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BOLLETTINO  NOTIZIE   E  COMMENTI

2007

e-mail: info@istitutodipubblicismo.it

 

 

Indice

n. 26 del  8 marzo 2007

n. 27 del 17 settembre 2007

n. 28 del  4 ottobre 2007

n. 29 del 11 ottobre 2007

n. 30 del  29 novembre 2007

n. 31 del  11 dicembre 2007

 

 

N O T I Z I E    E    C O M M E N T I

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 8 marzo 2007  -  n. 26

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805

e-mail : info@istitutodipubblicismo.it     sito web : www.istitutodipubblicismo.it

Direttore Responsabile: Guido Scialpi          Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Elisabetta Bernardini, Marta Liverini

 

 

Il potere dell’opinione pubblica

Opinione pubblica e sistema sociale

Il significato di opinione pubblica non è certo univoco. Ci si può riferire ad una opinione comune a molti individui, ma non è detto che siano essi la maggioranza. Oppure si può intendere l’insieme di tutti coloro che non fanno parte del potere costituito e che anzi ne sono antagonisti. Altre volte il suo significato coincide con l’insieme  del cosiddetto sistema mediatico, che viene definito come il portavoce, o meglio, l’interprete dell’opinione pubblica. Ma c’è qualcosa di più. L’opinione pubblica è anche una forza astratta, una volontà che trascende i singoli individui, nel cui nome, all’interno delle società civili e democratiche, possono essere giustificati o ridefiniti i programmi politici, le scelte economiche, nonché le decisioni delle maggiori autorità, come quella giudiziaria. L’opinione pubblica, realtà o percezione che sia, ha così giocato nella storia un ruolo assai rilevante, tanto da essere considerata un “potere” a se stante. Potere che oggi trova la sua più concreta espressione negli strumenti d’informazione di massa, i cui agenti sociali, i giornalisti, sono preposti alla diffusione delle notizie, che ogni giorno la società produce. Giornalisti pertanto garanti della libertà di espressione, ma anche specchio delle opinioni e, in particolare, delle opinioni più diffuse (leggi: opinione pubblica) e, quindi, motore di sviluppo dei processi democratici della società. Ma questo ruolo del sistema mediatico presupporrebbe un’assoluta indipendenza, sul piano politico ed economico, dei vari strumenti, stampa, radio, televisione, web. Quando altresì osserviamo che le risorse finanziarie per la vita dei grandi strumenti di comunicazione debbono essere attinte dalle strutture dei poteri economici consolidati, coincidenti con le forze egemoni dello stesso sistema sociale, ci troviamo di fronte ad una sorta di flusso circolare, in cui l’opinione pubblica da un lato influenza le scelte del sistema di potere e dall’altro essa stessa scaturisce dall’azione polarizzatrice dei poteri più forti. Pertanto, molti autori hanno sostenuto che i cittadini dei paesi democratici debbano impegnarsi ad intraprendere corsi di autodifesa intellettuale, indispensabili per proteggersi dalle manipolazioni. La libertà di espressione e di informazione rimane comunque un punto irrinunciabile della cultura moderna, ma come possa essere attuato e difeso nell’attuale contesto sociale è cosa ancora da dimostrare. Quanto tempo è passato dall’affermazione di questi principi ! Da quella ottocentesca borghesia, che era il gruppo dominante della società civile, che dava vita ai giornali per dire le proprie opinioni; le opinioni che si formavano discutendo nei caffé, nei circoli e così via.

Il valore dell’opinione pubblica

Quando si forma un’opinione largamente condivisa, attraverso esperienze comuni, coglierne l’essenza è sicuramente un “valore”, che può, come si è già rilevato, essere terreno di base per iniziative politiche, economiche,commerciali. L’opinione largamente condivisa scaturisce da avvenimenti, dall’azione dei mass media, dalla propaganda di idee e da tutto ciò che viene vissuto in comune, sulla base di conoscenze, tradizioni, idee consolidate, che già appartengono alla cultura degli individui coinvolti. Si tratta dell’innesto nel tessuto sociale di nuove esperienze, che vengono condivise e che provocheranno una serie di giudizi in sintonia tra loro, tali da creare un complessivo consenso o dissenso, capace di influenzare i conseguenti comportamenti dei singoli. In questo caso si può parlare di “opinione pubblica”, come fenomeno dinamico di aggregazione e polarizzazione del consenso, attraverso la condivisione di una opinione. Se si esaminano alcune manifestazioni di xenofobia o di odio razziale, che periodicamente si manifestano nei paesi più avanzati, anche se circoscritte, salta subito agli occhi che non è tanto importante l’episodio di cronaca che le ha scatenate, quanto lo stillicidio di commenti rancorosi, di notizie tendenziose, spesso calunniose, che nel tempo hanno alimentato un clima di pericolo e di insicurezza addossato agli stranieri, cioè ai non simili, a coloro che non provengono dalle stesse esperienze più profonde e condivise dalla società che dovrebbe accoglierli. Questo terreno così seminato  dà i suoi frutti nel momento in cui si verifica il fatto critico, che fa emergere l’opinione pubblica ostile, ma non mette in luce il lungo e sommerso lavoro preparatorio che l’ha preceduto. Siamo dunque di fronte ad un fenomeno che nasconde la parte sommersa dell’iceberg, che improvvisamente si capovolge e mostra tutta la sua inimmaginabile potenza. La parte sommersa è indubbiamente l’aspetto più significativo e peculiare dell’opinione pubblica. In tutti i luoghi di aggregazione, primari e secondari, dalla famiglia alla scuola, all’ambiente del lavoro, delle attività sociali ,ricreative,sportive, l’individuo è immerso in un sistema comunicativo che forma e trasforma le opinioni di ciascuno sui fatti contingenti di semplice cronaca, ma incide anche sui valori legati alla morale, alle ideologie politiche e così via. Assai difficile però è individuare quali di queste  basi sia oggetto di adeguamento o di trasformazione e quali siano i risultati finali. Nel caso della xenofobia, giocano fattori legati a pericoli percepiti ma non reali, che possono essere alimentati anche inconsapevolmente, magari da una favola per bambini, ove il malvagio è rappresentato da un “uomo nero”. Tutti ricordano le immagini di una folla plaudente e festante al passaggio delle colonne di soldati americani per le vie di Roma, al momento della liberazione della città, durante il secondo conflitto mondiale. Avvennero nello stesso luogo, Piazza Venezia, teatro di altrettante manifestazioni di giubilo, indirizzate però a quel regime, che attraverso una efficace propaganda, aveva fatto accettare con entusiasmo una guerra contro coloro che ora venivano acclamati come “liberatori”. A fronte dei lutti e delle sofferenze della guerra, la propaganda del potere fascista era ricorsa a tutti gli espedienti possibili per far credere nella vittoria finale, persino con l’utilizzo di un’arma segreta, ma tuttavia non era riuscita a fermare l’aggregazione di un forte dissenso e un’opinione di condanna del regime fascista. L’arrivo delle truppe americane capovolse l’iceberg e l’opinione altamente favorevole ad una svolta di libertà e di democrazia fu sicuramente una “opinione pubblica” autentica e libera da condizionamenti, che determinò un sostanziale cambiamento nel Paese e riaffermò alcuni valori profondi radicati e condivisi nella cultura dei singoli italiani. (Alberto Graziani)  

