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BOLLETTINO  NOTIZIE   E  COMMENTI

2006

e-mail: info@istitutodipubblicismo.it

 

 

Indice 2006

 

n. 20 del   9-02-06

n. 21 del 29-03-06

n. 22 del 22-05-06

n. 23 del   7-06-06

n. 24 del 30-10-06

n. 25 del 08-11-06

 

 

 

N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 9 febbraio 2006   -   n. 20

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805

e-mail : info@istitutodipubblicismo.it     sito web : www.istitutodipubblicismo.it

Direttore Responsabile: Guido Scialpi          Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri

 

Dopo i mass media

di Alberto Graziani

 

      Lo sviluppo delle moderne società civili sembra essere basato quasi esclusivamente sul parallelo sviluppo dei grandi strumenti di comunicazione di massa, stampa, radio, cinema e televisione, ma, proprio agli inizi del 2000, definito tra l’altro come “ il secolo dell’ informazione “, si è verificata qualche battuta d’arresto, come se i grandi mass media avessero dato fondo a tutte le loro potenzialità nell’arco degli ultimi cinquanta anni. Da non pochi anni infatti, in tutto il mondo occidentale, si verifica una lenta erosione del numero dei lettori e degli spettatori e nei casi migliori non si registrano aumenti degni di considerazione. Intendiamoci non si tratta di commemorare, ma qual cosa sta cambiando. Stampa, radio, cinema e televisione non rappresentano più quel sistema di assoluto monopolio dell’informazione, che nei primi anni del 2000 appariva ancora così saldo.

 

      Ma non è tanto l’aspetto statistico-quantitativo che merita attenzione, quanto il diversificarsi del pubblico, che mostra una crescita costante dei fruitori di internet e degli altri mezzi multimediali e la sostanziale tenuta solo del pubblico mono-mediale, e, in particolare, di quello mono mediale televisivo. L’evoluzione del rapporto tra realtà socio-culturale e mondo della informazione sembra indicare una tendenza alla concentrazione delle fasce sociali più acculturate e dinamiche nell’area di un sistema informativo frazionato e multimediale, mentre le fasce sociali culturalmente più deboli sembrano sempre più confinate nel sistema centrale dei grandi mass media ed in particolare della televisione generalista. 

 

     Se si considera il ruolo strategico svolto dalla stampa, dal cinema e dalla radio dagli anni venti agli anni cinquanta del Novecento e soprattutto durante il secondo conflitto mondiale, e il successivo ruolo della televisione che ha unificato l’informazione a livello planetario, trasformando ideologie, valori e stili di vita, è difficile pensare che questo sistema di grandi mezzi di informazione di massa sia vicino ad un repentino declino. Ma, come sempre i cambiamenti in atto sono i più difficili da cogliere. Un fatto è certo ed è che la società si evolve e, pertanto, cambia il pubblico, nei suoi numeri e soprattutto nelle sue aspettative e cambia così anche il modo di rapportarsi con i grandi mass media. La storica espressione  “l’ha detto la radio”, usata un tempo per escludere ogni dubbio sulla veridicità di una notizia, viene percepita oggi come una ingenuità dei nostri nonni e ci rende consapevoli del fatto che la burla di Orson Wells, entrato nella leggenda per aver scatenato il panico negli USA con l’annuncio dello sbarco dei marziani dai microfoni della CBS nell’ottobre del 1938, non sarebbe più possibile e che quanto viene comunicato dai grandi mass media è sì percepibile come “una realtà”, ma in un vasto contesto di fonti diversificate e contraddittorie. 

 

      Comunque, le comunicazioni di massa rimangono il principale strumento per costruire il consenso sociale; sono lo strumento di persuasione legittimato dalle moderne organizzazioni sociali per ottenere l’adesione degli individui ed hanno scongiurato le forme più odiose di coercizione fisica e morale usate dal potere in tempi meno civili, che per altro  sono ancora in atto in vaste aree geopolitiche a regime totalitario. Dal canto loro, i grandi mass media, nelle moderne democrazie occidentali,  subiscono processi di concentrazione, sono pur sempre imprese economiche, che assorbono ingenti risorse finanziarie per far fronte agli elevatissimi costi aziendali. E sono sempre più stretti dall’equivalenza ”maggior audience eguale maggiori entrate pubblicitarie” e, quindi, con sempre più stretti collegamenti col mondo produttivo, col mondo economico finanziario e in definitiva con tutto il sistema politico, economico e sociale. 

 

      La dipendenza dei mega bilanci dei quotidiani metropolitani e dei magazine a tiratura nazionale, nonché delle reti radiofoniche e televisive, dagli investimenti provenienti dalle strutture economiche è così vincolante, che il pubblico dei lettori, degli ascoltatori e dei telespettatori assume un mero valore numerico quantitativo e solo per giustificare l’efficacia dell’investimento pubblicitario,. In televisione, le trasmissioni che non raggiungono lo standard di ascolto previsto, in milioni di telespettatori o di share, vengono giudicate negativamente dalla committenza pubblicitaria e automaticamente non più finanziate. La comunicazione di massa assurge quindi a sistema, non certo autonomo, ma legato ad altri sistemi con cui interagisce. Per riassumere, i grandi mass media presentano costi molto elevati, tendenza alla formazione di monopoli, intreccio strategico con i grandi interessi del mondo politico, economico e finanziario, nonché, dulcis in fundo, al fine di aumentare l’audience, sono costretti al decremento della qualità culturale. 

 

      Si aggiunga che scandali, falsi scoop, spettacolarizzazione delle notizie e campagne poco affidabili hanno in un certo qual modo mitrizzato lo stomaco del pubblico, che subisce spesso contenuti una volta improponibili. Ma c’è di più, perché l’intreccio tra quei poteri e gli strumenti d’informazione è così articolato, che risulta sempre più difficile individuare chi parla o per chi parla e quindi quale sia la vera “fonte”, il vero promotore dell’informazione. Pertanto, i mass media vengono percepiti dai giovani, come strumenti caratterizzati da un flusso di informazioni a contenuto predeterminato e proveniente dall’alto in modo impersonale, con lo scopo di imporre modelli di vita e plasmare il pubblico. 

 

     Nel contempo, negli ultimi venti anni però, sono nati e si sono affermati nuove tecnologie e nuovi strumenti di informazione: la telefonia mobile, la cosiddetta “new television” (parabole, decoder, paytv, ecc.), l’editoria specializzata, internet (siti web, chat, forum, ecc.), la posta elettronica, i supporti multimediali. A fronte di tutto questo, come reagisce il pubblico e, soprattutto come interagiscono le nuove generazioni di lettori e di spettatori ?

