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Alberto Graziani

 

 

Premessa alla Tecnica  dell'informazione

e della comunicazione

 

 

 

Saggi e Studi di Pubblicistica

ROMA 

© Tutti i diritti riservati

 

"Altrimenti e` disposta la terra

nel principio della primavera

a ricevere in se l’informazione

de l’erbe e de li fiori"

(Dante,Conv.IV 2)

 

 

Ogni scienza, che abbia come oggetto di studio la vita sul pianeta, in sostanza analizza i fenomeni prodotti dal flusso continuo di segnali, dati e informazioni che vengono scambiati da tutte le forme viventi, ai fini della sopravvivenza delle rispettive specie. Il mondo vegetale e quello animale, attraverso questo flusso informativo, adeguano continuamente i propri complessi sistemi chimico-fisici alle condizioni dell’ambiente.

I dati relativi alla composizione chimica del terreno e quelli inerenti alla temperatura e alla umidità dell’aria, un volta letti dalle specie vegetali , caratterizzeranno l’adattamento della flora su quel territorio. La catena alimentare tipica di un ambiente lacustre è configurata da una serie di stimoli- segnali per il mondo vegetale e per quello animale, per trovare il giusto equilibrio che consentirà il mantenimento della vita sulle sponde di un lago.

Tutte le specie viventi adattano i loro comportamenti alle condizioni ambientali, attraverso un interscambio di informazioni, che vengono percepite e prodotte secondo attitudini genetiche.

In alcune specie animali - per quelle vegetali è molto più difficile rilevarlo – al comportamento geneticamente determinato si aggiungono comportamenti riferibili all’esperienza acquisita sia individualmente e sia attraverso rapporti di natura parentale o di gruppo, fino a giungere a comportamenti specifici di un dato ambiente e non più comuni a tutta la specie. Si possono infatti considerare risposte automatiche ai dati chimico-fisici dell’ambiente, la mimetizzazione, le specializzazioni funzionali di taluni insetti, i richiami di corteggiamento, ecc., mentre sono esempi di attitudini acquisite, il rispetto della gerarchia in un branco di predatori, le tecniche di caccia o di difesa, l’uso di rudimentali strumenti per procurarsi il cibo. In tutte queste ipotesi la quantità di segnali scambiati è pressoché infinita, ma è di fondamentale importanza riconoscere quelli che sono imprescindibilmente contenuti nei meccanismi preposti al naturale sviluppo genetico della vita, da quelli che vengono di volta in volta creati e trasmessi con l’esperienza e utilizzati per fini e situazioni determinati. Affidarsi a segnali che possano essere scambiati tra più soggetti, in grado di riceverli in un contesto ambientale, è una capacità propria di ciascuna specie vivente.