 

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Nuova  serie   -    Roma, 17 settembre 2007  -  n. 27

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L’ITALIANO E IL MARE : dal 22 al 28 ottobre la settima edizione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo  

“L’Italiano e il Mare” questo il tema che farà da sfondo alle iniziative promosse in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel mondo, giunta quest’anno alla sua settima edizione. Realizzata dal Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale per la Promozione e Cooperazione Culturale, in collaborazione con la storica Accademia della Crusca, la ormai celebre manifestazione porterà per sette giornate, dal 22 al 28 ottobre 2007, la lingua e la cultura del nostro Paese all’attenzione dei cittadini e delle popolazioni di ogni parte del mondo. Partendo dall’argomento prescelto per l’occasione, appunto L’Italiano e il Mare, l’evento si aprirà lungo un percorso che ci guiderà verso i sentieri della letteratura e della poesia, dell’arte e della geografia, dell’economia e dell’architettura, elementi che da sempre arricchiscono e contraddistinguono la nostra celebrata cultura. Come è già stato per le edizioni precedenti, anche questa volta la Settimana della Lingua Italiana si avvarrà dal prezioso contributo  della Dante Alighieri la quale presenzierà alla kermesse con un programma tutto suo. Grazie infatti all’intensa attività degli Istituti Italiani di cultura, presenti in ogni angolo del pianeta, la rosa degli appuntamenti previsti per tutta la durata della Settimana comprenderà pure quelli organizzati dalla Società. Fra questi in Venezuela, sono previsti un concorso artistico, uno spettacolo sul tango ed una conferenza sul Mar Mediterraneo, a Chambery, in Francia, si terranno una rappresentazione teatrale di Goldoni ed il settimo Convegno Italo-Francese. Nell’altro emisfero, a Christchurch, in Nuova Zelanda, si svolgerà il Premio Letterario di Arti Visive aperto a tutti gli studenti di lingua italiana, mentre a Johannesburg, in Sudafrica, sarà reso omaggio a quattro grandi artisti italiani, Toscanini, Boccaccio, Gigli e Goldoni. E ancora, in Argentina, dove i Comitati della Dante sono particolarmente attivi, ci saranno vari incontri, tutti molto importanti, fra questi la Giornata di Lettura a Rio Tercero, e, a Tandil, con il Seminario sull’Arte dell’Ottocento Italiano ed una Mostra sulle Repubbliche Marinare, avranno luogo anche uno spettacolo teatrale intitolato  “Pinocchio e il Pescecane” ed una esposizione dedicata ai temi del mare, curata dagli studenti dei corsi di lingua italiana. (E.B.)

FreeLife: il primo magazine di Second Life.

Martedì 11 settembre, Second Life ha ospitato l’evento di presentazione di Freelife. FreeLife è la prima rivista. ideata e redatta dai “residenti” di Second Life, un magazine creato interamente dagli utenti per gli utenti. La rivista, redatta in inglese e in italiano, è scritta da giornalisti, reporter, fotografi, scrittori, quasi tutti freelance vengono assunti direttamente online e vengono fatti alternare di numero in numero. I contenuti trattati riguardano soprattutto Second Life: in particolare, in questo primo numero, si parla di negozi che vendono avatar robot, energie rinnovabili e a basso impatto ambientale, locali rock che nascono in soli 3 giorni e della straordinaria isola più visitata di tutta Second Life: Cocololo Island, un vero gioiello di progettazione, animazione 3d ed architettura virtuale che mostra immediatamente le vere potenzialità del metaverso. La qualità degli articoli rende FreeLife uno dei settimanali gratuiti più originali della piattaforma e che lo ha già posto sul podio delle prime tre riviste più lette di tutta Second Life,  aumentando l’interesse la curiosità da parte degli utenti. FreeLife fa parte di un progetto molto ampio, sostenuto nella vita reale da Maggioli Editore, che ha creato una vera e propria redazione “virtuale” su Second Life, diretta e coordinata da due esperti avatar di Second Life, Sid Kwon e Josey Trautman. Freelife è inoltre collegata ad un sito di riferimento www.freelifemagazine.com da cui è possibile avere aggiornamenti in tempo reale dal mondo di Second Life, e scaricare gratuitamente il magazine in formato pdf. L’accesso al sito e la possibilità di scaricare la rivista in pdf sono possibili anche attraverso i numerosi vendor, espositori virtuali sparsi in numerose zone delle isole di Second Life. Questi punti di distribuzione gratuita sono stati previsti in tutti i locali che martedì 11 settembre, in contemporanea, hanno ospitato l’evento di lancio della rivista accompagnato dalla musica di un noto deejay di Second Life. Un’iniziativa originale e in linea con le tendenze del momento, che Maggioli Editore ha voluto intraprendere con forte spirito di innovazione, cogliendo le esigenze della nuova realtà virtuale. (AG)

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N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I

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Nuova  serie   -    Roma, 4 ottobre 2007  -  n. 28

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Verba volant,………..

