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                                 CENNI  STORICI                

 

 

    Fondato nel 1947, presso l'Università La Sapienza di Roma, l'Istituto Italiano di Pubblicismo, oggi denominato Istituto di Pubblicismo, ha come fini istitutivi, nei settori dell'informazione e  della comunicazione, la promozione di studi e ricerche, l'organizzazione di Corsi di formazione e l'attività di consulenza per le imprese.

    Le iniziative e i percorsi formativi realizzati dall'Istituto si avvalgono del rigoroso patrimonio dottrinale, legato agli studi del Prof. Francesco Fattorello, Docente nell'Università degli Studi di Roma, cui è riconosciuto, in campo nazionale e internazionale, il merito di aver inquadrato le tecniche del giornalismo, della pubblicità commerciale, della propaganda ideologica, delle relazioni con il pubblico, della comunicazione pubblica e di qualsiasi altro processo dell'informazione e della comunicazione nell'ambito di un metodo univoco e originale di analisi sociologica.

     La didattica è affidata a docenti che, oltre ad aver conseguito una vasta e profonda conoscenza delle materie a livello universitario, sono appartenenti a categorie professionali, che concretamente consentono di avvicinare il mondo del lavoro al mondo della formazione.

 

     Per meglio comprendere i motivi fondanti dell'Istituto e lo sviluppo delle sue attività, viene di seguito riportato il testo integrale di quanto, nel 1953, scrisse al riguardo lo stesso Prof. F. Fattorello. 

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Francesco Fattorello 

 

DAGLI STUDI SUL GIORNALISMO

AGLI   STUDI SULLA PUBBLICISTICA GENERALE

 

 

(Articolo apparso sul primo volume di Saggi e Studi di Pubblicistica, 1953, pubblica-

zione periodica annuale, a cura dell'Istituto Italiano di Pubblicismo, Direttore Responsa-

bile Francesco Fattorello, Autorizzazione del Tribunale di Roma n.3191, dell'11 marzo 1953)

 

 

     Come è noto,  nel 1929 si iniziò ufficialmente anche nelle nostre Università l'insegnamento 

della Storia giornalistica. Si ebbero corsi liberi e corsi ufficiali. Più tardi, quando le Facoltà di Scienze Politiche furono uniformate da un provvedimento legislativo, e le materie classificate in fondamentali e complementari, la Storia giornalistica fu inclusa fra queste ultime. Ma, classificata come materia universitaria, non era molto chiaro, neppure nella mente dei docenti, quali fossero i compiti e i limiti di questa disciplina: che, mentre alcuni addirittura associavano nell'insegnamento la Storia giornalistica ad altri argomenti che con quella nulla avevano a vedere, altri pensavano la Storia  giornalistica potesse servire anche all'insegnamento della tecnica professionale del giornalismo, ed altri infine (ma non tutti), che essa dovesse proporsi di illustrare i giornali nelle loro vicende storiche e valutare criticamente l'azione svolta tramite di essi in mezzo agli avvenimenti del mondo.

 

Mancanza di chiare nozioni scientifiche.

 

    Tanta incertezza era dovuta al fatto che non si avevano chiare nozioni scientifiche sul « fenomeno

giornalistico ». Si diceva che il giornalismo è un'arte, che il giornalismo è una scienza o non si di-

ceva che cosa  fosse. Qualcuno parlava della « cosiddetta » storia del Giornalismo.

Era certo  assai  grave cosa  il fatto che si professasse l'insegnamento di una disciplina senza  sapere

quali  fossero propriamente i suoi compiti e i suoi limiti.

    Incaricato  di questo insegnamento in una Università italiana,.ebbi modo di interrogare varie perso-
nalità su questa problema;ma le risposte furono sempre,almeno per me, insufficienti.
Nè trovai una soddisfacente risposta avvicinando i centri di studio che fiorivano all'estero. 
 

Chiarimenti necessari.