      La comunicazione interpersonale attraverso la telefonia mobile ha enormemente incrementato i contatti tra singoli individui, come se tutti fossero contestualmente presenti e vicini nel “villaggio”, ma soprattutto ha sviluppato il gusto della partecipazione, della condivisione e della socializzazione. Il web, dal suo canto, ha consentito una ulteriore enorme capacità di comunicazione individuale, anche se spesso “velata”, senza limiti di spazio e di tempo e, al momento in molti casi, anche a costi non significativi. In questo settore, la tecnologia digitale e wireless è travolgente e promette meraviglie. I blog: milioni di punti di esperienza individuali, sono attivi e permettono la condivisione di informazioni, emozioni, stati d’animo e, perché no, valori, in un’area illimitata. 

 

      Per i giovani comunicare significa entrare in relazione con gli altri e scambiare emozioni e informazioni alla pari. Un passa parola del villaggio ancestrale che ora è il passa parola della realtà virtuale. Il pubblico dei mass media così si frantuma, non è più un target, un oggetto di marketing, ma un soggetto che trova una identità, spesso di nicchia, ma che meglio corrisponde alle sue aspettative. Magari diventa più fazioso, politicamente  meno corretto, ma vuole partecipare e dire la sua. Si può ancora parlare del quotidiano e del telegiornale preferito? Non c’è da temere; stampa, cinema, radio e televisione avranno sempre il loro ruolo, perché non potrà essere sostituita da altri strumenti la capacità dei grandi mass media di contribuire alla formazione della coesione sociale e dell’integrazione culturale (si pensi all’amalgama linguistico) e, in altre parole, di contribuire alla formazione ed al mantenimento del consenso complessivo degli individui verso il sistema che autoalimenta la società. 

 

      Ma si avverte qualche scricchiolio, perché come si diceva, qualcosa sta cambiando. Possiamo parlare della formazione di un pubblico di “nicchia”, che fruisce delle radio e delle televisioni locali, delle trasmissioni via cavo, dei canali tematici, di stampa specializzata, di informazioni online, di pay tv; che gestisce siti web, che utilizza blog, che usa servizi online e informazioni tramite telefonia mobile. E’ un sistema di informazione frazionato, ma molto efficace perché consente con bassi  costi di gestione, non solo di ricevere, ma anche di scambiare informazioni, di partecipare attivamente all’approfondimento, di condividere le proprie aspettative, di migliorare le proprie possibilità di socializzazione, di ottenere consenso. 

 

     Quindi un sistema di informazione frazionato e multimediale che realizza un maggiore pluralismo, permettendo alle forze economicamente più deboli di inserirsi e di partecipare alla formazione delle opinioni sui temi che via via si pongono all’attenzione della società. Certo, l’informazione frazionata è esposta a confronti politico-sociali più diretti e “non mediati”, alle posizioni più estremiste, alla perdita del senso di appartenenza e all’eventuale abbassamento della solidarietà sociale, con la conseguenza di una maggiore spinta al corporativismo e al perseguimento di interessi individuali e locali. Indubbiamente il sistema informativo basato essenzialmente sui grandi mass media ha un carattere più centrale e definito, non solo sul piano delle strutture, ma anche su quello politico-sociale e, poiché si connette necessariamente all’establishment dei poteri consolidati, tale sistema è autoreferenziale e difensivo della cultura corrente, di cui si erge a tutela. I mass media danno sicurezza e non per niente si sono autodefiniti  “portavoce” della cosiddetta “opinione pubblica”. 

 

     Al contrario, il sistema di informazione frazionato-multimediale, non è ancora ben definito, le sue articolazioni sono in evoluzione, ma il coinvolgimento è forte, gli interessi più specifici, gli incontri e gli scontri più diretti. Pertanto, stampa, cinema, radio e televisione sono mezzi non più soli; il pubblico ha trovato nuovi strumenti, e non si identifica più con una sbiadita immagine di lettore o telespettatore, di cui tutti dicono che debba tenersi il massimo conto, ma che di fatto è un silente ricettore.  Esiste un pubblico culturalmente più evoluto che sta diventando un vero soggetto attivo, che organizza la propria comunicazione, la riceve e la produce. Come novello Ulisse, si abbandona sul web al piacere della scoperta casuale dell’informazione inaspettata e non cercata, e a sua volta vuol condividere le proprie idee e le proprie esperienze e, quindi, mette a disposizione e comunica le proprie opinioni. Questi nuovi fenomeni informativi debbono comunque avere un loro peso politico se vengono contrastati o addirittura vietati in quei regimi che non riconoscono la libertà di espressione del pensiero. 

 

     E’ notizia del 2006, che il più famoso motore di ricerca del mondo, Google, ha sottoscritto un accordo con il governo di Pechino per cui, in cambio della possibilità di accesso a www.google.cn, non sarà però consentito agli utenti cinesi di poter usufruire di posta elettronica, chat, forum e blog ed inoltre, su alcuni argomenti sgraditi al governo cinese, di poter effettuare ricerche sul web. E’ la dimostrazione che oggi il potere politico deve tener conto di una nuova realtà multimediale che produce informazione, opinioni e aggrega consenso al di fuori dei tradizionali mediatori, costituiti dai grandi mass media, e che, pertanto, anche nell’ambito delle democrazie occidentali, il confronto politico sarà sempre più rivolto alla conquista di due tipologie di audience: il pubblico che segue solo i mass media, senza interazione, e il pubblico che direttamente attraverso il web e altre forme di multimedialità gestisce e alimenta l’informazione più adeguata alle proprie specifiche attitudini ed esigenze.

 

 

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Indice

 

N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 29 marzo 2006   -   n. 21

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805

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Direttore Responsabile: Guido Scialpi          Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri

 

 

           

OSSERVATORIO DEL MEDITERRANEO - RIPARTE IL DIALOGO EUROMEDITERRANEO: diritti fondamentali, reciprocità e nuova metodologia di partenariato.