La comunicazione verbale

 

La parola, nel senso di lingua parlata e non di lemma, costituisce l’ordito di ogni forma di informazione e di comunicazione. La facoltà di parlare, di esprimerci attraverso le parole, pervade così tanto il nostro modo di essere ed i nostri comportamenti, che solo con qualche difficoltà riusciamo a riflettere sul suo valore e sulle sue implicazioni. Circondati come siamo dalla cronaca giornalistica, dalla pubblicità commerciale, dalla propaganda politica, dal marketing culturale scambiamo parole come se fossero monetine da un centesimo in un contesto di bilanci miliardari. Ogni giorno attraverso i contatti familiari, sociali, del mondo del lavoro, un fiume di parole, che rappresentano i nostri sentimenti, idee, giudizi, opinioni, esperienze, circola incessantemente, in modo poco evidente, quasi sotterraneo, ma continuo e, come un fenomeno carsico, imprevedibile nel come tornerà in superficie, altrettanto lo sarà nel come si determineranno certi comportamenti, che un uso illimitato della parola stessa possa aver generato. Ogni giorno ci meravigliamo che inconsapevolmente si siano radicati certi pregiudizi o diffuse cosiddette “leggende metropolitane”, che film o libri premiati non ottengano alcun successo di pubblico, che onerose campagne elettorali non raccolgano i voti previsti. Sembrerebbe quasi un fallimento dei grandi mass media, nella loro funzione di polarizzatori di opinioni e di aggregatori del consenso, ma non è così. A ben vedere non esistono solo i macro fenomeni, relativi alla politica ed all’economia nazionale e internazionale, ai grandi eventi sociali, culturali, sportivi e dello spettacolo, ma anche i fenomeni della vita quotidiana, che si svolgono in ambienti più circoscritti, anche micro-ambienti, ma che non per questo si riverberano su comportamenti più allargati, fino a raggiungere la dimensione di fenomeni di massa, come nel caso di alcune mode cosiddette “giovanili”, sia nel campo dell’abbigliamento, dei gusti musicali o delle tendenze politiche.

Esiste pertanto una circolazione di opinioni e di informazioni che si svolge a livelli individuali, tra persone appartenenti ai più svariati gruppi sociali, che comunemente viene definito come passa parola.

 

Passa parola

 

Ad esempio, nelle classi scolastiche di qualsiasi livello, si manifestano le più evidenti esperienze di passa parola, dovute alla curiosità giovanile, al senso di appartenenza del gruppo ed alla condivisione degli stessi ideali. La velocità di circolazione tra gli alunni di qualsiasi informazione riguardante la vita degli appartenenti alla classe è tale, che oggi potrebbe essere definita “in tempo reale”, cioè quasi istantanea. Così negli ambienti di lavoro, la vera autentica comunicazione interna è il passa parola tra un reparto e l’altro, tra un piano e l’altro. Nell’ambiente giornalistico si teorizza sulle fonti di informazione definendole “ambienti ben informati”, “voci di corridoio”, “notizie dell’ultim’ora”, quando altro non è che un passa parola tra addetti ai lavori, anche se assoggettato a regole professionali. In definitiva, nell’arco di una giornata lavorativa, la quantità di informazioni filtrata attraverso il passa parola, tra incontri personali, telefonate, fax, e-mail,  è senza dubbio assai più rilevante di quella ricevuta attraverso canali ufficiali  o dai mass media. Passa parola dunque, come genere comunicazionale tra due o più persone, che ci aggiorna, ci diverte, ci consente di socializzare, ci fa prendere delle decisioni, ci da il senso di appartenenza ad un gruppo. Queste interazioni determinano o quanto meno influenzano gran parte dei nostri comportamenti e, pertanto, il passa parola può essere considerato uno dei più efficaci sistemi  informativi di una società. Certamente la categoria più ampia e generale della comunicazione interpersonale attraverso la parola ricomprende i settori più vasti della didattica, della propaganda, della educazione che appartengono a processi informativi assai diversi e basati su contenuti non contingenti, valori e opinioni consolidate.

Infatti, il passa parola si connota come informazione del contingente, legata ad opinioni che si riferiscono ai fatti del momento, alla cronaca, a giudizi che per loro natura sono destinati a trasformarsi rapidamente, perché non direttamente ancorati a valori di tradizione e principi culturali profondi. Il passa parola è sempre esistito in ogni forma di aggregazione sociale, dacchè se ne

abbia memoria. Confidenze, dicerie, chiacchere, radio fante, rumours, bush thelegraph, ma anche pettegolezzi, maldicenze, calunnie, sono le caleidoscopiche espressioni con cui di volta in volta si colora il significato di passa parola.

Per sua natura, il passa parola è imprevedibile  nel suo svolgimento e nei risultati che produrrà.

Ben avvertiva Francesco Fattorello, nella sua “Tecnica sociale dell’Informazione”, che una cosa è il processo di informazione che si conclude con l’adesione del soggetto ricettore all’opinioni espresse dal promotore, e altra cosa sono i comportamenti che saranno adottati dallo stesso soggetto. In altre parole, i promotori considerano il percorso dell’informazione positivamente concluso, quando il messaggio una volta raggiunto il soggetto ricettore, lasci una traccia apprezzabile in termini di comprensione e di ricordo, che Francesco Fattorello indicava come “adesione” a quel contenuto, ma che non garantisce assolutamente un comportamento coerente poiché entrano in gioco una molteplicità di altri fattori. Per esempio, se il consumatore percepisce una non corrispondenza tra pubblicità televisiva di un prodotto e pubblicità sul punto di vendita, questo può far fallire l’acquisto di quel prodotto. Consideriamo il lancio pubblicitario di un film, la sua alta risonanza sui giornali ed alla televisione, con favorevoli giudizi della maggioranza dei critici, cui corrisponde tra il pubblico un passa parola con espressioni del tipo “ non ci si capisce niente !”, “… una noia!”. Sicuramente, il film in questione otterrà una scarsa affluenza di pubblico, una distribuzione ridotta, un risultato economico modesto e, in definitiva, sarà considerato un insuccesso. Il passa parola ha fatto giustizia di un intrinseca carenza  di quel prodotto cinematografico, che pur avendo magari un valido contenuto, non era riuscito però ad esprimerlo in maniera comprensibile e coinvolgente per il pubblico cui era destinato.

Meno caro, è di gran moda, “sfizioso”, è un affare, perché non lo provi, è di classe, mi ha commosso, lo rifarei, non vedo l’ora, non lo cambierei mai; sono tutte espressioni che comunemente accompagnano, parlando con amici e colleghi, la descrizione delle nostre opinioni e delle nostre scelte, e possiamo così capire come il passa parola diventi quell’elemento in più, magari solo emotivo,  che determina però il nostro comportamento finale.

Le situazioni che possono indirizzare o far mutare così un comportamento risultano pertanto essere infinite e imprevedibili.