Ma altra cosa è dar forma a segnali con un significato che possa essere compreso solo dai partecipanti allo stesso tipo di esperienza. In questo caso, si verifica una scelta, , che presuppone una volontà associativa e collaborativa, finalizzata all’ottenimento di un risultato, che potremmo anche chiamare volontà di comunicare. In altre parole, l’esigenza di mettere in comune, quindi di comunicare ad altri, il frutto dell’esperienze acquisite durante il proprio ciclo vitale, genera la trasmissione di informazioni, che vengono ad aggiungersi a quelle già possedute nei codici genetici. L’essere umano possiede come tutti gli altri esseri viventi l’attitudine naturale, ovvero la predisposizione a ricevere segnali e informazioni dall’esterno ma, soprattutto, possiede in alta misura capacità mentali per l’adattamento all’ambiente, utilizzando l’esperienza acquisita. L’ambiente esterno informa e forma l’uomo fin dai primi giorni di vita e forse anche del concepimento. I fenomeni informativi che si svolgono intorno alla crescita di un bambino sono dei più vari e complessi e vengono fortemente determinati dagli aspetti emotivi cui si legano. La quantità d’informazioni che viene recepita nei primissimi anni è di gran lunga superiore a quella che potrà poi essere acquisita in tutto il resto della vita, ed è la qualità di tale formazione che svolgerà un ruolo strategico sul comportamento dell’individuo . Fondamentale in tale processo formativo sarà pertanto l’ambiente, inteso in tutte le sue componenti: dalle cure parentali alla tutela della salute, alla situazione sociale, ai rapporti con i coetanei e così via. Tali rapporti di informazione-formazione consentiranno poi all’uomo di vivere in società con gli altri uomini, di continuare a ricevere e analizzare altre ed altre informazioni e di creare, a sua volta, informazioni per gli altri. Nel sistema pianeta Terra, la biosfera è l’area in cui è resa possibile la vita. In tale area si sviluppa la dimensione antropica, caratterizzata non tanto da aspetti geografici, ma dalla cultura umana, nel significato che l’ ambiente per l’uomo assume una connotazione sociale più che fisica, non essendo storicamente configurabile alcuna interrelazione dell’uomo con la natura che non sia avvenuta in un contesto sociale. Questa spiccata attitudine sociale della specie umana è il risultato dell’attitudine a scambiare informazioni dando significato a segnali, in modo che l’esperienza possa essere trasmessa e utilizzata per scopi comuni. Una società non rappresenta una semplice aggregazione di uomini ma un insieme di idee, sentimenti, esperienze rese comuni da processi cognitivi e persuasivi, determinati dalla circolazione di informazioni, notizie e quant’altro sia necessario per generare percorsi formativi diretti alla costituzione ed al mantenimento della stessa società. Attraverso i processi dell’informazione ogni società costituisce e regola se stessa. Informare è dare forma in senso fisico ad un contenuto, in modo che possa essere capito da un altro soggetto. Se il contenuto è frutto di una esperienza acquisita, l’informazione ha come suo fine il trasferimento di un pensiero, una impressione, una immagine personale circa quella esperienza, ovvero trasferisce una opinione a quel riguardo. L’informazione deve inoltre avere un senso per chi la riceve, in modo che possa essere capita ed interpretata. Un " senso " che scaturisce dal contesto di esperienze comuni.  Una informazione che non abbia senso per chi la riceve, sarà un atto privo di senso, privo di significato, da valutarsi come tale nelle sue conseguenti implicazioni.

Per informazione, pertanto, deve intendersi l’opinione espressa su un dato contenuto che possa essere compresa sulla base dell’esperienza comune dei partecipanti a quell’ambiente socio-culturale. Informare significa,inoltre, aggiungere qualcosa all’esperienza dei partecipanti, qualcosa di nuovo cui i soggetti danno la loro adesione, perché riconducibile nelle finalità sociali complessive. L’informare, il dare forma a qualcosa di finalizzato è "atto" che presuppone un ulteriore "agire": quello del comunicare. L’opinione generata dall’esperienza si concretizza in una informazione e poi è resa disponibile, messa a contatto, comunicata ai soggetti recettori, all’ambiente sociale. In alcuni casi l’atto dell’informare è coincidente con quello del comunicare. Nei contesti socio-ambientali più maturi e tecnicamente progrediti, i due momenti possono differenziarsi in larga maniera sia nel tempo e sia nello spazio, pur se informazione e comunicazione continuino a rappresentare due aspetti strettamente complementari dello stesso fenomeno.