Di Elisabetta Bernardini

 

“Riparte il dialogo Euromediterraneo: diritti fondamentali, reciprocità e nuova metodologia di partenariato”, questo il tema della conferenza stampa di lunedì 20 marzo 2006, a Roma, presso l’Associazione della Stampa estera, in via Dell’Umiltà, con la quale la fondazione Osservatorio del Mediterraneo, promotrice dell’evento,  ha aperto il suo secondo anno di attività. Presieduto dall’on. Franco Frattini e realizzato in collaborazione con l’Agenzia Stampa Ansa Med diretta dal dottor Pierluigi Magnaschi, presente al dibattito con Imad Al Atrache caporedattore di Al Jazeera, Boris Biancheri  presidente dell’Ispi, Gherardo Gnoli presidente dell’Isiao, l’ambasciatore Riccardo Sessa del Ministero degli Esteri, Umberto Vattani  presidente dell’Ice ed il professor Mohamed Aziza,  il convegno, inserito in un momento particolarmente importante della riflessione tra Europa Occidentale e Mediterraneo, ha voluto offrire un ulteriore contributo a vantaggio del dialogo euromediterraneo e confermare l’impegno dell’Italia a favore di una riarmonizzazione dei rapporti tra i popoli del Mediterraneo dopo i tragici fatti avvenuti in seguito alla pubblicazione, in Danimarca, delle vignette satiriche sul profeta Maometto che tanto hanno inquietato l’area. Promuovere insieme la cultura del dialogo e ritornare insieme ad un confronto aperto e ad una reciprocità, anche attraverso la creazione di validi strumenti di partenariato, sono fattori essenziali per poter sia contrastare quell’immagine di Islam ostile e propensa allo scontro di civiltà che nulla ha a che vedere con la realtà, e sia per riscoprire e rivalutare quei valori, quei principii e quei diritti fondamentali dell’uomo che devono costituire un terreno comune su cui crescere. Che nascano e si sviluppino buoni rapporti tra le nazioni delle due rive di questo nostro storico  Mare è fondamentale e per questo si rivela altresì opportuno condurre una politica basata sui valori fondanti dell’umanità così da non generare contrapposizioni fra i popoli ma accrescere il rispetto reciproco della persona senza dover rinunciare alla propria identità statuale.

 

ATTIVITA’ DELL’ OSSERVATORIO DEL MEDITERRANEO

 

PROGRAMMA 2006

Per l’anno in corso la fondazione italiana no-profit Osservatorio del Mediterraneo, ideata e presieduta dall’On. Franco Frattini, vice presidente della Commissione Europea, e volta a sostenere e migliorare i rapporti tra i popoli del Mediterraneo, proporrà una serie di iniziative che, favorendo il principio di dialogo quale fattore portante e di crescita delle civiltà,  possano contribuire a ricreare un’armonia nell’area mediterranea, nella consapevolezza che una situazione di benessere in questa zona, potrà giovare anche all’intera Europa, oggi e in futuro.

 

I NUOVI PENSATORI DELL’ISLAM

Il programma porterà davanti al pubblico italiano alcuni pensatori musulmani contemporanei che, eredi della filosofia dei grandi pensatori del passato si propongono di proporre una letttura aperta, chiara, riformista del messaggio prestigioso dell’Islam. Questo approccio razionalista riporterà l’Islam ad una visione più costruttiva, quale ha saputo essere in passato e a cui dovrà riportarsi in questa nuova epoca di globalizzazione. Altre iniziative saranno rivolte a mettere in risalto i problemi strategici, gli aspetti economici e la preparazione dei più giovani ai dibattiti politici.

 

I DIBATTITI STRATEGICI

Un programma che proporrà agli esperti di studi strategici, ai dottorandi, alla stampa settoriale, ma anche ad un pubblico più ampio, una riflessione sulle grandi problematiche strategiche che si pongono nello spazio euromediterraneo.

 

ORIZZONTE 2010 : PROSPETTIVE E STRATEGIE SOCIO ECONOMICHE DELLA COOPERAZIONE EUROMEDITERRANEA.

Un programma che si propone di far emergere due punti di vista sui temi dell’industria, nuove tecnologie, ricerca, cooperazione bancaria, regolamentazione, immigrazione, integrazione. Rilevando così delle strategie comuni di cooperazione euromediterranea, in una visione di prospettiva e preannunciando i piani dell’Orizzonte 2010, un momento importante per l’avvenire dello spazio euromediterraneo.

 

IL PARLAMENTO EUROMEDITERRANEO DEI GIOVANI

Un programma che si propone di invitare presso un Parlamento nazionale o presso la sede del Parlamento Europeo, un numero di ragazzi dell’area euromediterranea perché possano partecipare alla simulazione di una seduta parlamentare, discutendo e votando.

 

LA COMUNICAZIONE

ANSAmed: la nuova agenzia del Mediterraneo, per il Mediterraneo.

WWW.ANSAMED.INFO    

 

AnsaMed è la nuova agenzia giornalistica internazionale, diretta dal dottor Pierluigi Magnaschi, che si propone tra i suoi obiettivi quello di colmare il grande vuoto di informazione e di comunicazione di cui risente l’intera area mediterranea. Il Mediterraneo è oggi come uno spazio vuoto che attende di essere riempito di contenuti ed è proprio dalla consapevolezza di questa realtà che è nata l’esigenza di tessere nuove relazioni e la necessità di comunicare in modo più ampio e diffuso. “ Sappiamo che nell’epoca in cui viviamo l’agenda degli eventi internazionali suscettibili di fare notizia è compilata dai grandi network di informazione anglo-americana che, operando in questo modo, ben poco cooperano ad un allargamento degli orizzonti mentali e visivi di ogni individuo, ma si limitano a rispondere alle preoccupazioni delle loro opinioni pubbliche per cui fa notizia esclusivamente ciò che preoccupa gli americani e gli inglesi”, ha sottolineato il Dott. Magnaschi. Adesso è arrivato il momento di creare quelle relazioni che siano suscettibili di integrare questa agenda tenendo conto anche del punto di vista del Mediterraneo.    Uno dei motivi per cui Ansa Med collabora con l’ Osservatorio del Mediterraneo nasce dal fatto che questa fondazione mira in particolare a svolgere una funzione di abbattimento delle barriere culturali attraverso il dialogo e la comunicazione. Costruire il canale della comunicazione si rivela indispensabile non solo fra arabi e cristiani, ma anche per gli stessi arabi affinché dialoghino fra loro al fine di far crollare la barriera della incomunicabilità e favorire la crescita di tutti coloro che lavorano per costruire ponti. Comunicare e dialogare sono l’unica chiave di accesso per aprire le porte della conoscenza e scoprire nei fronti contrapposti gli elementi di unità, le condivisioni, i reciproci interessi e le aspirazioni.

