Precedente ] Home ] Su ]

 

 

Alberto Graziani

 

LA  COMUNICAZIONE  PUBBLICA  E  ISTITUZIONALE

Saggi e Studi di Pubblicistica

 

©(Tutti i diritti riservati)  

 

 

 

1 – Definizione

2 – La ricerca del consenso

3 – Potere e comunicazione

4 Evoluzione storica

5 – Lo Stato moderno

 

1 – Definizione

Leggere, vedere, ascoltare quotidianamente le notizie fornite dai grandi mass media; consultare manuali, repertori, guide, mappe; collegarsi con siti webb. Sono oggi azioni comuni e normali, che vengono svolte per ottenere le informazioni necessarie allo svolgimento delle attivita’ lavorative e per assolvere tutti quei comportamenti richiesti dalla vita sociale. Scadenze fiscali, procedure elettorali, previsioni meteorologiche, regolamenti scolastici, listini dei prezzi, carte dei servizi, sono solo alcuni degli esempi della quantita’ di dati che occupano l’attenzione del vivere quotidiano. L’informazione e la comunicazione costituiscono in una moderna societa’il motore per lo sviluppo di ogni attivita’ professionale, da quelle economiche a quelle politiche e istituzionali. Un costante flusso di informazioni scaturisce dai mass media, dai libri, dalle strutture scolastiche, dalle organizzazioni politiche e sociali, dai gruppi economici e dalle istituzioni pubbliche, dando vita ad un sistema comunicativo assai complesso che costituisce il tessuto connettivo di base della organizzazione sociale. In questa complessita’, il fenomeno della comunicazione si dirama e si specializza. La cronaca dell’attualita’, il giornalismo, la propaganda ideologica, la pubblicita’ commerciale, le pubbliche relazioni, le informazioni nelle reti on line; sono queste le categorie piu’ vaste e diffuse del mondo dell’informazione. Tra queste si afferma in una sua recente ma legittima collocazione, la comunicazione pubblica e istituzionale (c.p.i.), come fenomeno informativo e comunicativo avente proprie peculiari caratteristiche di metodo e di tecnica. Si deve considerare che tutti i processi dell’informazione e della comunicazione hanno in se il comune obiettivo di trasmettere un contenuto da un soggetto promotore (il giornalista, la rete televisiva,il partito politico) ad un soggetto referente (gruppo specializzato, pubblico specifico, massa generica di individui). Ma obiettivi particolari e mirati possono essere perseguiti dalla propaganda politica, dalla pubblicita’ commerciale e così via, attraverso l’uso appropriato di formule di opinione e di strumenti comunicativi, che meglio possano raggiungere ed essere compresi dai destinatari (soggetti referenti).Si parla così di tecnica delle relazioni pubbliche o di tecnica del giornalismo e delle sue ramificazione nel giornalismo della carta stampata, nel giornalismo radiofonico e televisivo e da ultimo nel giornalismo on line. A queste specializzazioni corrispondono le specificita’ della organizzazione dei soggetti promotori, della creazione dei contenuti e dei messaggi, dei linguaggi di trasmissione, degli strumenti di comunicazione. Per quanto attiene alla comunicazione pubblica e istituzionale (c.p.i.), si e’ ormai profilata una sua autonoma configurazione nell’ambito dei fenomeni comunicativi, con elementi strutturali specifici sul piano organizzativo ed operativo, sulla gestione delle risorse necessarie, sui sistemi di pianificazione e sulle tecniche di analisi della audience da raggiungere e dei risultati conseguiti. Una tecnica complessiva di comunicazione pubblica e istituzionale i cui elementi essenziali possono essere così definiti:

Soggetti promotori – istituzioni, enti, organismi di natura e di rilevanza pubblica;

Contenuti – informazioni, dati e opinioni su interessi e problemi di ordine generale, riferibili a realta' sociali;

Strumenti – pianificazione di medio/lungo periodo dell’utilizzo di strumenti della comunicazione del contingente e di strumenti dei processi educativi e formativi;

Risorse finanziarie – generalmente finanziamenti pubblici;

Analisi dei risultati – riscontri delle campagne nel medio/lungo periodo.

Come si vede, la comunicazione pubblica e istituzionale non e` la mera applicazione di tecniche giornalistiche, l’attuazione di obblighi di legge, l’esecuzione di adempimenti amministrativi, il rispetto della prassi burocratica, la ricerca di effetti speciali, ma una disciplina con le proprie organizzazioni, strategie, strumenti, tecniche, apparati e professioni. Un sistema complesso e in continua evoluzione, destinato attraverso l’informazione e la comunicazione, a verificare il rapporto tra il cittadino e l’istituzione, a semplificare le procedure, gli iter e le norme, a modernizzare i servizi e gli apparati. E`solo banalmente riduttiva l’idea che la c.p.i. sia " dare informazioni " o peggio ancora sia autoreferenziale, in altri termini che sia "propaganda" per il potere che rappresenta.