 

Passa parola e pianificazione della comunicazione

 

Per i promotori dell’informazione, per i pianificatori della comunicazione, questi aspetti imponderabili che spesso costituiscono l’unico e vero elemento causa di successo e di insuccesso, debbono rivestire quindi un particolare interesse. Ma difficilmente nelle campagne di pubblicità commerciale e, soprattutto, nella pianificazione della comunicazione pubblica è dato rilevare il giusto peso ad iniziative che tengano conto di fenomeni come il passa parola. Indubbiamente, l’analisi degli elementi che caratterizzano il passa parola non è ancora così diffusa e approfondita. La prima di un film o di uno spettacolo teatrale, il vernissage di una mostra, la presentazione di un libro, una conferenza, una tavola rotonda, sono considerati e utilizzati ancora come eventi elitari e circoscritti ad un gruppo autoreferenziale, spesso impermeabile ad ogni ulteriore contatto con un pubblico più generico e vasto. E’ necessario, pertanto, individuare in primo luogo l’insieme di coloro che per la modalità sociale cui appartengono, possano essere necessariamente i promotori di contatti e di scambio di opinioni con un numero consistente di persone nel loro ambiente relazionale, come quello del lavoro o dell’associazionismo nel suo significato più ampio, da quello politico, culturale, sportivo. Quindi attivare una serie di eventi che possano coinvolgere tale insieme, in modo da fornire elementi di giudizio positivi, che saranno poi amplificati e arricchiti a livello individuale, nei successivi contatti interpersonali, sulla base del principio che difficilmente si parla male delle proprie esperienze se queste sollecitano la propria autostima nella considerazione degli altri. Questa motivazione profonda del passa parola determina un gioco di risonanza che può attivare fenomeni comportamentali molto estesi e significativi per le scelte che ne conseguono, vuoi per l’acquisto di un libro o per il voto a favore di un candidato. Altra questione è il dosaggio in un piano di comunicazione dell’utilizzo dei vari strumenti per assicurarne un efficiente impiego. Occorre partire da un progetto architettonico della comunicazione che presupponga una conoscenza profonda degli obiettivi, delle caratteristiche del pubblico di riferimento e della incidenza dei singoli strumenti su quel pubblico, in modo che a fronte della rutilante efficienza dei grandi mass media possa trovare anche  la più opportuna collocazione di risorse per la promozione di strumenti più silenziosi come il passa parola

(Alberto Graziani)  

 

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Nuova  serie   -    Roma, 11 ottobre 2007  -  n. 29

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Redazione: Elisabetta Bernardini, Marta Liverini

 

 

Problemi e prospettive del turismo in Italia.

 

L’evolversi del mercato.

 

Lo scorso 26 Settembre, a Palazzo Marini, è stata presentata la seconda ricerca effettuata dal Glocus e finalizzata ad analizzare l’attuale situazione del turismo italiano all’interno del panorama internazionale, dal titolo “The next big thing”. Il titolo è tanto sintomatico quanto aperto a numerose interpretazioni e sottolinea l’imminente delinearsi di un nuovo futuro per questo settore nel nostro Paese. L’Italia, infatti, può ancora contare sulle sue grandi potenzialità, che rischiano, però, di essere vanificate dall’irruzione nella scena mondiale di soggetti economici emergenti come Cina, India, Emirati Arabi o Russia. Per questo deve essere pronta ad affrontare tali mutamenti internazionali ed il continuo divenire della domanda e, per questo, il ministro Linda Lanzillotta, moderatrice di questo ultimo incontro, ha proposto di effettuare periodicamente tale tipo di studi, al fine di monitorare costantemente il settore turistico e regolare l’offerta rimodellandola sulla base della propria domanda. “L’offerta crea la propria domanda”, infatti, sembra essere il concetto chiave della ricerca Glocus, un concetto che sovverte in tradizionale modo di ragionare dell’economia turistica italiana. Pensare che la sola tradizione storica o culturale possa bastare a garantire il successo rispetto ad altri attori economici internazionali non è più sufficiente: lo scenario è in continuo e rapido divenire e l’Italia dovrà offrirsi sul mercato quale “prodotto” di qualità in grado di attrarre le masse sempre maggiori di turisti che si spostano da ogni parte del mondo: quelli che, nell’agosto del 2007, sembravano in procinto di far scoppiare gli aeroporti mondiali per eccesso di passeggeri. Se il nostro Paese ha imparato a far fronte alla domanda tedesca, francese, inglese o americana, come si comporterà di fronte ai nuovi consumer provenienti dal sud-est asiatico o dai paesi latino americani? Ciascuno di loro porta con sé, oltre alla propria valigia, la sua cultura specifica, una sua antropologia e un suo simbolismo e tutto ciò deve essere compreso ed inglobato nell’offerta italiana. L’analisi del mercato, quindi, non può più limitarsi alle sterili e semplicistiche segmentazioni basate sulle scelte del turista (mare, montagna, città…) o sul suo segmento socioeconomico di appartenenza, a rischio di andare incontro ad una “foto” infedele della realtà. Il cosiddetto turista “culturale”, infatti, può ricercare lo stesso livello di intrattenimento di quello definito “ludico”, così come la classificazione a “cinque stelle” non identifica una tipologia di persone che veste o si nutre solamente in stile “cinque stelle”. La proposta Glocus, a questo punto, è quella di partire dall’analisi dei diversi segmenti che compongono l’offerta italiana, individuando così quelli con “un maggior margine di crescita potenziale” e valutarli anche in base ai relativi mutamenti della domanda, andando infine ad identificare ed agire sugli attuali punti deboli dell’offerta stessa: problemi di tipo prevalentemente logistico, strutturale ed infrastrutturale. I quattro pilastri su cui l’Italia potrebbe basare la propria offerta, quelli su cui il rapporto si è concentrato, sono il cosiddetto city tourism, il turismo crocieristico, quello dei parchi tematici e quello congressuale.

 

Le potenzialità italiane.