   Era indubbio che si trattava di un ramo della storiografia: chela vicenda dei giornali nei 
suoi sviluppi doveva essere criticamente studiata ed esposta. Ma: che cosa era il giornale? 
Che cosa era il giornalismo? E la confusione cui portavano le errate convinzioni dei Giornalisti sulla 
cosiddetta « arte » del giornalista, e il peso della tradizione latina e italiana, che « giornalisti si nasce,
non si diventa »,accrescevano le incertezze e i dubbi.
    Non fu facile arrivare alla conclusione che il giornale è uno « strumento » e il giornalismo « una tec-
nica »;strumento, perchè è uno di quelli tramite i quali si può diffondere una idea, una informazione; 
tecnica, perchè le norme che ne regolano l'esercizio non sono già quelle di una disciplina che ha rap-
porto alla speculazione, ma servano ad una attività pratica, applicata.
Un articolo di giornale stimola ad una azione: e scritto con un intento pratico, per uno scopo contin-
gente, non per una astratta speculazione estetica.
   Oltre tutto non ha tempo il giornalista di indugiare fra le meditazioni scientifiche: il suo scopo è un
altro: il giornalismo e azione.
 

Il giornale fra gli strumenti pubblicistici.

   Questi chiarimenti non erano però sufficienti. Erano una spiegazione parziale che appare più comple-
ta quando si abbia presente che il giornale è « uno » degli strumenti con cui si agisce su la opinione 
pubblica; come il film, come il discorso del pubblico oratore, carne il disegno del cartellonista, ecc.
La nostra precisazione di « strumenti tramite i quali  si agisce su l'opinione pubblica » ci aiuta molto
nella soluzione del problema.Vedremo meglio che esso, il giornale, è uno degli strumenti dell'informa-
zione e che ci sono strumenti della propaganda e strumenti della pubblicità. Comunque tutti questi
strumenti abbiamo chiamati « pubblicistici » in quanto che servono ad agire sul cosiddetto pubblico.
Ecco dunque la caratteristica fondamentale del giornale: « strumento pubblicistico », uno degli stru-
menti tramite i quali si concreta il fenomeno Pubblicistico, il quale come si vedrà, si estrinseca non
solo nella reazione del pubblico all'azione dello strumento, ma nello speciale rapporto fra soggetto
operante e pubblico.

    Appare così anche il rapporto fra giornalismo e pubblicismo, quale ruolo tiene il giornalismo nello ambito pubblicistico e quale compito ha questo strumento, che non va confuso con altri (per esempio: il giornale-radio appartiene alla tecnica e alla storia della radiofonia e non a quella del giornalismo, il giornale-cinematografico a quella del cinema e non a quella del giornalismo. Se mai giornale- radio e giornale-cinematografico possono attribuirsi alla storia degli strumenti della informazione, come il giornale propriamente detto).  

 

Il fenomeno pubblicistico.  

 

   Se il giornale è uno degli strumenti  pubblicistici, ciò poteva far pensare che il giornale aveva caratteristiche comuni con quelli. E questa era   una prima considerazione che induceva ad allargare il campo delle indagini anche a quelli strumenti. L'altra considerazi6ne doveva essere suggerita solo in questi  anni dai risultati delle commissioni inquirenti dell'Unesco.

   Le commissioni d'inchiesta dell'Unesco avvertivano infatti nelle loro conclusioni [ Nota (1) - UNESCO  -  Presse-Radio-Fim, 1947-48. ecc.]   che nell'ordine di questi studi doveva farsi posto notevole alle scienze sociali e a quella scienza particolarmente, in via di formazione, che ha per oggetto l'opinione pubblica.

   A noi era apparso già molto tempo innanzi che, per avere una conoscenza appropriata del giornalismo era prima necessaria la conoscenza di quel complesso fenomeno di cui il giornalismo non era che uno delle forme in cui il fenomeno stesso si estrinsecava.

   Questo complesso fenomeno sociale abbiamo chiamato del «Pubblicismo».

   La conoscenza della sua articolazione quale rapporto fra un soggetto operante e il suo pubblico ai fini della informazione o della propaganda ideologica o della pubblicità commerciale indispensabile per intendere la prassi di tutti gli strumenti pubblicistici: cinema, radio, manifesto, giornale, ecc. Non può darsi un appropriato studio del giornalismo se non si conosce adeguatamente il fenomeno sociale nel quale il giornalismo si inserisce.