2 – La formazione del consenso

Sotto ogni latitudine, il cosiddetto "potere costituito" e, comunque, i detentori del potere hanno sviluppato azioni di forza o di persuasione nei confronti dei sudditi, del popolo, dei cittadini, delle masse, al fine di ottenere il necessario "consenso" a giustificazione e legittimazione dello stesso potere esercitato. La sudditanza dei singoli individui e quindi di un gruppo, di una popolazione o di un’intera nazione puo’ essere raggiunta attraverso l’uso della forza coercitiva, fisica o morale che sia, o attraverso opinioni persuasive, come l’adesione a formule politiche, a regole di comportamento, a principi e valori che vengano divulgati e condivisi. La storia ha dimostrato che il consenso strappato o raggiunto con la coercizione e` destinato ad essere disatteso. E` indubbio comunque che l’ottenimento e il mantenimento del consenso sia obiettivo esiziale per il potere. Consenso che ha reso possibile l’organizzazione e lo sviluppo degl’imperi dell’evo antico, ma anche di quelli dell’evo moderno e contemporaneo. Consenso costruito con le armi, il possesso delle ricchezze naturali, la gestione delle risorse economiche, le gerarchie sociali, l’istruzione, le arti, gli spettacoli, nonche` attraverso la detenzione delle informazioni e la loro divulgazione. Ricerca del consenso finalizzata alla giustificazione del potere; potere finalizzato alla realizzazione della vita sociale. Equazioni dalle variabili indefinite e storicamente mutevoli, contrassegnate nella evoluzione di tutte le civilta`dalle manifestazioni piu` diverse e contraddittorie. Resta il dato comune che qualora il potere non si fondi su un adeguato consenso, esso e` destinato a mutare, ad evolversi e a configurarsi in nuove espressioni che raccolgano la necessaria adesione. Qualora il consenso, come nei regimi costituzionali e democratici moderni, venga ottenuto attraverso la persuasione dei cittadini, ovvero la polarizzazione delle opinioni su formule politiche, non assistiamo piu` all’uso della forza e dello scontro armato, ma all’uso di strumenti diretti ad informare e comunicare che veicolano idee, soluzioni, opinioni su cio` che sia giusto e opportuno fare per risolvere i problemi della vita sociale nei vari settori a livello sociale locale o internazionale. Nell’antichita`il consenso basato sulla persuasione era costruito attraverso i miti, le leggende, la grande poesia epica, le grandi "meraviglie" architettoniche che riuscivano a dare un sentimento di coesione e di appartenenza ad un popolo, ad una coalizione. Successivamente acquistarono sempre piu` capacita` persuasiva le risorse economiche, la organizzazione dello stato, la difesa dei diritti dei singoli. Ma fu solo durante e successivamente alla Rivoluzione francese che la comunicazione incomincio` a svolgere un proprio ruolo, come strumento di aggregazione del consenso. Nel corso del XX Secolo, lo sviluppo degli strumenti di comunicazione di massa, stampa, radio, televisione e reti telematiche, e` stato tale che qualsiasi processo di aggregazione delle opinioni non puo` piu` prescindere dal loro pieno utilizzo. Per cui, oggi, anche nel caso di ricorso alla forza delle armi, si rende necessaria un’azione di aggregazione del consenso favorevole alle azioni militari da intraprendere, che viene svolta essenzialmente attraverso gli strumenti di comunicazione di massa e, nel caso non vi siano campagne di informazione contrarie di eguale peso, quasi sicuramente le opinioni favorevoli agli interventi militari troveranno positivo accoglimento nell’opinione prevalente. Si evidenzia da tutto questo la funzione strumentale dei mezzi di informazione e di comunicazione nei processi di polarizzazione e aggregazione del consenso rispetto al potere politico, economico-finanziario, militare, ecc. Quando questi poteri sono concentrati nelle mani di pochi, ne consegue automaticamente che anche i mezzi d’informazione siano monopolizzati dai pochi detentori reali del potere. Quando invece assistiamo ad una frammentazione del potere sia sul piano dell’ordine costituzionale e sia su quello dell’organizzazione delle risorse economiche, allora anche gli strumenti d’informazione saranno distribuiti tra le varie componenti del tessuto sociale e potranno svolgere il proprio ruolo di polarizzazione delle opinioni nell’ ambito di un dibattito aperto, svolgendo altresì  un’azione propulsiva e costruttiva delle dinamiche sociali. In definitiva, l’evoluzione delle strategie di conquista del consenso va di pari passo con l’evoluzione delle forme di potere ed a tale evoluzione e` strettamente connessa anche l’evoluzione e lo sviluppo degli strumenti di comunicazione.