 

Sono queste le quattro leve con grandi possibilità che vengono, però, sottovalutate dal business turistico nostrano. Basti pensare alle città: nel nostro Paese possiamo contare su capoluoghi dell’arte, della cultura o dell’industria come Roma, Milano o Napoli ma ciascuna di esse ha i suoi limiti che dovranno essere sorpassati. Roma, ad esempio, si pone quale meta turistica mondiale ma (nel rapporto ETC del 2005) si classifica, per disponibilità complessiva di posti letto per abitante, solo dopo Parigi e Londra, senza contare che la qualità di tale offerta rimane di livello medio/basso (solo 8% degli alberghi sono quelli “a cinque stelle”). Tuttavia, la sua politica culturale sta incrementando le dinamiche di crescita turistica, grazie a iniziative che si tengono al passo coi tempi e che potrebbero ridurre il gap tra questa ed altre metropoli internazionali come Londra: lentamente anche i vertici sembrano aver compreso l’importanza di andare oltre le attrazioni “classiche” come i musei per avvicinarsi agli “eventi” che permettono di far vivere davvero la città al city tourist, di cui solo il 20% (secondo i dati forniti dall’ETC) intraprende un viaggio per fini puramente culturali. Quest’ultimo, infatti, sembra interessato a qualcosa che va ben oltre i monumenti o le visite guidate tra i Fori, per questo sono state promosse iniziative come la Notte Bianca o la Festa del Cinema di Roma o, ancora, sono state create strutture come il Parco della Musica, nella speranza che i turisti in visita nella “Città eterna” possano contare su un’esperienza di vita e non solamente visiva o culturale. Per quanto riguarda Milano, essa si pone sul mercato quale importante nodo di affari di portata internazionale, tuttavia la sua dotazione strutturale (basata sul livello di ospitalità) e infrastrutturale dovrebbe sapersi adeguare agli standard mondiali, per non parlare di Napoli, storico ed affascinante centro culturale che soffre lo scotto di collegamenti insufficienti, infrastruttura decisamente sottodimensionata rispetto alle proprie capacità ed un’immagine solitamente associata alla criminalità ed alla disorganizzazione. Le città di più piccole dimensioni, quali Firenze o Pisa, possono invece contare su un sistema ricettivo migliore, proporzionato alla loro limitata area geografica, tuttavia anche in questo caso si potrebbe migliorare la situazione rendendo tali città più simili a centri turistici tout court che a semplici contenitori di beni culturali. Cosa fare, quindi? Partendo dalla logistica, il primo passo potrebbe essere quello di dotare le città in questione di adeguate strutture di collegamento: la loro attrattiva agli occhi del turista cresce se i tempi di arrivo e di spostamenti in genere si riducono. Un altro passo può essere quello di rendere città come Roma metropoli “di tendenza”, punti in cui poter vivere esperienze significative attraverso eventi o manifestazioni e renderle forti di un’adeguata struttura ricettiva che sia quantitativamente e qualitativamente all’altezza della situazione. Questo si dovrebbe tradurre in un incremento delle strutture di accoglienza, nonché un loro spostamento verso una tipologia più “lussuosa”. L’altro aspetto di cui si è trattato è stato il mercato croceristico: se negli anni Settanta questo era composto da circa 500.000 utenti, oggi è possibile contarne circa sedici milioni e, per il 2010, è previsto un ulteriore incremento che porterà tale numero a diciotto milioni. Tuttavia, tale mercato stenta a decollare in Italia, nonostante la sua imponente tradizione nel settore marittimo. Se il totale delle persone che hanno scelto la crociera come vacanza è pari al 5% del totale nel Nord America e all’1% in Europa, in Italia si scende ad un modesto 0.87%. Questo mercato, invece, è essenziale per almeno tre ordini di motivi: consente una destagionalizzazione del settore, un afflusso turistico che si sposterebbe dai porti alle relative città portuali ed un aumento degli investimenti per la costruzione di navi adeguate, il che si tradurrebbe in un aumento dei ritorni economici dei noti cantieri navali italiani. I porti italiani, dal canto loro, continuano a rimanere punti di sbarco e imbarco più che di transito, questo nonostante le città d’arte come Roma o Venezia che potrebbero essere un punto di riferimento per molti croceristi. Il mancato decollo di tale settore in Italia sembra un paradosso, visto che delle 254 navi utilizzate dal mercato europeo e statunitense nel 2005, ben il 6% circa erano italiane e che delle 39 navi da crociera costruite tra il 2002 ed il 2006, 13 sono state costruite da Fincantieri. Per intervenire su questo settore e portarlo al passo con i tempi, sarebbe necessario aumentare le attività di promozione e marketing legati ai porti italiani, per renderli anche tappe in grado di attrarre gli utenti, integrando i servizi sul territorio e puntando anche su un’offerta di crociere brevi, quelle da quattro o cinque notti che negli USA rappresenta il 40% del totale del mercato. Anche per quanto riguarda le imbarcazioni, la proposta è quella di crearne alcune di dimensioni minori, magari con capienza di duecento persone, al fine di snellire ed agevolare tale offerta. Un ulteriore aspetto su cui l’economia turistica italiana dovrebbe soffermarsi e che il rapporto Glocus ha evidenziato è l’attenzione per i parchi tematici. Questi ultimi sono in grado di attrarre grandi masse di visitatori, basti pensare che il Disney magic Kingdom di Orlando, il parco più grande del mondo, può vantare un pubblico di circa 17 milioni di visitatori l’anno: secondo il rapporto tale cifra sarebbe “pari alla somma dei turisti stranieri delle prime sei città americane del 2005” (dati dell’ U.S. Departmet of Commercy, Office of Travel and Tourism Industrieose). Riflettere su questi numeri significa riflettere sul bisogno di sostenere questo mercato anche in Italia, dove solo due dei 150 parchi divertimento dislocati sul territorio hanno un reale impatto economico e turistico: Gardaland e Mirabilandia. Questo significa perdere l’occasione di attirare visibilità su territori altrimenti poco attrattivi dal punto di vista turistico, come nel caso di Orlando, in Florida, ma anche quella di aumentare l’appeal di luoghi già affermati nella scena mondiale, come accade invece a Parigi, dove Eurodisney è stata capace di chiamare a sé un numero di visitatori pari a circa tre quarti dei turisti totali che hanno visitato la città ed addirittura una volta e mezza di quelli che hanno visitato il Louvre. Come può, un paese come il nostro, perdere di vista una prospettiva del genere? C’è da sottolineare che alla base di questo modesto sviluppo dell’offerta italiana, c’è innanzitutto la scarsa fiducia degli investitori, che all’estero hanno saputo finanziare i parchi tematici maggiori, ed un’eccessiva burocrazia che pone maggiori vincoli che all’estero per ciò che concerne i permessi necessari per aprire ed arricchire i suddetti parchi. Una burocrazia rigida, affiancata da una mancanza di normativa specifica, impedisce che le attuali carenze logistiche ed infrastrutturali di questo mercato possano essere colmate.

 

Le proposte.