   Era questa la conclusione cui giungevamo alla fine delle nostre meditazioni e che ci permette a di vedere più propriamente quale era l'ambito di questi studi.  

 

La fondazione dello I.I.P. (1947).  

 

   Premesso questo, era evidente che lo studio del pubblicismo assumeva una importanza notevole. Esso diventava la base fondamentale per  lo studio della pubblicistica moderna in tutta la sua strumentazione e la base propedeutica per l'esercizio di tutte le attività professionali di natura pubblicistica; una sistematica disciplina di pratica utilità e di larga utilizzazione.

   Fu promossa perciò la fondazione dell'Istituto Italiano di Pubblicismo. Pareva necessario sostegno, di questi studi una organica istituzione, quale in Italia non s'era mai pensata, atta a promuovere lo studio metodico e sistematico delle attività pubblicistiche delle quali è bene renderci conto con serie indagini basate non su di un variopinto empirismo, ma su principi scientifici. 

Gli organi didattici promossi dallo I.I.P. sono il Corso propedeutico alle Professioni Pubblicistiche e la Scuola 

di Pubblicistica.  

 

Le scuole dello I.I.P.  

 

   Le scuole dello I.I.P. non sono, ne scuole di giornalismo, ne scuole di pubblicità: sono scuole, si potrebbe ben dire, di sociologia applicata allo studio della tecnica pubblicistica. Qui non si preparano giornalisti o pubblicitari, ma « pubblicisti », coloro che nell'esercizio delle loro attività professionali dovranno operare sul pubblico. Non sono scuole dalla eclettica organizzazione didattica, come usa nelle scuole e cosiddette facoltà di giornalismo, ma hanno una organica struttura.  

Con queste scuole si combatte l'empirismo posto alla base di queste professioni e si insegna come,   invece esse siano regolate da ben fondati principi e norme e criteri consacrati dalla scienza oltre che dalla esperienza.

   Iniziative del genere non s'erano mai avute ne in Italia ne fuori.

   Scuole di giornalismo si, scuole di pubblicità si. Ma non una scuola che, sulla base di una appropriata  interpretazione scientifica potesse studiare la teoria e la pratica della pubblicistica in tutte le sue manifestazioni e nei metodi tramite i quali il fenomeno praticamente si concreta.  

 

La denominazione dello I.I.P.                

 

    Prima ancora degli organi didattici fu giocoforza risolvere un altro problema: la denominazione

da dare all'Istituto, che voleva dire la denominazione da dare agli studi da esso perseguiti.

    Dopo meditati studi, fu scelta l'attuale: I.I.P., Istituto Italiano di Pubblicismo. B. Migliorini 

 [Nota (2)-In" Il Tempo", Roma, 14 febbraio 1949],ci insegna che il primo significato della parola 

« pubblicista » fu quello di cultore di diritto pubblico, significato tuttora vivo fra i giuristi. Poi, fin 

dai primi decenni dell'800, per il grande sviluppo del giornalismo, in tutte le grandi lingue europee, 

« pubblicista » venne ad indicare colui che scrive sulle riviste e sui giornali.

    Via via si vennero facendo strada le corrispondenti parole astratte: giornalismo e anche pubblicismo, sebbene più raro nella prassi, in un senso più esteso di giornalismo.

    Altro significato ha il termine di « pubblicistica », il cui uso si trova intanto presso i giuristi per indicare la scienza del diritto pubblico e presso gli scrittori e gli storici per alludere invece alla letteratura polemico-politica. Così in un «Catalogo della Mostra della Repubblica Romana del 49» per esempio si usa per indicare la letteratura periodica e non periodica in genere (opuscoli - libelli) con la quale si mirava ad illuminare l'opinione pubblica di quelle fortunose giornate.

    Ma certo « pubblicistica » sta ad indicare proprio il complesso degli strumenti tecnici con i quali quest'attività di propaganda e di informazione si mette in moto e si sviluppa, mentre col termine di « pubblicismo » ci par di indicare non tanto l'insieme degli organi con i quali ci si può rivolgere alla pubblica opinione, quanto il complesso fenomeno sociale che, tramite quegli strumenti si concreta. E  l'Istituto fu così battezzato.  