 

LE STRUTTURE UNIVERSITARIE

Tra i partner della fondazione Osservatorio del Mediterraneo, vi è la Fondazione per la Sussidiarietà   www.sussidiarieta.net , costituita quattro anni fa quale luogo di dialogo tra soggetti impegnati a sostenere la persona umana nel suo itinerario formativo, di presenza e di espressione della società. E la Venice International University www.univiu.org , un centro internazionale di Istruzione Superiore e Ricerca fondato undici anni fa. Ne fanno parte la Duke university di Durham (USA), la L.Maximilians Università di Monaco in Germania, Tel Aviv University (Israele), Tsinghua University (Cina), Universitat Autonoma di Barcellona in Spagna, le università veneziane di Cà Foscari e dell’Istituto Universitario di Architettura, Waseda University di Tokio in Giappone, Boston College (USA), TilburgUniversity in Olanda, la Provincia di Venezia, Fondazione di Venezia, Ministero dell’Ambiente e CNR. Entrambe, la Fondazione Sussidiarietà e la VIU , hanno fondate insieme la ICeSD , International Center For Subsidiarity and Development.Il centro ha il compito di svolgere e promuovere attività di formazione e di ricerca su temi e problemi derivanti dall’applicazione del principio di sussidiarietà e sulla valorizzazione del capitale umano, sviluppando programmi di scambio e di operatori profit e no profit con particolare riferimento ai Paesi del Mediterraneo e dell’Est Europeo, e più in generale, programmi di scambi, di formazione e di tutoring a sostegno della cooperazione internazionale.

Indice

 

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WEB LINK     Osservatorio del Mediterraneo

 

 

Notizie e informazioni sull’Italia

Economia, tecnologia, cultura

 

Programma di comunicazione per promuovere l’immagine dell’Italia,

con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

 

www.italyinevidence.org

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Indice

 

 

N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I

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Nuova  serie   -    Roma, 22 maggio 2006   -   n. 22

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Direttore Responsabile: Guido Scialpi          Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri

 

 

 

Strategie di comunicazione per la grande sfida del futuro dell’Italia.

 

Studiosi di tutto il mondo si sono dati appuntamento a Palazzo Firenze, sede della Società Dante Alighieri a Roma, sabato 20 maggio 2006, per partecipare ad un dibattito dal tema “Strategie di comunicazione per la grande sfida del futuro dell’Italia” , una giornata di studi per il rilancio della cultura italiana.

Incentrato sul ruolo importantissimo che il turismo culturale riveste per il nostro Paese il convegno, promosso dalla stessa società Dante Alighieri in collaborazione con Arcus, Civita e Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stato proposto allo scopo di ricercare nuove strategie per il rilancio del sistema turistico e culturale italiano.

Presieduta dall’Ambasciatore Bruno Bottai, presidente della società Dante Alighieri, la Tavola Rotonda coordinata da Alessandro Masi segretario generale della “Dante”, ha visto la partecipazione di Gianfranco Imperatori segretario generale dell’associazione Civita, Salvatore Italia capo del dipartimento per i beni archivistici e librari del ministero dei Beni Culturali, Luigi Musati direttore generale dell’Accademia nazionale d’arte Drammatica “Silvio D’Amico”, Paolo Peluffo vice presidente della Società Dante Alighieri, Ettore Pietrabassa direttore generale Arcus, Luca Serianni dell’Accademia dei Lincei.

Sostenere la cultura italiana e la sua lingua, è un compito che la “Dante” assolve da oltre un secolo, e in ogni parte del mondo, grazie ad una rete di volontari che va dalla Patagonia all’Alaska e che svolge un ruolo insostituibile per il nostro Paese e per i nostri connazionali che vivono all’estero.

Risaltano i dati forniti dalla Segreteria Generale della Dante che dimostrano come dal 2000 ad oggi si sia passati da 87000 ad oltre 211000 studenti di lingua italiana, per un totale di 5417 corsi contro i 3879 del 2000 e l’apertura di nuove sedi in Asia e in Oriente che portano da 387 a 424 i comitati della “Dante Alighieri” operanti nel mondo.

La stessa Mostra della Lingua Italiana presso la Galleria degli Uffizi, a Firenze, che ha fatto registrare 1 milione e 300 mila spettatori, il più grande successo, sotto ogni aspetto, anche quello economico, degli ultimi anni dei musei fiorentini, ha visto ancora una volta primeggiare la “Dante”.per la sua fervida attività di promozione della cultura italiana, una promozione che vede tra i suoi successi anche le oltre 2000 manifestazioni dello scorso anno. (E.B.)

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 Indice

 

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Nuova  serie   -    Roma, 7 giugno 2006   -   n. 23

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805

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Direttore Responsabile: Guido Scialpi          Direttore Editoriale: Alberto Graziani

Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri

 

 

La televisione non basta per vincere le elezioni. 

 

      Dai principali risultati della ricerca svolta dal Censis su un campione di 2.000 italiani intervistati all'uscita dei seggi alle ultime politiche del 9 aprile 2006, emerge che non ci sono sostanziali novità.

      Per il 74% degli intervistati la televisione è il principale canale di raccolta di informazioni utili per la propria scelta di voto.

 Tab.1 - Principali canali utili per il voto (val.%)

 

 

 

 

 

Unione/

Casa delle

Totale

 

 

 

 

 

Centro

libertà!

 

 

 

 

 

 

sinistra

Centro destra

 

Tv

 

 

 

 

70,5

77,6

74,0

Stampa

 

 

 

 

31,9

22,3

27,2

Famiglia/parenti

 

 

 

14,7

15,8

15,2

Radio

 

 

 

 

14,9

11,0

13,0

Amici/colleghi

 

 

 

10,0

9,1

9,6

Partecipando ad incontri politici (comizi, assemblee,

6,4

9,5

8,0

cene sociali ecc.)

 

 

 

 

 

 

Internet

 

 

 

 

7,1

5,1

6,1

Leggendo volantini o materiale di propaganda dei

4,8

4,4

4,6

partiti/candidati, ecc.

 

 

 

 

 

 

Altri

luoghi/reti

di

relazioni

(parrocchia,

2,1

3,7

2,9

associazione, sindacato ecc.)

 

 

 

 

                   

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Il totale non è uguale a 100 perché erano possibili più risposte

Fonte: indagine Censis, 2006

 

 

       I giornali, invece, sono la principale fonte comunicativa politica per il 27,2% degli italiani con differenze importanti perché la quota che definisce la stampa la fonte principale della propria informazione politica aumenta all'innalzarsi del titolo di studio (si va dal 19,7% tra i possessori di licenza elementare al 49,4% tra i laureati).