 

La proposta, quindi, è quella di tentare di aprire gli occhi agli investitori ed alle istituzioni italiane sull’importanza di guardare ai parchi di divertimento come a qualcosa di più di semplici luna-park, qualcosa di poco meno elevato di semplici “spettacoli itineranti”. Infine, l’ultima sfida lanciata dal rapporto Glocus riguarda i grandi congressi internazionali. I dati dell’Osservatorio Congressuale italiano, infatti, segnalano come il turismo congressuale occupi il 26% del fatturato complessivo del settore turistico globale ed anche la ridimensionata stima del rapporto Mercury è comunque degna di nota: la spesa congressuale su quella turistica generale sarebbe di ben 15,7%. L’Italia, d’altronde, si pone tra i dieci stati principali per numero di congressi internazionali ma, guardando alla situazione delle singole città, è giusto accendere un campanello di allarme: tra le prime dieci città in graduatoria per numero di congressi, non ce n’è nessuna italiana. Anche a questo problema, però, ci sarebbero dei rimedi, primo tra tutti quello di curare i collegamenti con i nodi di scambio quali porti, ferrovie o autostrade, così come creare veri e propri centri per convegni e strutture ricettive pregevoli per dimensioni e livello qualitativo. Andrebbe curato, chiaramente, anche l’aspetto legato all’ospitalità di questo genere di attrazione turistica: dall’assistenza ai partecipanti nelle ore lasciate libere dai convegni (con visite organizzate ed eventi ad hoc), all’assistenza nei collegamenti con i centri turistici adiacenti, in modo tale da far trascorrere piacevolmente la permanenza nelle nostre città.

Concludendo, il rapporto non appare come un atto di accusa all’Italia, anzi, sembra un’esortazione a sfruttare le proprie abilità e caratteristiche, tenendo conto dei cambiamenti che si succedono rapidamente nel panorama turistico globale. I nuovi utenti provengono da località lontane dall’Occidente e dai suoi modelli simbolici e di consumo, si muovono in massa e richiedono un marketing di tipo diverso dal one-to-one. I nuovi turisti provenienti da Cina, India o Russia si aspettano grandi alberghi, isole autoreferenziali in cui trovare tutto ciò di cui hanno bisogno e che possa contenere il loro gruppo di notevoli dimensioni. Si attendono lo shopping oltre che la cultura, esperienze di vita e qualcosa di “straordinario”. Per questo le nuove leve su cui il nostro Paese dovrà far forza dovranno ruotare principalmente attorno alla connessione logistica (che dovrebbe toccare aeroporti, autostrade, ferrovie…), l’ospitalità (attraverso centri alberghieri di valore) ed entertainment (come manifestazioni o parchi a tema). L’Italia è in grado di sopperire alle proprie carenze e di affrontare tutto questo, solo se verrà supportata dagli investimenti necessari e, quindi, da un diverso modello di business del turismo che, partendo da una più realistica analisi di mercato, attuerà il piano di marketing più adeguato, associato ad una forte strategia pubblicitaria e all’intermediazione dei tour operator. Una forte spinta in avanti la può dare la comprensione che l’Italia, come nome in generale e come “brand”, è tuttora in auge e che l’italian style risiede ancora nell’immaginario collettivo internazionale, rimanendo fonte di imitazione ed ammirazione in gran parte del mondo. Non si può dire che non sia un’ottima base di partenza, tutto sta alle capacità dei responsabili di settore e delle istituzioni ad esso connesse di aprire gli occhi sulle evoluzioni in corso e prendere decisioni di conseguenza. Il rapporto presentato dal Glocus può fornire utili spunti di riflessione che, però, dovranno anche essere messi in pratica. (Beatrice Moraldi)

 

 

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B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 29 novembre 2007  -  n. 30

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805

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Direttore Responsabile: Guido Scialpi          Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Elisabetta Bernardini, Marta Liverini

 

 

Affidabilità e comportamenti

 

 

Il tema di quali media siano più influenti e seguiti e quali siano gli effetti determinati sul comportamento del pubblico è questione non di poco conto ed il dibattito è assai aperto, alimentato costantemente da sondaggi e ricerche. Tra i parametri cui ci si riferisce, le implicazioni economiche, spesso anche se non evidenti, rimangono il punto cruciale. Perché, che si voglia o meno, la questione del reperimento delle risorse finanziarie per ogni strumento di informazione è questione sicuramente cruciale. Per trascinare l’acqua al proprio mulino, trovano così spazio giudizi di parte, illazioni, sondaggi pilotati ed ogni altro artificio, che segnali lo sviluppo di un nuovo media, che ipotizzi la futura decadenza di un altro, ma che riaffermi costantemente la supremazia della televisione su qualsiasi altro strumento di informazione. Supremazia in termini di quantità numeriche di pubblico, di percentuali di audience, di milioni di telespettatori che vengono raggiunti contestualmente. Tale supremazia alimenta gli investimenti pubblicitari, che a loro volta garantiscono i palinsesti televisivi, ovvero i programmi sempre più capaci di attirare smisurate folle di pubblico compiacente. Quando poi si passa ad esaminare l’influenza che tutto ciò ha sui comportamenti del pubblico, non si può evitare di andare a misurare il grado di credibilità o di affidabilità di cui gode presso il pubblico lo stesso media, vuoi che si tratti di televisione, radio, stampa. Fioriscono sondaggi in cui domande e risposte sono dirette a stabilire quantità di credibilità e di affidabilità, come se si potessero quantificare gli aspetti morali, culturali e storici radicati, che sono alla base di quei comportamenti che nel tempo portano alla formazione di qualsiasi sentimento di fiducia e di affidabilità nei confronti di una persona, della famiglia, delle istituzioni, delle imprese e quand’anche di un media. La fiducia del bambino verso il genitore si costruisce giorno per giorno con comportamenti che testimoniano la costante presenza dell’amore, della protezione e dell’impegno del genitore verso il figlio. Così anche con gli amici, i colleghi di lavoro, i vicini di casa, saranno i comportamenti a determinare sentimenti di fiducia e rispetto reciproci. E lo scambio delle esperienze rimane il fulcro della crescita di ogni società civile, ma è basato proprio sul reciproco rispetto, fiducia e affidabilità dell’altro. Nel terzo millennio più che mai è affidata ai media la circolazione delle informazioni e delle esperienze e questo loro contributo è indispensabile al progresso della moderna società. Essi si sono sostituiti ai rapporti diretti tra persone e tra gruppi, consentendo una diffusione delle informazioni inimmaginabile solo se confrontata con quella dei primi anni del secolo scorso. E, nella passata storia dei media, si ritrovano leggendari episodi in cui lettori o ascoltatori hanno dato prova di credere, senza alcun ombra di dubbio, in ciò che avevano letto sulla stampa o ascoltato alla radio. Basti pensare alla fiducia che veniva riposta nello strumento radiofonico, che fin dalle sue realizzazioni sperimentali era stato utilizzato per portare soccorso e salvare vite umane. Ne seguiva un’immagine carismatica, che poneva i grandi strumenti dell’informazione di massa al di sopra di ogni dubbio, non che non potessero essere portatori di idee politiche, ma che mai avrebbero manomesso l’andamento dei fatti e l’esattezza delle notizie. Oggi, emerge il dato  che la credibilità dei media è compromessa e soprattutto quella della televisione, che peraltro risulta ancora, almeno in Italia, essere il media con la più alta diffusione. Situazione a prima vista contraddittoria. La cosiddetta televisione generalista italiana rappresenta il primo mezzo che contribuisce ad informare la società e nel contempo è lo strumento giudicato meno credibile dal pubblico. Sta di fatto che il primato della televisione poggia, tra le altre, su una fascia di pubblico, che può essere definito monomedia, fruitore della sola televisione, che non esercita alcun confronto con altri media. Mentre le altre fasce di pubblico televisivo, nonché i fruitori degli altri media, cosiddetto pubblico multimedia, esercita un maggiore spirito critico ed ha maggiori possibilità di confrontare i contenuti dei vari media. Ed è quest’area di pubblico multimedia che esprime la propria mancanza di fiducia nel mezzo televisivo, pur appartenendo al mondo dei telespettatori. L’audience è il moderno Molok cui sacrificare il buon gusto, il senso critico, la ricerca culturale e, soprattutto, il rispetto verso il pubblico, per cui l’affidabilità del mezzo non è più un valore assoluto, ma un valore relativo e fluttuante e se ne può parlare solo in termini relativi a qull’evento, a quel personaggio o quella trasmissione. In televisione, la corsa all’accaparramento degli investimenti pubblicitari, qualora continuasse in nome dell’audience a spingere i contenuti in aree culturalmente sempre più depresse, determinerà la perdita di ulteriori quote di affidabilità dello strumento, che non gioverà certo ai comportamenti verso quei prodotti, se per l’immagine di quei prodotti “… l’ha detto la televisione”. (Alberto Graziani)