 

Come si studia il fenomeno pubblicistico.  

 

   Frattanto s'era imposto alla nostra meditazione un altro problema. Ammesso che il fenomeno pubblicistico consista nel rapporto che si concreta fra un soggetto operante e il suo pubblico, tramite i particolari strumenti del caso, come si poteva organizzarne lo studio in sede scientifica ?

    Anzitutto il fenomeno del pubblicismo appariva come uno speciale « rapporto » fra un soggetto operante e il suo recettore. Di qui dunque doveva incominciare il nostro studio: il rapporto sociale.

    Ora la materia che introduce allo studio del rapporto sociale è la  Sociologia Generale. Essa soltanto consente la interpretazione scientifica del fenomeno. E' la Sociologia la scienza dei rapporti sociali per eccellenza e quella che studia l'influenza che i rapporti esercitano sugli individui riuniti   in gruppo il cui modo di agire, e di pensare viene influenzato dalla circostanza che fanno parte appunto del gruppo...     E' la Sociologia la scienza che configura i gruppi sui quali operano gli strumenti della pubblicistica. La grande importanza della Sociologia è ancora giustificata dal fatto che la reazione che consegue all'azione di chi opera sui gruppi sociali è una reazione di opinione; non dunque soltanto una reazione psicologica, come comunemente si dice, Ora anche i fenomeni di opinione sono oggetto della Sociologia ed è a tutti noto che essi hanno assunto una tale importanza da costituire la Teoria dell'Opinione una scienza quasi a se.

    Così le due principali materie della scuola furono la Sociologia Generale e la Teoria dell'Opinione.

    Ma qual' è la tecnica tramite la quale si concreta il rapporto pubblicistico? Questa appunto è oggetto della Metodologia. Essa studia come i soggetti agenti possono influire sui gruppi tramite gli strumenti della pubblicistica. Si tratta di una tecnica « sociale » che non può dunque essere intesa senza quelle materie. Dicevamo dianzi che le attività pubblicistiche si studiano anche quantitativamente: si debbono fare previsioni; valutare eventi futuri; studiare mercati, per agire sul pubblico con successo. E sovviene qui la scienza Statistica con una delle sue tecniche più  interessanti: quella del campione. E' questa la quarta materia del Corso propedeutico.

    Ma quali sono gli strumenti tramite i quali si agisce sul pubblico? Il giornale è uno solo fra essi. La quinta materia si occupa appunto degli strumenti di cui si serve il pubblicismo: della  loro storia, che non è soltanto interessante, ma è necessario complemento delle no sociologiche.

Per ultimo viene la Legislazione che con la sua storia e le sue norme attuali e operanti completa il piano didattico del corso. Il quale piano è stato così configurato anche movendo dalla considerazione che non vi è una tecnica per il giornalismo, una per la propaganda ideologica, una per la pubblicità commerciale. Vi sono forme, strumenti che si utilizzano ai fini o della informazione o della propaganda ideologica o della pubblicità commerciale, ma uno stesso è il rapporto nel quale queste tecniche si concretano, una stessa è la tecnica sociale impiegata a questi diversi scopi.

    Di qui la denominazione assunta dal « Corso propedeutico alle professioni pubblicistiche » che, mentre può illustrare al futuro giornalista i principali problemi della sua professione o la tecnica nella quale si articola, può rendersi utile, per lo stesso motivo al futuro tecnico pubblicitario o al tecnico della propaganda genericamente intesa.

    Il Corso Propedeutico, per il particolare interessamento dell'insigne sociologo prof. Corrado Gini, Preside della Facoltà di Scienze Statistiche Demografiche e Attuariali e in seguito alle decisioni dei competenti organi  Accademici e Ministeriali, è stato inserito nel seno di  quella Facoltà   presso l'Università di Roma.  

 

Gli insegnamenti tecnici.  

 

   Ma lo scopo della istituzione non era solamente quello di promuovere, entro i  limiti della scienza sociologica, lo studio del fenomeno pubblicistico.