      Dopo tv e stampa, gli altri strumenti mediatici sono residuali, ma va sottolineato come siano canali di raccolta di informazioni politiche di segmenti sociali specifici; ad esempio, la radio è utilizzata soprattutto da adulti e anziani, mentre internet è uno strumento utile soprattutto per i più giovani. Anche per i canali informali, da quelli familiari (15,2%) a quelli di amici e colleghi (9,6%), vale la logica del peso relativamente più elevato per specifici gruppi o territori.

      Stesso discorso per gli incontri e gli strumenti prettamente politici, come comizi e assemblee (8%) o materiale di propaganda (4,6%) citati da quote ridotte di intervistati, ma che per alcuni gruppi specifici, come i commercianti e gli artigiani, hanno un'efficacia più elevata rispetto a quella riferita all'intero corpo elettorale.

       Quindi, se la televisione è la grande regina della comunicazione politica, in consultazioni elettorali giocate al margine è chiaro che anche quegli strumenti che muovono frange minuscole e marginali di elettorato diventano cruciali per i partiti e le coalizioni.

      Non è una forzatura segnalare che il successo elettorale passerà sempre più anche attraverso questa capacità di differenziazione dell' offerta politica in termini di messaggi e di canali comunicativi per adeguarsi alla crescente segmentazione dell' elettorato.

      Come noto, la politica è un segmento stabile di offerta televisiva, non tanto con programmi ad hoc, quanto in contenitori che la veicolano come piatto privilegiato, anche se spesso intercalato da altre tematiche mediaticamente appetibili. In campagna elettorale, ovviamente, il valore degli interventi in tali programmi-contenitore si è moltiplicato.  

 

Tab. 2 - Trasmissioni televisive considerate utili per la scelta elettorale, per coalizione (vaI. %)

 

Unione/

Casa delle

Totale

 

Centro

libertà!

 

 

sinistra

Centro

 

 

 

destra

 

Porta a Porta (Raiuno)

42,5

70,1

56,3

Matrix (Canale Cinque)

26,9

42,5

34,7

Ballarò (Rai Tre)

50,9

15,2

33,0

I confronti regolamentati tra i leader

21,4

24,8

23,1

Tribune elettorali

9,4

11,8

10,6

Otto e Mezzo (La7)

8,2

5,5

6,9

Primo Piano (Rai Tre)

9,6

2,1

5,9

L'infedele (La7)

5,1

3,4

4,3

Alice e le altre (Rai2)

2,5

1,9

2,2

 

Il totale non è uguale a 100 perchè erano possibili più risposte

Fonte: indagine Censis, 2006

 

 

      E' Porta a Porta il programma di informazione politica più indicato dagli elettori come fonte primaria di informazioni utili per la propria scelta di voto; è il 56,3% degli italiani, quota che sale al  70,1% circa tra gli elettori della Cdl (il 42,5% tra quelli dell'Unione) a citarla come trasmissione più utile per la scelta di voto (tab. 2).

      Matrix (34,7%) presentato da Enrico Mentana su Canale 5 e Ballarò (33%) presentato da Giovanni Floris sulla Rete Tre ottengono percentuali molto vicine, ma hanno pubblici dall' appartenenza politica e dai connotati sociodemografici molto diversi.

       Infatti, Matrix è visto soprattutto da elettori della Casa delle Libertà (è il 42,5% a indicarlo come programma che gli ha offerto informazioni utili per la decisione di voto) e dai più giovani (45%), mentre Ballarò è la trasmissione cult degli elettori dell'Unione (50,9%), percentuale che batte addirittura quella di Porta a Porta, e dei 30-44enni (34,7%).

       I confronti regolamentati tra i due leader sono stati indicati dal 23,1 % degli intervistati, soprattutto al Sud-isole. Va segnalata la performance di Otto e mezzo programma quotidiano de La7 che viene indicato dal 10,6% degli intervistati.

       In questa elezione si è discusso meno del ruolo avuto dalla televisione, eppure gli elettori hanno sottolineato come le performance televisive dei leader siano state tra i fattori che hanno pesato sull' esito elettorale.  

 

      A pesare, però, più che in passato non è stato il mezzo ma il messaggio, più che il packaging tipico della personalizzazione estrema della politica, ha pesato una valutazione più globale da parte dell'elettore dove le proposte e i programmi hanno contato di più.

 

      Infatti rispetto al 2001 è cresciuta in modo consistente la quota di elettori che ha scelto sulla base dei programmi considerati più convincenti (il 23,2% di contro al 17,9% del 2001), mentre è calata drasticamente la quota che ha votato il leader considerato più adatto a governare (dal 19,1% del 2001 all'attuale 13,7%).

      Ed è da sottolineare che nella Cdl la quota di elettori che ha dato il proprio voto perché la coalizione è guidata dal leader più adatto a governare è scesa dal 24,7% al 14,6%, mentre quella che fa riferimento ai programmi è salita dal 20,8% al 24,5%; per Forza Italia la quota che ha votato il partito per via del leader è passata dal 33,2% del 2001 al 16,2% del 2006, mentre quella che lo ha scelto per il programma e le proposte è salita dal 20,9% al 29%.

      Il pragmatismo utilitaristico degli elettori che selezionano l'offerta sulla base di un set soggettivo di interessi, capacità culturali e orientamenti, consente di decodificare i messaggi a partire dal contenuto, ampliando così il peso di questo aspetto nella scelta.

      Non basta più essere presenti in televisione, avere una bella presenza o essere carismatici, occorre portare proposte appetibili, saperle comunicare in modo chiaro, semplice, ma credibile, sfondando il muro della diffidenza che, indubbiamente, continua a circondare i politici.

      L'elettore non è più bloccato sull'antropologia del leader, sulla sua persona e capacità, ma associa sempre più leader, coalizione e programma; quindi, l'emozionalità inscritta nel rapporto tra leader e popolo viene filtrata e arricchita dal giudizio sulle proposte che, non a caso in queste elezioni, ha pesato sulle scelte di voto più che in passato.(A.G.)

 

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N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 30 0ttobre 2006  -  n. 24

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805

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Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri

 

LA COOPERAZIONE EUROMEDITERRANEA NEL DIALOGO TRA LE CULTURE  

La Fondazione italiana Osservatorio del Mediterraneo, con il Ministero degli Affari Esteri e la Camera di Commercio di Roma, hanno presentato, venerdì 27 ottobre 2006, la conferenza dal tema La Cooperazione Euromediterranea nel Dialogo tra le Culture.