 

 

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Nuova  serie   -    Roma, 11 dicembre 2007  -  n. 31

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Redazione: Elisabetta Bernardini, Marta Liverini

 

 

L'uso dei media in Italia tra monopolio e pluralismo

Anno 2007 (val. %) - CENSIS  - 41°  Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese 

Media

Utenti totali (1)

Abituali (2)

Occasionali (3)        

Tv tradizionale

92,1

85,6

6,6

Tv satellitare

27,3

20,6

6,7

Tv digitale terrestre

13,4

7,7

5,7

Tv via cavo

6,1

4,9

1,3

Iptv

4,6

2,0

2,6

Mobile tv

1,0

0,3

0,7

Cellulare

86,4

78,6

7,9

Radio in auto

56,0

48,1

7,9

Radio tradizionale

53,7

42,9

10,9

Radio da lettore mp3

13,6

7,9

5,7

Rado da internet

7,6

3,9

3,7

Radio da telefonino

3,6

1,6

2,0

Quotidiani a pagamento

67,0

51,1

15,9

Quotidiani free press

34,7

17,9

16,9

Quotidiani on line

21,1

14,1

7,0

Libri

59,4

52,9

6,6

E-book

2,9

1,6

1,3

Internet

45,3

38,3

7,0

Settimanali

40,3

14,4

25,9

Mensili

26,7

7,0

19,7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(1) Popolazione di 14 anni e più

(2) Li usano almeno tre volte la settimana, hanno letto almeno tre libri nell'ultimo anno

(3) Li usano una-due volte la settimana, hanno letto uno o due libri nell'ultimo anno

Fonte: indagini Censis 2006 e 2007 (Anticipazione del 7. Rapporto sulla comunicazione)  

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La televisione generalista risulta sempre il mezzo più usato, con il 92,1% di utenti complessivi, ma la tv satellitare raggiunge il 27,3% e la digitale terrestre il 13,4% degli italiani sopra i quattordici anni. Per i quotidiani oltre al 67% di utenti che leggono un giornale tradizionale acquistato in edicola si deve considerare anche 34,7% di lettori di quotidiani gratuiti (free press) e il 21,1% di frequentatori delle pagine on line dei giornali via Internet.

Gli utenti di internet hanno raggiunto nel 2007  una quota pari al 45,3% della popolazione. Prendendo in considerazione solo gli utenti abituali, quelli cioè che si connettono almeno tre volte alla settimana alla rete, si è passati dal 28,5% del 2006 al 38,3% del 2007, con un indice di penetrazione che ha raggiunto tra i giovani il 68,3%.

 Nel 2007 il cellulare ha conquistato un indice di diffusione complessiva pari all’86,4% della popolazione, ma il 55,9% dei suoi utenti lo impiega solo per le sue funzioni “basic”, ovvero come strumento telefonico. Ai vari tipi di modelli smartphone si accosta il 34,9% degli italiani, mentre il videofonino è appannaggio del 9,3% utenti.

Cresce l’abitudine alla lettura. La lettura dei libri negli ultimi anni si è attestata su livelli finalmente interessanti, raggiungendo nel 2007 il 59,4% rispetto al totale della popola­zione. Rispetto al 55,3% del 2006 il progresso non appare eccezionale, ma è notevole il passo in avanti dei lettori abituali, cioè di quanti hanno letto almeno tre libri nel corso dell’anno, che sono passati dal 39,4% al 52,9%. I meno istruiti rimangono al 42,3% complessivo, con un passaggio dal 27,9% al 36% dei lettori abituali. I più istruiti, invece, accrescono ancora il loro già elevato indice dei lettori in gene­rale (dal 72,6% al 74,8%), ma portano i lettori abituali dal 54,7% al 68%.

Vecchi e nuovi media convivono perfettamente nelle scelte delle persone, amplificando ulteriormente gli accessi individuali al mondo dei media. L’integrazione tra i media ne incrementa l’uso, coinvolgendo in questo aumento d’attenzione anche quelli tradizionali.

 Questi i giudizi cui giunge l’analisi contenuta nel 41°  Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese del CENSIS, nella sezione Comunicazione e Media.

