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BOLLETTINO  NOTIZIE   E  COMMENTI

2005

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Indice

N. 13 del 21 marzo 2005

N. 14 del 23 maggio 2005

N. 15 del   8 giugno 2005

N. 16 del 27 giugno 2005

N.17 del 18 ottobre 2005

N.18 del 21 novembre 2005

N.19 del 9 dicembre 2005

 

N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 21 marzo 2005   -   N. 13

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805

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Redazione: Iacopo Landrini

 

La lingua italiana nel mondo

INTERVISTA AL SENATORE GIAMPAOLO BETTAMIO* di ELISABETTA BERNARDINI

D) Senatore Bettamio, l’Italia è Paese fondatore dell’Unione Europea e la lingua italiana viene esclusa dalle traduzioni ufficiali della Commissione UE…

R) Da quando è venuta fuori la notizia che la lingua italiana non figurerà nelle traduzioni ufficiali  delle conferenze della Commissione europea non si parla altro che di questo. E’ scoppiato un caso ma il problema in effetti non esiste…

D) Come, il problema non esiste?

R) Soltanto ora si comincia a parlare dell’importanza di tradurre anche in lingua italiana e questo fatto ha tutta l’aria di essere “usato” come uno strumento utile a fare campagna elettorale. Quando non ci sarà più bisogno di fare propaganda politica nemmeno se ne parlerà più, ma adesso tutti si appropriano della lingua italiana.

D) Però anche il Ministro degli esteri Fini all’indomani della notizia si è detto lui stesso pronto, in prima persona, a rilanciare la nostra lingua…

R) Probabilmente il Ministro Fini voleva dire che la lingua italiana va certamente sostenuta e tutelata ma esclusivamente in quei campi d’azione più influenti come possono essere specifici settori culturali e professionali, e al fine di valorizzare particolari istituzioni atte a tale scopo .

Lo studio della lingua italiana è esclusivo e può servire a sostegno della stessa cultura italiana e

di alcune professioni sofisticate.

D) Se le cose stanno così, quale allora la strategia da seguire?

R) Per prima cosa è opportune sapere che valorizzare la propria lingua comporta anche un investimento economico non indifferente. Ci sono Paesi che a favore della loro propria lingua investono moltissimo in termini economici. Se prendiamo ad esempio il governo francese, questo per promuovere la francofonia sborsa ben 42 milioni di euro ogni anno mentre il governo della penisola iberica ne spende 60 di milioni di euro all’anno per finanziare gli Istituti Cervantes e favorire lo studio della lingua spagnola. La nostra Società Dante Alighieri, che è leader nell’insegnamento e nella diffusione dell’italiano, riceve solo 1 milione e 300 mila euro di finanziamenti annui per svolgere la sua attività. Quindi è nostra intenzione sostenere ancora di più gli Istituti Italiani di Cultura presenti all’estero e rafforzare economicamente sia quelle istituzioni nazionali, come appunto la Società Dante Alighieri o la storica Accademia della Crusca dedite alla promozione della ricca cultura del nostro paese, che specifici settori professionali. Alla base di tutto questo c’è naturalmente l’autofinanziamento.

D) E una volta aumentati i finanziamenti, che strada prenderà la lingua italiana?

R) Il problema effettivo, se di problema vogliamo parlare, è quello della tutela della lingua italiana all’estero: ha un senso tutelare la lingua italiana all’estero? Sappiamo che la nostra lingua non è una lingua veicolare, di conseguenza sforzarsi per tutelarla come se fosse una lingua veicolare di massa è un errore. Considerando ciò, l’italiano va tutelato seguendo due linee d’azione: la prima passa attraverso un certo tipo di ambienti culturali, siano questi università o accademie, negli studi di architettura, arte, restauro, moda… La seconda, che deriva dalla prima, è legata al fatto che essendo la lingua italiana una lingua di cultura, e non di uso comune, sarebbe opportuno valorizzarla soltanto in ambiti influenti e particolari.  Preoccuparsi di tutelarla a Bruxelles è inutile anche perché la Commissione Europea non equivale il Parlamento e comunque sia, i testi ufficiali più importanti vengono tradotti anche in italiano, quindi non c’è motivo di allarmarsi tanto.

D) C’è già un programma di lavoro che segue le due linee guida?