Il convegno, che si è svolto presso l’Aula del Consiglio della Camera di Commercio della capitale e che è stato presieduto dal presidente dell’Assemblea del Popolo della Repubblica Araba d’Egitto, professor Fathi Sorour, insieme con l’on. Fausto Bertinotti presidente della Camera dei Deputati del Governo italiano, ha rappresentato una nuova occasione di incontro, nell’ambito del ciclo Le Grandi Conferenze promosse dalla stessa Fondazione Osservatorio del Mediterraneo, volto alla divulgazione dei valori euromediterranei e per ribadire l’importanza del dialogo, del rispetto e della solidarietà fra i popoli delle due rive dello storico Mare.

Al dibattito, che ha visto la partecipazione dell’onorevole Franco Frattini vice presidente della Commissione Europea e presidente della celebre istituzione che ha organizzato l’evento, erano presenti anche il sottosegretario agli Esteri on. Vittorio Craxi, il professor Mohamed Aziza, e il presidente della Camera di Commercio Andrea Mondello.

Il professor Sorour, già ministro dell’Istruzione del Governo Egiziano e Rappresentante permanente della Lega Araba  presso l’UNESCO, è stato pure insignito, tra le altre onorificenze,  di una Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza presso la prestigiosa Università di Bologna. Molto legato all’Italia, e particolarmente impegnato da diversi anni, anche con il nostro Governo, a diffondere l’importanza e la necessità degli scambi interculturali , e di consolidare il dialogo interreligioso fra le civiltà mediterranee, Sorour, durante la conferenza di Roma, ha posto con fermezza all’attenzione dell’opinione pubblica e dei Governi euromediterranei, la validità di un sano e proficuo dialogo a beneficio e vantaggio del partenariato  e della cooperazione euromediterranei, oggi e in futuro.

Un partenariato ed una cooperazione basati su un dialogo entro il quale, tuttavia, non può e non deve mancare un fondamento di rispetto reciproco. Le numerose sfide alle quali oggi deve far fronte la Regione , come già sappiamo, non sono delle più facili, conflitti, immigrazione clandestina, povertà, e nemmeno si può pensare di risolverle con le armi o con altre forme di violenza.

Per questo per affrontarle al meglio e con successo, è importante che si sviluppi una stretta collaborazione tra i Governi e la società civile delle nazioni interessate, che consenta di raggiungere risultati di considerevole portata politica, economica e culturale, e che sia quindi capace di contribuire a creare sicurezza e stabilità generale in tutta l’area. Dare vita e alimentare quelle politiche che mirano a sviluppare i rapporti tra le popolazioni delle due sponde favorendo la conoscenza e il riconoscimento delle diverse culture e religioni, non potrà che accrescere un orientamento collettivo europeo verso il Mediterraneo e aiutare questo processo di cooperazione che volge  già da oggi lo sguardo verso l’anno 2010, quando il bacino del Mediterraneo diventerà a tutti gli effetti una zona di libero scambio. In considerazione di ciò, non dimentichiamo che la stessa Dichiarazione di Barcellona, stilata undici anni fa, esprime con estrema chiarezza l’importanza della dimensione culturale nella filosofia del partenariato, in quanto soltanto un buon dialogo e il rispetto fra le diverse culture e religioni possono costituire le due condizioni ideali e indispensabili per la vicinanza dei popoli e la loro crescita sotto tutti gli aspetti.

Si deve dunque dialogare si, ma con lealtà e trasparenza perché solo attraverso un parlare chiaro e vero si può trasmettere il buon sapere, quello che ci vuole per riportare ognuno ad apprezzare e condividere quei valori culturali che da sempre legano le terre del Mediterraneo, e a rimettere in equilibrio le relazioni tra i popoli del Nord e quelli del Sud. Dialogo e rispetto costituiscono dunque gli strumenti ideali per risolvere le tensioni e i conflitti, e rappresentano il mezzo più idoneo per affrontare un cammino stabile verso un futuro che si spera, fra tante cose buone, possa finalmente scrivere anche un capitolo nuovo nella stessa storia del Mediterraneo con la tanto attesa risoluzione dell’annoso conflitto arabo-israeliano che ormai da decenni oltre che lacerare il cuore stesso della Terrasanta, crea destabilizzazione anche in altre parti del mondo.

Particolare responsabilità è oggi nelle mani dell’Europa affinché il progetto euromediterraneo abbia buon esito, e il buon esito del partenariato, si sa, dipende dalle buone condizioni sociali delle Nazioni che sono chiamate a farne parte, quelle condizioni di benessere a cui nessuna società può essere sottratta.

Sarebbe opportuno allora un consistente intervento politico da parte dell’Unione Europea che possa favorire, mediante una adeguata azione diplomatica, il raggiungimento di una pace giusta, totale e permanente del conflitto arabo israeliano. Il primo, e forse il più importante, dei problemi da risolvere per il bene di tutti. Naturalmente uno sforzo di dialogo e tolleranza deve provenire anche da parte delle popolazioni e dei governi che sono segnati da questo conflitto, perché essi stessi comprendano gli uni le ragioni degli altri e arrivino ad accordarsi fra loro attraverso un atteggiamento ispirato dal buon senso anziché da una facile irascibilità.

La storia del Mediterraneo è una storia gloriosa, popolata di grandi civiltà, talvolta in crisi ed in conflitto, spesso in sintonia fra loro mediante intense cooperazioni e progetti di scambio.

Prendiamo pure insegnamento dall’Egitto che nel corso dei suoi millenni di storia ha rappresentato una scuola di civiltà, e sia ancora la sua storia millenaria una lezione per le giovani generazioni  a considerare lo scambio civile attuato da sempre fra l’Egitto e i Paesi del Mediterraneo come un modello di vita sociale da prendere ad esempio: Egizi, Greci e Romani hanno fatto grande il Mediterraneo contribuendo con le loro conoscenze e il loro sapere ad una sua crescita sociale, culturale ed economica.