Ma proseguendo l’analisi dei dati forniti dal Censis, ulteriori considerazioni possono essere estrapolate in merito ad un punto fondamentale del mondo dei media, che è quello degli investimenti pubblicitari  e della loro concentrazione.

Investimenti pubblicitari in Italia per tipologia di media (milioni di euro)

 

Anno

 

 

Televisione

 

Quota di

mercato

 

Stampa

 

Quota di

mercato

 

Radio

 

Quota di

mercato

 

Internet

 

Quota di

mercato

 

2005

 

 

4.905

 

54,7

 

2.881

 

32,1

 

 

537

 

6,0

 

138

 

1,5

 

2006

 

 

4.998

 

54,0

 

2.975

 

32,2

 

549

 

5,9

 

204

 

2,2

 

Come si può vedere la quota di mercato della televisione è stata leggermente erosa a favore della stampa e di Internet, ma resta ben al di sopra del 50% di tutti gli investimenti pubblicitari e, comunque, registra in termini assoluti nel 2006 un incremento di 93 milioni di Euro.

Per quanto riguarda il pluralismo dei mezzi d’informazione, l’offerta di strumenti appare in Italia vasta e variegata. I dati per il web non sono ancora omogenei, considerate le varie configurazioni dei media online oggi presenti in Internet.

Dimensioni del sistema italiano della comunicazione/informazione (v.a.)

 

Anno

 

 

Televisione

Numero Emittenti

 

Stampa

Numero Testate

 

Radio

Numero Emittenti

 

2005

 

 

688

 

 

678

 

1399

 

 

2006

 

 

628

 

 

754

 

 

1261

 

Ma il pubblico non si suddivide in modo aritmetico tra i vari media, per cui il valore di ciascun strumento, rete televisiva, emittente radiofonica, giornale quotidiano, sarà pari alla consistenza della rispettiva audience, che a sua volta convoglierà, in maniera proporzionale, le risorse finanziarie degli investimenti pubblicitari.

Per quanto riguarda il settore della televisione è possibile fare un confronto tra le maggiori reti generaliste (complessivamente n.7 reti: RAI/Mediaset/La7) e tutto il resto (n. 621 emittenti di trasmissioni televisive), mentre per gli altri strumenti non sono disponibili dati utilmente confrontabili.

Distribuzione nel 2006 degli investimenti pubblicitari in televisione

 

Media

 

%

sul totale

delle emittenti televisive/testate

%

Audience

 

Investimenti

Pubblicitari

Milioni di euro

Quota totale di mercato del media

televisivo

Quota di mercato di

RAI/ Mediaset

 

 

Televisione

generalista

RAI/Mediaset/La7

 

 

 

1,01

 

 

86,9

 

4.343

 

54,0

 

46,9

 

Televisioni

locali

Altre

 

 

 

98,98

 

 

13,1

 

655

 

 

54,0

 

7,0

 

 

Anche ammettendo un certo grado di approssimazione, balza agli occhi la situazione di monopolio o meglio di oligopolio delle reti televisive generaliste, che riescono ad assorbire oltre l’ 80% degli investimenti nel settore, pari a 4.343 milioni di euro (46,9% di tutti gli investimenti pubblicitari in Italia).

A fronte pertanto di una certa soddisfazione per il crescente numero in Italia di lettori e di webnauti, altrettanta attenzione deve essere posta sul mantenimento di un regime concorrenziale fra le imprese, soprattutto nel settore televisivo, per la salvaguardia del pluralismo, poiché la concentrazione degli investimenti comporta necessariamente la concentrazione in poche mani degli strumenti dell’informazione. (Alberto Graziani)  

 

 

NASCE A BRUXELLES “HERA” IL NUOVO “THINK TANK” ITALIANO

 

E’ stata presentata ufficialmente a Bruxelles, martedì 4 dicembre 2007, la nuova fondazione italiana HERA, ossia HIGH EUROPEAN RESEARCH ACT. Fondata dall’ex direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles Pia Luisa Bianco, e patrocinata dal vice presidente della Commissione EU Franco Frattini, la nuova istituzione, senza scopo di lucro, non schierata politicamente, e basata sull’autofinanziamento, si propone il principale obiettivo di sostenere il processo di internazionalizzazione della leadership nella cultura, nella politica e nella comunità dell’economia e degli affari.

Inaugurata presso l’edificio Barlaymont, sede ufficiale della Commissione Europea, la nuova istituzione si avvarrà lungo il suo cammino, di una serie di strumenti, da quelli classici a quelli interattivi, conferenze, incontri, una rivista, e l’ormai immancabile sito web, dando vita ad iniziative che possano nel tempo attuare quei risultati in grado di rispondere alle aspettative e alle ambizioni di ognuno.

Volta a rivelare e promuovere il talento italiano, quel talento di cui l’Italia è capace, HERA nasce anche per rivelare una cultura italiana forte della propria identità e delle proprie tradizioni, ma al contempo consapevole della necessità di ampliare i suoi spazi a favore di una dimensione europea. (E. B.)

Dante Alighieri: il primo nome italiano attribuito ad un ente culturale della capitale russa.

È Dante Alighieri il primo nome italiano attribuito ad un ente culturale di Mosca. Lo ha deciso ufficialmente il Sindaco della città russa, Jurij Lužkov, che ha assegnato il nome del Sommo Poeta alla Biblioteca Centrale n. 174 del distretto Sud-Ovest, sede delle iniziative promosse dal locale Comitato della Società Dante Alighieri per la diffusione della lingua e della cultura italiane in Russia. Proprio grazie alla stretta intesa con la “Dante”, la Biblioteca vinse nel 2004 il primo premio del Concorso indetto tra le biblioteche della città nella sezione “Collaborazione con gli enti culturali”. All’interno della Biblioteca Centrale n. 174, inoltre, è custodita una vasta biblioteca italiana a disposizione di chiunque desideri approfondire la conoscenza del nostro Paese.  Ancora una volta, dunque, quando si pensa all’Italia e quando si è alla ricerca di un nome che ne raffiguri il genio e la creatività, si ricorre al Sommo Poeta che, come riporta un sondaggio IPSOS pubblicato sull’Annuario 2005 della Società Dante Alighieri (a cura di Paolo Peluffo e Luca Serianni), è lo scrittore italiano più rappresentativo nel panorama letterario internazionale,  con ben il 32% delle preferenze.(Elisabetta Bernardini)

 www.dante-alighieri.msk.ru  , socdantemsk@gmail.com 

 

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