R) Attraverso gli Istituti Italiani di cultura stiamo valorizzando soprattutto la didattica incrementando i corsi di insegnamento della lingua. Ci interessano principalmente quelle aree dove c’è un maggiore interesse per l’Italia e la sua cultura. In città come Washington, Caracas, Montevideo, c’è una grande richiesta di italiano e centinaia sono gli allievi desiderosi di studiare la nostra lingua. Poi ci preme particolarmente la promozione di eventi culturali esclusivamente in lingua italiana e questi intendiamo realizzarli attraverso una stretta collaborazione tra pubblico e privato, il Ministero degli Esteri in questo caso si avvale, oltre che del supporto delle banche, anche degli sponsor privati. In programma abbiamo già una mostra d’arte negli USA e la realizzazione a Berlino di un progetto teatrale in lingua italiana. Dall’archeologia al restauro, alla moda… vediamo eccellere e crescere la presenza dell’Italia  in molte parti del mondo ed è in situazioni importanti come queste che va sostenuta la lingua italiana. (E.B.)

 

*  SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI E PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE NAZIONALE PER  LA PROMOZIONE DELLA CULTURA ITALIANA ALL’ESTERO

  

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21 MARZO - GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

  POETI EUROPEI DEL ‘900 - LA LINGUA DELL ’ OSPITALITA’

Ideato dal celebre poeta italiano Giovanni Raboni, recentemente scomparso, il progetto POETI EUROPEI del ‘900, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione, si appresta a festeggiare il 21 marzo, giornata mondiale della poesia, con una serie di eventi davvero rilevanti.

Intitolata LA LINGUA DELL ’OSPITALITA’  e realizzata in collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano- Teatro d’Europa  e con l’AICEM (Associazione Istituti di Cultura Europei Milano), questa“luminosa” rassegna di poesia contemporanea, nata dodici anni fa come ciclo di incontri per poeti europei, si apre per la prima volta  anche a  quelle “voci” provenienti da altri Paesi della vasta area mediterranea  offrendo la partecipazione a coloro che, approdati in terra europea, hanno scelto le lingue dell’Europa per esprimersi attraverso quest’arte riconoscendo, in tal modo, non solo l’universalità della poesia che come ogni arte non conosce limiti o confini, ma anche la verità che l’Europa è da sempre e “sempre” terra di accoglienza e di ospitalità.

Inaugurati lo scorso 17 gennaio con il poeta bilingue, arabo-francese, di origine libanese Salah Stétié, e con Pierre Jean Jouve, il poeta francese scomparso trent’anni fa lasciandoci opere come La Danza dei Morti e Preghiera, letto dal noto attore italiano Giancarlo Dettori, i poetici  “incontri” hanno proseguito il loro itinerario, sempre nel capoluogo lombardo, presentando, nel giorno di San Valentino, la poetessa di lingua tedesca ma originaria di Istanbul Zehra Cirak e con lei le poesie di un’altra grande poetessa, pure di lingua tedesca, l’ebrea Hilde Domin, interpretate per l’occasione dall’attore Massimo de Francovich. Le date previste per l’intero programma, sette in tutto, culmineranno il prossimo lunedì 21 marzo alle ore 17.30, presso il Teatro Studio con un “saluto”al grande Federico Garcia Lorca in occasione della giornata mondiale della poesia a lui dedicata. A precedere la celebrazione sarà l’intervento della poetessa spagnola Chantal Maillard, l’autrice di Matar a Platone vincitrice del Premio Nazionale di Poesia. A leggere l’opera lorchiana sarà il regista teatrale Lluis Pasqual, connazionale del celebrato poeta spagnolo e considerato regista lorchiano per eccellenza.

Realizzato in collaborazione con l’Instituto Cervantes Milan e con l’Accademia Mondiale della Poesia, l’evento sarà presentato da Nadir M. Aziza sensibile poeta di origine tunisina e cancelliere della stessa Accademia.

Altri quattro appuntamenti seguiranno la Giornata Mondiale della Poesia : il 4 aprile con l’artista iraniana di lingua inglese Mimi Khalvati e con le poesie di uno dei maggiori poeti inglesi di tutti i tempi, William Wordsworth, letto da Umberto Ceriani.  Il 9 maggio con Diamant Abrashi, poeta albanese della Repubblica del Kosovo accolto in Svizzera, nel Canton Ticino, come rifugiato politico e con lui il nostro Giuseppe Ungaretti la cui poesia sarà interpretata dalla voce di Franco Graziosi. Il 16 maggio è la volta dell’autore turco approdato in Austria, a Vienna, e per questo anche di lingua tedesca,  Serafettin Yildiz. In quello stesso giorno sarà “presente” anche l’intensa poesia di Nazim Hikmet recitata da Giulia Lazzarini.  Infine il 23 maggio prossimo l’omaggio sarà rivolto al nostro Giovanni Raboni, poeta, traduttore, (è sua la traduzione dell’opera Alla Ricerca del Tempo Perduto di Proust), scrittore, critico letterario e teatrale nonché giornalista. A lui è dedicata l’intera manifestazione Poeti Europei del ‘900, di lui saranno ricordate la sua sensibilità e la sua               poesia con la partecipazione di Franca Nuti.