Se negli anni Settanta, sulla scia del celebre film Guerre Stellari, si fantasticava sul Terzo Millennio come di un’epoca che sarebbe stata scenario di un possibile scontro fra civiltà terrestri ed extraterrestri, una fantasia che oggi, dopo tanti anni, non può più nemmeno lontanamente apparire credibile, sarebbe il caso di lasciare che, altrettanto inutilmente, anche Samuel Huntington e i suoi seguaci continuino pure a nutrirsi delle loro “fantastiche” previsioni di scontri fra le civiltà umane,  quelle fra terrestri, che tanto li appassionano, e allo stesso modo i terroristi, che vorrebbero approfittarne per i loro loschi scopi, alla loro solitudine nel desiderio di morte, e sempre per questo al loro isolamento.

Perché chi crede nei valori della vita, e nella stessa vita, possa incamminarsi già da oggi con gli strumenti, con i mezzi e con tutte le possibilità disponibili, a cominciare proprio dal dialogo e dal rispetto,  verso un domani in cui l’intero pianeta Terra sia invece dominato dalla sicurezza, dalla pace, dalla stabilità e dal benessere per tutti i suoi abitanti. (Elisabetta Bernardini) 

 

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N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 8 novembre 2006  -  n. 25

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Redazione: Elisabetta Bernardini, Marta Liverini

 

 

Ombre e luci della televisione generalista

 

 

Il tradizionale sistema televisivo analogico terrestre, ovvero la “televisione” quando viene definita “generalista”, si connota di un significato di basso profilo, che sembra richiamare una tradizione di vetusti manierismi. Mentre, pur se la televisione satellitare, compressa in Italia in un singolo monopolio, non si discosta dagli stessi modelli e le prime esperienze con il “digitale terrestre” sembrano anch’esse poco innovative, gli scenari che si ipotizzano intorno alle reti televisive tematiche, evocano strabilianti risultati sul piano culturale e sul gradimento dei telespettatori. In Italia, tuttavia,  sta di fatto che la televisione generalista raggiunge praticamente “tutti” (98,5 %) ed è, di gran lunga, il mezzo con la percentuale più elevata di “utenti abituali• (95,8 %).

Ma perché è stata definita “generalista” ? Probabilmente perché si occupa di tutto; i suoi palinsesti sono onnivori, nulla viene escluso dalla loro dieta, basta che si trovi un riscontro, anche minimo, nella vita sociale. Il tutto poi è metabolizzato nelle due categorie di base della TV generalista: l’informazione e l’intrattenimento. Alle quali da qualche tempo deve aggiungersi una terza possibilità, nata dalla commistione delle prime due, una forma di  info-spettacolo, ove i confini dell’informazione e quelli dello spettacolo non sono più percepibili dal telespettatore, per cui, si è assistito, nelle stesse operazioni militari allo utilizzo di accorgimenti propri del set televisivo, figurarsi quindi cosa possa essere escogitato nell’allestimento di altri programmi. Generalista anche perché si rivolge a tutti; considerato che sul piano economico e tecnico, nei paesi occidentali, a tutti è data la possibilità di accedere al mezzo televisivo, la televisione si rivolge ad un pubblico il più vasto possibile, fortemente eterogeneo, con delle caratteristiche assolutamente generali e, in definitiva, anch’esso onnivoro. Certamente, la televisione, con la sua diffusione capillare, ha comunicato modelli, suggerito comportamenti e in molti casi ha fatto maturare una coscienza collettiva e forse nazionale, influenzando la lingua, le esperienze comuni e la reciproca conoscenza. Ha incorporato mezzi espressivi di ogni genere dal cinema al teatro, agli spettacoli sportivi, imponendo una struttura monomediale, che, con la sua spudorata autoreferenzialità, ha declassato tutti gli altri media in ruoli subordinati e spesso di nicchia. Nonostante tutto è riuscita a dare una sensazione di appartenenza, poiché la sua penetrazione è totalizzante. Anche in conseguenza della crisi storica della scuola , delle chiese, della famiglia, centinaia di milioni di persone, soprattutto giovani, in tutto il mondo sono di fatto educati dai programmi della televisione. Però la possibilità che molte trasmissioni e molti programmi servano soltanto per vendere spazi pubblicitari è molto forte. Come altrettanto forte è la possibilità che forze economiche e politiche influiscano, con i loro intrecci di potere, sulle scelte dei contenuti. Pertanto, la televisione non è un mero assemblaggio di immagini e di suoni; è piuttosto una complessa sintesi di funzioni sociali, politiche, economiche e culturali. Nei linguaggi del «piccolo schermo», come nei linguaggi di ogni altro strumento, dalla stampa alla radio, all’informazione online, si compenetrano tradizione e innovazione, ovvero tutto l’evolversi di una società. Società, che a sua volta non rappresenta una semplice aggregazione di uomini ma un insieme di idee, sentimenti, esperienze rese comuni da processi cognitivi e persuasivi, determinati dalla circolazione di informazioni, notizie e quant’altro sia necessario per generare percorsi formativi diretti alla costituzione ed al mantenimento della società stessa. Una sorta di circolo, in cui , attraverso i processi dell’informazione ogni società costituisce e regola se stessa.

 Ed è alla luce di queste considerazioni che si spiega il fatto come in Italia ove esiste una altissima partecipazione al voto rispetto agli altri Paesi occidentali - testimonianza dell’attenzione degli italiani alle vicende politiche e della condivisione delle scelte   necessarie nella vita di una società - si  verifichi poi l’utilizzo preponderante di un solo mezzo di informazione, la televisione generalista,  che pur non dimostrandosi determinante per i risultati del voto, rimane quindi un punto di riferimento costante e complessivo delle pulsioni della realtà italiana. In recenti analisi (1), la soddisfazione del telespettatore italiano è risultata di gran lunga più bassa di quella registrata in altri paesi europei, quasi a significare una teledipendenza ottusa e incolore, passiva nei confronti della televisione generalista. Mentre negli altri paesi, a fronte di un’offerta più diversificata, tv satellitare, pay-tv, tv via cavo, tv tematiche, i telespettatori hanno dimostrato un maggiore gradimento dell’offerta dei programmi televisivi. Indubbiamente una televisione più mirata potrà soddisfare maggiormente l’attesa di uno specifico pubblico, ma alla frammentazione dell’offerta corrisponderà necessariamente la frammentazione del pubblico e la conseguente frammentazione delle risorse finanziarie destinate alla pubblicità commerciale di settore, creando così una serie di aree, culturalmente più specializzate (sport,cinema,musica,arte), ma, nel tempo, sicuramente asfittiche, carenti di quel confronto culturale complessivo, che fa della cultura un valore superiore rispetto ad ogni singola cultura di genere. D’altro canto, qualsiasi programma può rivestire un valore culturale se contiene elementi di intelligenza e di stimolo nella condivisione delle esperienze complessive che appartengono ad un dato gruppo sociale e non sarà certo la sua sola specificità a renderlo utile per l’arricchimento della cultura individuale.