Era necessario anche studiare, su quella base scientifica, la tecnica degli strumenti pubblicistici. 

E così, d'intesa con le più  importanti organizzazioni  professionali interessate ai nostri programmi, 

fu provveduto ai fondamentali insegnamenti di un secondo corso a carattere tecnico che, unita-

mente al primo come diremo, costituisce la  Scuola di Pubblicistica.

La Federazione Nazionale della Stampa promosse quello della tecnica del giornale, insegnamento sviluppato poi anche col favorevole interessamento delle rappresentanze diplomatiche dei paesi 

dove la stampa ha maggiore tradizione e più grande sviluppo. Imprese cinematografiche aderirono

di buon grado al nostro invito di collaborare per istituire l'insegnamento di tecnica della cinematografia. La Radio Italiana s'interessò per promuovere l'insegnamento di tecnica della   radiofonia e del giornale radiofonico. Non era possibile trovare una organizzazione interessata a promuovere

o prendere sotto i propri auspici l'insegnamento di tecnica del cartellone, e della tecnica di tipografica; e vi provvedeva l'Istituto. Similmente fu appoggiata alla Confederazione Italiana dei Dirigenti di Azienda la cattedra di tecnica della organizzazione pubblicistica, insegnamento la cui importanza appare notevolissima come quello che concerne l'uso di questi strumenti per muovere a un determinato fine pubblicitario, ideologico o economico. La pratica della organizzazione pubblicistica si ha segnatamente nel caso in cui la propaganda è messa a servizio di attività determinate o di determinate istituzioni: i suoi servizi di propaganda più e meno confessati ha lo Stato, che si giova dei ministeri di propaganda quando la sviluppa apertamente o sovvenziona o istituisce segretamente altri organi allorchè la politica suggerisce che ciò debba tenersi segreto al pubblico: i servizi di propaganda ha il partito politico, ha il commercio, ha l'industria, ecc.  

 

Insegnamenti speciali.  

 

    Così vi sono enti e organizzazioni per le quali la propaganda è effettivamente la ragione di

essere esercitata in forme di attività ben qualificata. Perciò, accanto alla tecnica della 

organizzazione pubblicistica furono promossi insegnanti speciali quali: l'insegnamento della

propaganda turistica; della propaganda per gli scambi commerciali con l'estero; della organiz-

zazione fieristica; della propaganda assicurativa; attesa anche l'importanza delle attività profes-

sionali relative, che in Italia esiste una vasta organizzazione turistica; un Istituto Nazionale per i Commercio Estero; un'infinità di istituzioni fieristiche , una serie cospicua di imprese assicuratrici.

Infatti patrocinano questi insegnamenti l' ENIT, l' ICE, il Ministero per l'industria e il Com-

mercio, l'Associazione Nazionale delle Imprese Assicuratrici.

    Si promossero questi insegnamenti speciali anche per richiamare su di essi particolarmente  l'attenzione degli allievi, i quali si debbono avviare a questi studi non per mere esercitazioni scientifiche, ma per prepararsi, con una qualche cognizione, all'esercizio di attività professionali.

    L' I.I.P. ha così istituito, accanto ad un Corso Propedeutico all'esercizio delle professioni pubblicistiche, che ha anche fine a se stesso, per coloro cioè che vogliono soltanto rendersi conto del fenomeno pubblicistico e della sua interpretazione scientifica, una Scuola di Pubblicistica comprensiva del corso propedeutico prima e poi di un secondo corso tecnico relativo agli insegnamenti di cui s'è qui parlato.

Essa si propone di fornire la preparazione tecnica al futuri professionisti di attività pubblicistiche.

 Quali potranno essere gli sviluppi della istituzione e quali le scuole speciali che potranno fiorire dal primo ceppo di queste due scuole non si può prevedere ancora; ma gli orizzonti che, si aprono davanti a questi nostri studi sono molto vasti e sempre più ampio è l'ambito delle loro applicazioni. (Francesco Fattorello)

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        Francesco Fattorello: biografia e bibliografia

        

  

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