Grazie alla fervida attività del Piccolo Teatro  di Milano e alla collaborazione degli Istituti Culturali Europei, dal British Council al Centro Culturale Svizzero, dal Forum Austriaco di Cultura al Goethe Institut, da Le Centre Culturel Francais al Cervantes, senza dimenticare naturalmente il ruolo centrale dell’Accademia Mondiale della Poesia, è stato ancora possibile dar vita ad una manifestazione interamente dedicata alla  poesia non solo come arte, ma anche quale degna ambasciatrice di pace e dialogo tra i popoli.

Un pensiero va, in questa occasione, ad un altro nostro  poeta, Mario Luzi, che ci ha lasciati qualche settimana prima dell’arrivo della primavera.  E’ anche nel ricordo del grande artista fiorentino e della sua indimenticabile opera  che vogliamo festeggiare il prossimo 21 marzo, il giorno della primavera e della poesia, perché, come scrive il poeta Nadir M. Aziza, “è la poesia che nella disperazione più cupa fa risplendere i colori dell’arcobaleno, nell’angoscia più desolata fa nascere il fiore cristallino della speranza.” (Elisabetta Bernardini)

 

 

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Nuova  serie   -    Roma, 23 maggio 2005   -   N. 14

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IL PROCESSO DI BARCELLONA DIECI ANNI DOPO: GENESI, BILANCIO E PROSPETTIVE

di Elisabetta Bernardini

 

La serie di conferenze sul dialogo euromediterraneo promosse dall’Osservatorio del Mediterraneo del Ministero degli Affari Esteri Italiano  continua il suo percorso con scadenza mensile  portando ancora una volta all’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi europei il tema del fallito processo di Barcellona e il suo possibile rilancio a quasi dieci anni dal suo avvio.

Nel Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva a Roma, giovedì 19 maggio, a presiedere la conferenza dal titolo “Il processo di Barcellona dieci anni dopo: genesi, bilancio e prospettive”, c’era l’on. Jordi Pujol ex presidente del governo autonomo della Catalogna e promotore del famoso e spesso discusso processo mediterraneo, argomento centrale dell’incontro.

Politico e scrittore di livello mondiale Jordi Pujol, nato a Barcellona, dottore in medicina, europeista convinto e politicamente attivo già negli anni ’50, anni in cui nella Spagna franchista poco si parlava di Europa, ha tracciato il cammino lungo poco meno di due lustri del Processo di Barcellona mettendo in luce, attraverso un resoconto della realtà storica dei fatti,  non solo i pregi ma anche le difficoltà e gli ostacoli che questa brillante idea, partita con tanto slancio ed ottimismo, ha incontrato nel corso della sua esistenza.

Avviato con  la Conferenza di Barcellona nel novembre del 1995 su iniziativa del governo spagnolo rappresentato da Felipe Gonzales, nel contempo presidente di turno dell’Unione Europea, il Processo di Barcellona non nasceva a caso.Già negli anni ottanta  la Spagna, preoccupata per le sorti del Mediterraneo e per una certa indolenza da parte dei governi europei nei confronti di quest’area generalmente trascurata, cominciò a muoversi attivamente in tutta Europa attraverso una serie di contatti e conferenze di forte richiamo verso il bacino mediterraneo, al fine di sollecitare negli animi e negli stessi governi europei una presa di coscienza del fatto che non esisteva soltanto una zona centrale europea, ma anche una zona meridionale di cui tener conto e per cui sarebbe stato indispensabile dare vita ad una politica appropriata.

Il lavoro fu intenso ma le cose non cambiarono, in quegli anni altre attenzioni caratterizzavano gli interessi e la vita politica di un’Europa ancora troppo lontana dal pensiero del Mediterraneo e soltanto più tardi, quando cadde la cortina di ferro, gli atteggiamenti di noncuranza nei confronti dell’area mediterranea si trasformarono. Il crollo del muro di Berlino e la conseguente fine del comunismo dell’est, che fino ad allora avevano destato le massime preoccupazioni nella Comunità, contribuirono a mettere finalmente in risalto agli occhi dell’ Europa  il profilo di quella che evidentemente era la sua vera frontiera fino a quel momento dimenticata: il Mediterraneo con tutto il suo carico di problemi, dal sottosviluppo all’esplosione demografica, dal fondamentalismo al conseguente terrorismo, dalla povertà alle migrazioni. Siamo negli anni novanta e mai prima d’ora il monito della Spagna a tenere d’occhio il Mediterraneo era stato tanto sentito.