La moderna tecnologia ha dato grande impulso allo sviluppo dei mezzi di comunicazione, offuscando in certe circostanze il momento creativo dell’informazione e ingenerando spesso anche nel linguaggio corrente talune distorsioni. Resta il fatto che le informazioni contenute in un data base hanno una loro intrinseca esistenza, che attiene ai processi creativi dell’informazione (del mettere "in-forma" un’opinione), mentre i singoli dati di quel data base, successivamente immessi in una rete telematica, rappresentano l’aspetto della comunicazione, del mettere in comune, del rendere disponibile anche ad altri. Due aspetti di uno stesso processo, che occorre saper distinguere. Parlare nel corso di una conferenza o tenere una lezione in sede universitaria costituisce un’azione contestuale e coincidente sul piano dell’informazione e della comunicazione. Mentre per diffondere gli atti di una conferenza o le "dispense" di una lezione è necessario trascrivere i testi, stamparli e distribuirli, nonché decidere a chi mandarli e con quali mezzi, seguendo linee e scelte che configurano un metodo e un piano di comunicazione. Attività informativa è pertanto quella diretta , da parte di un soggetto promotore, a creare un’opinione/contenuto in merito a qualcosa, fatto, avvenimento o persona che sia. Attività di comunicazione è l’insieme delle attività dirette, attraverso vari mezzi, a mettere in contatto le opinioni/contenuto con l’ambiente sociale. In entrambe le attività vi è un soggetto promotore. Nel primo caso è preminente l’aspetto formativo dell’opinione, riferito alla novità espressa su un dato evento. Nel secondo, è preminente la necessità di far giungere nel modo più efficace il contenuto informativo all’ambiente sociale di riferimento. Creare un’informazione, una news, intorno a qualcosa, non dipende da questo "qualcosa", ma dalla capacità del soggetto promotore di legare il fatto, lo spunto ad una opinione, che possa essere condivisibile o quantomeno comprensibile dagli altri. Un’informazione che non esprima un contenuto di opinione comprensibile per l’ambiente sociale cui è diretta, viene percepita come priva di senso e di finalità. Un’opinione per essere compresa, deve rappresentare il frutto dell’esperienza condivisa in un dato ambiente sociale. Pertanto, la formazione di un’opinione su un fatto, arricchisce l’esperienza ed amplia il patrimonio complessivo delle opinioni di un ambiente sociale, in un processo di evoluzione e di crescita. I fatti, gli accadimenti di per se stessi non costituiscono un’informazione e rimarrebbero sconosciuti se non inseriti in un processo di apprendimento, valutazione e trasferimento di un idoneo messaggio ad altro o altri soggetti.  Se osserviamo ad esempio un dato cosiddetto "freddo", quale può essere il valore di un titolo di borsa, la sua pubblicazione acquista significato solo se tempestiva e comparata ai valori degli altri titoli e confrontata con l’andamento del mercato. Il dato acquista significato attraverso relazioni, diviene informazione con un contenuto di opinione circa gli sviluppi in salita o in discesa del suo valore di mercato. Il singolo dato può essere considerato un’informazione solo se posto nel contesto di esperienze e di opinioni comuni, appartenenti, nel caso di specie, al mondo di coloro che interagiscono con la borsa valori . Inoltre il dato di borsa, nella sua comunicazione al pubblico, quando sarà divulgato attraverso uno strumento (media), come un giornale quotidiano, sarà presentato al lettore con tutti quegli accorgimenti propri del linguaggio giornalistico. I processi d’opinione sono propri del pensiero umano, in quanto mediazione tra l’ambiente esterno e le percezioni della mente. Le opinioni, frutto dell’esperienza in un determinato ambiente sociale possono essere comprese e condivise da pochi o da moltitudini di individui, ma non saranno mai identiche o perfettamente coincidenti nelle menti dei singoli soggetti. Opinare, significa avere un’opinione su qualcosa, opinione frutto di esperienza condivisibile nell’ambiente sociale di riferimento, in cui, una volta che essa venga esplicitata, possa essere compresa e utilizzata. Le opinioni/informazioni vengono trasferite da un soggetto all’altro attraverso mezzi fisici. Si dà vita ad una "forma", si concretizza un contenuto, si mette in comune, si comunica, in un incessante processo, che è alla base dell’esistenza di ogni ambiente sociale. I mezzi per comunicare debbono essere riferiti principalmente alle cinque fondamentali capacità sensoriali, di cui è dotato il genere umano, ma non possono essere escluse altre possibilità di carattere fisico o appartenenti al cosiddetto mondo "extrasensoriale". Le capacità uditive, visive, olfattive, gustative e tattili assolvono, singolarmente o in maniera combinata, alla funzione di comunicazione. A tali capacità corrisponde una indeterminata ed infinita serie di segnali, atti a trasferire contenuti informativi, che una volta assoggettati a regole convenzionali danno vita a specifici linguaggi. La lingua parlata costituisce tuttavia il preminente linguaggio d’informazione e di comunicazione. Tutti i linguaggi di comunicazione utilizzabili sono fondati su una proprietà di base: la capacità di attribuire un significato ad un dato segno, senza che vi sia una diretta corrispondenza tra segno e contenuto. Questa capacità di astrazione o capacità di dare un significato convenzionale, potrebbe essere il risultato di una lunga evoluzione che ha radici nei suoni onomatopeici e nei graffiti neolitici. Di sicuro, le singole esperienze dei vari ambienti sociali sulla superficie del pianeta hanno generato una grande e molteplice varietà di sistemi di linguaggio, di lingue parlate e scritte, di modi di comunicare specialistici.