3 – Comunicazione e potere

Il più importante messaggio dei meravigliosi monumenti dell’antichità, come le Piramidi, Stone Ange, l’Acropoli, la Grande Muraglia, il Colosseo, è quello di aver assolto ad un funzione comunicativa attraverso i secoli e di poter testimoniare il "potere" che attraverso quelle opere fu espresso e che tutt’oggi ancora è ricco di significato per noi. Il loro messaggio è: " quello che vedete è frutto di uno sforzo immane, espressione di potenza militare, economica, tecnica e organizzativa; è frutto di un potere". Messaggio comunicato in primo luogo agli antichi contemporanei, con gli ulteriori significati religiosi e simbolismi per accreditare quei valori giustificativi all’esercizio del potere stesso. Pertanto, la spinta ideologica per la realizzazione di queste opere eccezionali, fu la determinazione di creare eccezionali strumenti di comunicazione per la società contemporanea, ma anche per quella futura. Il potere, non disponendo nell’antichità di mezzi comunicativi veloci e capillari, era costretto a servirsi di opere, che per la loro grandiosità ottenevano grandi effetti ai fini dell’ aggregazione del consenso. Re, imperatori, repubbliche, stati, hanno fatto ricorso agli strumenti di comunicazione più vari per accreditare il loro potere, attraverso l’architettura, la letteratura, ecc. Da questo legame inscindibile tra comunicazione e potere, ne è conseguita la necessità che il potere, per affermarsi, doveva controllare in maniera assoluta l’informazione e la comunicazione. Pertanto, ne consegue quasi in via naturale che nei regimi assolutisti, il controllo sugli strumenti di comunicazione sia anch’esso di tipo assoluto. Occorre attendere la "Rivoluzione francese", per avere i primi concreti tentativi da parte dei fogli a stampa, dei giornali, di svincolarsi dal controllo del potere costituito e di manifestare liberamente opinioni. Da quei tempi rivoluzionari iniziò il lungo e faticoso commino della libertà di stampa, della libertà di espressione del pensiero, della libertà degli strumenti di comunicazione. Da lì scaturì la definizione di "quarto potere", in aggiunta, ma anche in contrapposizione ai tre poteri costituiti. Iniziò un processo di condivisione del potere, non più nelle sole mani di un singolo, di una classe o di una casta, ma gestito da forze politiche, sociali, economiche e culturali che potevano esprimere le proprie opinioni attraverso idonei strumenti di comunicazione. Sempre nuove tecnologie hanno consentito nel tempo, e tutt’ora consentono, un costante adeguamento dei mezzi di comunicazione alle nuove caratteristiche della gestione del potere negli stati democratici moderni, adattandosi alle nuove regole sociali, ai mutamenti dei rapporti tra potere costituito e cittadini. Il costruire una piramide può aver rappresentato nell’antico passato un messaggio determinante per l’aggregazione del consenso di quei popoli intorno alla figura del faraone, costituendo la base della legittimazione del suo potere. Tant’è che ne è ancora testimonianza ai nostri occhi. Ma era la voce univoca di un potere assoluto che non ammetteva contraddittorio, una forma di comunicazione unidirezionale cui nessuno poteva sottrarsi. I significati religiosi, i riferimenti metafisici, i simboli astrologici connessi alla "piramide", si riducono ad elementi di secondo piano, di fronte allo abbagliante messaggio dell’espressione del potere del faraone. Se non con questa intensità, il potere ha sempre disposto al massimo grado della possibilità di utilizzare in modo esclusivo ogni possibilità di comunicazione. Oggi, nella carta costituzionale di un gran numero di paesi viene tutelato il diritto di poter liberamente utilizzare i mezzi d’informazione e di comunicazione, ma se è vero che tali libertà vengono solennemente sancite in via di principio, nell’attuazione pratica molteplici ostacoli si frappongono ad un effettivo esercizio, in modo paritario per tutti i cittadini, dei diritti all’informazione ed alla comunicazione.

                                                                       Alberto Graziani  

Precedente ] Home ] Su ]

 

Mappa del sito 

Home
Corso per le nuove professioni del giornalismo e della comunicazione
Italy in evidence
Struttura e attivita
Orientamento dei giovani al giornalismo
Saggi e Studi di Pubblicistica
Teche digitali Digital Data Services
Novita in Libreria di Elisabetta Bernardini
Bollettino Notizie e Commenti
Corsi per URP e Uffici Stampa