In Italia sebbene la televisione non venga considerata pienamente corrispondente alle attese del pubblico, rimane tuttavia il primo punto di riferimento, anche se spesso ampiamente criticato, perché comunque è l’espressione più vasta e dinamica della varietà culturale, della complessità sociale, politica ed economica del nostro Paese. La televisione generalista  avrà pertanto lunga vita e non sarà soppiantata da quella internazionale o tematica, ma nel contempo dovrà cercare vie di miglioramento attraverso la multimedialità e, soprattutto, attraverso l’abbandono della sua veste autoreferenziale, che la allontana da quella complessità socio-culturale, di cui deve alimentarsi.

Inoltre, il pubblico dei telespettatori, come quello degli internauti, ama moltissimo l’incontro culturale fortuito, non programmato, ma non vuol essere ingannato dalla miscela tra realtà e spettacolo, quando questa nebulosità è artatamente la sola base di programmi che altro non hanno da dire.(A.Graziani)

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(1) Le diete mediatiche degli italiani nello scenario europeo - Sesto Rapporto sulla comunicazione CENSIS - U.C.S.I.

 

 

 

Informazione e comunicazione: l’Europa corre, l’Italia gattona.

“ La dieta mediatica degli italiani nello scenario europeo” è stato il focus dell’anteprima svoltasi il 30 ottobre, alla Camera dei Deputati-Sala del Cenacolo, per presentare una sintesi del  Sesto Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia, il cui volume completo verrà pubblicato a febbraio 2007. In una società, quali tipi di bisogni emergono maggiormente rispetto ai media? Quali mezzi, le persone prediligono per soddisfarli?  Ma soprattutto, la società è realmente soddisfatta dei mezzi che utilizza per informarsi, relazionarsi, approfondire interessi, intrattenersi? Questi i quesiti da approfondire, come ha sottolineato Giuseppe De Rita, Segretario Generale del Censis, nella sua introduzione, e che sono stati sviluppati nella successiva tavola rotonda attraverso gli interventi di Cesare De Michelis, Presidente della Marsilio Editori, Dario Di Vico, Vice Direttore del Corriere della Sera, Andrea Granelli, della Fondazione Rosselli, Giovanni Pugliesi, Rettore dello IULM e Giuseppe Roma, Direttore Generale Censis. Dal canto suo, quest’anno, il Rapporto Censis/Ucsi, mette a confronto consistenza e tipologia dei diversi consumatori di media in Italia e in Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, per capire le aspettative che le persone sperano di soddisfare con i media, ed è emerso che per l’80% degli italiani la prima necessità è in assoluto quella di informarsi, non solo però sulle novità politiche, finanziare o su fatti di cronaca, ma anche sulla vita sentimentale degli attori o delle showgirl. Al secondo posto troviamo il bisogno di approfondire, che riguarda il 69% degli italiani, anche questo, come il primo, non riporta grandi differenze tra uomini e donne, adulti e giovani, più e meno istruiti. Al terzo posto c’è l’interesse per la musica che con il suo 46%, composto soprattutto di giovani e di persone più istruite, ha sorpreso i ricercatori. Seguono poi il bisogno di relazionarsi, di accedere a servizi utili, di intrattenimento e infine di orientamento negli acquisti.

Stabilite quali siano le priorità della società, gli esperti hanno concentrato la loro attenzione sui mezzi che questa utilizza per ottenere ciò che cerca e quanto i diversi media riescano a soddisfare tali bisogni. In tutti i paesi il mezzo più usato in assoluto è la televisione, tranne in Germania dove la radio sembra ottenere, anche se di poco, più ascoltatori. Ultimi, con dati comuni a tutti i paesi, sono sempre i quotidiani, settimanali e mensili, che rispetto agli altri mezzi sono quelli meno utilizzati. Anche internet, come vedremo, in questi anni non ha raggiunto un elevato numero di utenti, classificandosi in ogni paese sempre come sesto mezzo più utilizzato.

Per quanto riguarda la situazione dei singoli paesi, infatti, si può dire che in Italia e in Spagna secondariamente alla televisione vengono usati, in ordine, cellulari, radio, quotidiani, libri, ed internet. In Francia invece troviamo al secondo posto la radio seguita dai libri, i quotidiani, i cellulari ed internet. In Gran Bretagna dopo la radio al secondo posto troviamo, analogamente alla Germania, i quotidiani, i libri, i cellulari al quinto posto ed internet.  Ma  nonostante la televisione sia sempre al primo posto in termini di uso non lo è mai in quanto a soddisfazione, infatti i mezzi di comunicazione che risultano dare più soddisfazione al pubblico sono internet, libri e cellulari.

Il giudizio che possiamo esprimere dopo questa e le precedenti ricerche è che l’Italia negli ultimi anni ha aumentato le sue capacità di accostarsi a vari tipi di media per soddisfare i propri interessi, ma questo non è sufficiente. E’ chiara la lentezza con cui l’Italia si sta muovendo verso l’utilizzo dei media, essendo l’unico paese con un numero tanto alto di utenti marginali (utenti di un solo mezzo, cioè la televisione).  Infatti l’Italia presenta il 10,6% della popolazione come utenti marginali, a confronto del 2% britannico, del 4% tedesco, del 6,1% spagnolo e del 6,7% francese, che è il paese che in questa ricerca si è dimostrato più simile al nostro.

Altro dato significativo è purtroppo quello riguardante l’utilizzo dei libri. Il pubblico di lettori di libri è molto ampio in tutta Europa. In Gran Bretagna e Germania coinvolge circa i tre quarti della popolazione, in Francia e in Spagna circa i due terzi; mentre in Italia siamo riusciti a malapena a superare la soglia della metà della popolazione che ha letto almeno un libro nell’ultimo anno.

Inutile dire che l’Italia non sia uscita brillantemente da questo confronto, colpa appunto della sua lentezza nel cambiamento, nel far propri i nuovi strumenti che il resto dell’Europa sembra invece utilizzare con più facilità.

Perché ci muoviamo così lenti? Perché intorno a noi tutto corre così velocemente? Perché la società italiana non si accosta con facilità a più mezzi di comunicazione? I  media comunicano al pubblico ciò di cui esso ha bisogno? (Marta Liverini)

 

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