Adottare un segno con un significato simbolico, creare un simbolo, è tuttavia solo un passaggio del più complesso sistema necessario per sviluppare un rapporto sociale d’informazione e di comunicazione. E’ necessario che i simboli vengano organizzati in strutture logiche, linguaggi, che consentano di sviluppare un contesto di riferimento, ovvero di esprimere il risultato di un pensiero finalizzato, una opinione. I linguaggi sono strutture di simboli che debbono essere utilizzati secondo regole precise, come quelle grammaticali e sintattiche nel linguaggio parlato o le tecniche di montaggio delle immagini nel linguaggio cinematografico. Organizzazione delle parole, sintassi del discorso, linguaggio musicale, linguaggio cinematografico, sono tutte espressioni che indicano le infinite possibilità di utilizzare uno strumento d’informazione. La parola o meglio il linguaggio parlato ha proprie caratteristiche nelle relazioni interpersonali e ne assume specificatamente altre nel linguaggio radiofonico o televisivo. La parola scritta in letteratura o poesia ha ben altre caratteristiche che nel linguaggio giornalistico. La fotografia, la cinematografia, la televisione, linguaggi altamente visivi, con l’avvento delle tecnologie digitali e telematiche, daranno vita a nuovi mezzi d’informazione e di comunicazione ed a nuovi linguaggi. L’aggregazione delle parole in un discorso politico, i brani musicali nella colonna sonora di un film, i commenti fuori campo dei telecronisti sportivi sono solo qualche esempio di come esista un modo, una tecnica di " fare " informazione. Si crea un flusso continuo di opinioni che non conosce sosta e coinvolge direttamente o indirettamente tutto l’ambiente sociale. Ma le opinioni non hanno tutte la stessa matrice. Alcune sono il risultato di una lenta sedimentazione che si richiama alla storia, alla tradizione, alla fede religiosa, alle ideologie; altre sono legate ad avvenimenti contingenti, a particolari fatti politici o economici del momento, a mutamenti delle circostanze. Le opinioni più salde e cristallizzate, i cosiddetti valori, costituiscono i punti di riferimento, cui ancorare programmi politici, progetti sociali, accordi internazionali.

Le mode, gli stereotipi, i fattori di conformità, le opinioni contingenti sono utilizzati nella cronaca quotidiana, nell’intrattenimento, nello spettacolo. I processi dell’informazione possono utilizzare opinioni cristallizzate od opinioni contingenti al fine di essere compresi e di ottenere adesione da parte del recettore. Le opinioni, cristallizzate e non, coincidono con le realtà umane, con le verità umane. L’opinione non è un modo di interpretare la realtà, in contrapposizione alla realtà scientifica o ad altre verità esterne all’uomo, ma è la percezione pensata e conoscibile dell’universo mentale umano. Le opinioni, immagini della mente, scaturiscono e sono continuamente forgiate dalle esperienze percepite da ciascun individuo. Tale patrimonio di esperienze costituisce il patrimonio culturale dell’individuo, ma anche il patrimonio culturale condiviso da un gruppo che può essere molto vasto se gli strumenti di comunicazione utilizzati sono in grado di raggiungere un pubblico,cosiddetto di massa. Nell’ambito di tali formazioni culturali è possibile scambiare opinioni/informazioni, è possibile comunicare, è possibile partecipare alle esperienze utili del vivere umano. Soggetti appartenenti a culture molto diverse incontrano difficoltà nello scambio di informazioni non solo, ad esempio, sul piano delle conoscenze linguistiche, ma anche e soprattutto su quello della condivisione delle opinioni, ovvero della interpretazione e del significato da attribuire agli accadimenti.

L’evoluzione storica è tutta basata sullo scambio di esperienze che, una volta condivise dalle società partecipi, hanno dato vita allo sviluppo economico, alla diffusione delle religioni, alla formazione degli stati, alla creazione artistica e così via. Pertanto, lo sviluppo sociale di un gruppo è direttamente proporzionale alla quantità di esperienza/conoscenza acquisita e alle possibilità di allargamento ad altri gruppi e ad altre esperienze. Strumento della partecipazione culturale dei singoli e dei gruppi sono l’informazione e la comunicazione, come base dei processi di condivisione delle opinioni in un determinato contesto socio-ambientale.

 

     Alberto Graziani

 

 

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