dei laboratori di Mondi Riemersi. L’ingresso è libero e il calendario della kermesse può essere consultato sul sito www.mondiriemersi.net  (E. B.)

 

*MONDI RIEMERSI – conoscere, condividere, comunicare.

 

Mondi Riemersi ha come obiettivo la scoperta e l’apprezzamento dei valori degli altri popoli, in particolare dei paesi cosiddetti “In via di sviluppo” promuovendo in tal modo la maturazione di un clima di dialogo tra religioni, culture, abitudini diverse.

Si vuole far “riemergere” dai sensi comuni, da schemi  “in bianco e nero”  mondi culturali diversi dal nostro mostrandone soprattutto la ricchezza e la bellezza. Ci si impegna così a favorire l’imporsi, accanto alla solidarietà economica, di una nuova solidarietà culturale con gli altri popoli. La metodica di Mondi Riemersi è tipicamente esperienzale e relazionale: l’approccio con le differenti culture e i valori che esse veicolano avviene innanzitutto tramite l’incontro diretto con persone di altra nazionalità. Il linguaggio dell’arte, fatto di immagini, racconti, suoni, è uno spazio privilegiato in cui mondi lontani, non solo in senso geografico, vengono alla luce e ci interpellano.

L’incontro con un’altra cultura è innanzitutto l’incontro con “L’altro”, di cui colgo il “diverso” da me ma anche una “nuova possibilità” di declinare la comune umanità.

I missionari nel loro essere uomini di due mondi, quello da cui provengono e quello nel quale si trovano ad operare, sono veri e propri laboratori di intercultura, ponti che uniscono più mondi.  

 

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