E’ un epoca questa in cui la nazione spagnola vanta anche un certo prestigio sulla scena politica internazionale, che le consente di dare vita ad una varietà di iniziative volte a promuovere e finalmente a concretizzare quell’idea di politica per il Mediterraneo ventilata già anni prima e rimasta a lungo inattuata. E’ infatti in questo momento, sullo sfondo di uno scenario europeo particolarmente influente e con lo sguardo rivolto verso sud che prendono consistenza quei piani d’azione pensati e destinati a migliorare le condizioni economiche e sociali della tortuosa area mediterranea.

E’ l’epoca della Conferenza di Barcellona,  dell’attuazione del programma economico  MEDA, del Forum Civile Euromediterraneo, di un grande progetto ricco di idee e di contenuti che sembravano promettere un futuro roseo e concreto per il Mediterraneo e per l’Europa intera, quello che passerà poi alla storia come il Processo di Barcellona.  

Costruito sulla base di una volontà politica comune e su una serie di interessi europei e compromessi economici, nel ’95 il processo di Barcellona partì bene e tutto sembrava procedere secondo le aspirazioni e le aspettative originali ma, per una serie di cause concatenate, non fu così…

Oggi, prossimi a commemorare i dieci anni da quel giorno in cui il processo fu avviato, non rimane altro che la memoria di quelle belle idee che furono, purtroppo per un breve lasso di tempo, le fondamenta sulle quali si sperava di innalzare un’opera che arricchisse non solo il Mediterraneo ma l’Europa stessa.

E’ necessario ridare vita a quel processo. Le fondamenta per poter costruire quell’opera immaginata tempo fa ci sono ancora. Le idee di allora sono tuttora valide e possono essere un incentivo al suo rilancio sebbene sappiamo che le sole idee non possono bastare..

Chi si propone veramente di ridare vita al processo di Barcellona è ancora oggi  il governo catalano, ma cosa potrà mai fare da solo se non c’è un segnale di partenza chiaro da parte europea? Cosa faranno a tal proposito Italia, Spagna, Francia…?

Per il momento si sa che ci sono soltanto alcune persone in Europa davvero interessate al rilancio del Processo di Barcellona, il presidente della Commissione UE Barroso, il vicepresidente della Commissione UE Franco Frattini, qualche altro nome di spicco nella Unione Europea come Solana.  Inoltre, perché funzioni, il processo di Barcellona ha bisogno di camminare su una strada tracciata da uno spirito di dialogo e di pace che, se venisse a mancare renderebbe nuovamente difficile l’attuazione di quei piani risolutivi a favore del Mediterraneo.Non dimentichiamo che quando sul finire degli anni novanta il processo di Barcellona subì una battuta d’arresto in parte questo fu dovuto anche ai conflitti che allora infestavano l’area mediterranea: dai Balcani all’Algeria passando sempre per Israele e  Palestina… fino ad arrivare alle forti tensioni tra  la Turchia e  la Grecia. Non possiamo sottovalutare neppure gli interessi economici che l’Europa unita e allargata ha sempre messo al primo posto all’interno della politica comunitaria. In effetti un’economia mediterranea vera e propria non esiste e sarebbe opportuno crearla, è giunto adesso il momento di realizzare quell’idea di una Banca Euromediterranea lanciata dieci anni fa.

Ma  perché  un forte sviluppo dei paesi che si affacciano sulla riva mediterranea del Sud, tanto “lontana” dalla  riva Nord, sia fattibile si deve proporre alla realtà anche un serio ed efficiente programma di riforme: una democratizzazione, una maggiore efficienza e trasparenza nell’amministrazione statale, più agilità e sicurezza nell’amministrazione della giustizia.Il mancato buon esito del processo di Barcellona non ha creato un danno soltanto alla costa Sud del Mediterraneo, ma a tutta l’area mediterranea e alla medesima Europa meridionale che ha subito, in un certo senso, l’espansione a nord, nord-est dell’ intera Unione, un’espansione che un processo come quello di Barcellona potente e produttivo avrebbe potuto in parte controbilanciare.

Adesso, secondo Pujol, dopo tanti anni dalla Conferenza di Barcellona le circostanze rendono possibile un rilancio vigoroso del fatidico processo. Già il fatto che  l’UE stia incominciando a rendersi conto che esiste un qualcosa che si chiama “vicinanza” e che il governo spagnolo di Zapatero, sempre più intenzionato a mantenere buoni rapporti con il  Maghreb ed a cogliere l’occasione del decimo anniversario per rilanciare il Processo, porta a ben sperare che tutto questo, insieme ad una forte sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei governi europei sulla scia dal dramma delle migrazioni , non faccia altro che alimentare la certezza che stavolta il Processo mediterraneo di Barcellona  ed i suoi intenti, primo fra tutti la “fine della povertà”, che non è un’utopia,  raggiungano  la realizzazione.

Da qui sarebbe necessario provocare una iniziativa politica efficace nella quale coinvolgere anche quei  paesi lambiti dalle acque del Mediterraneo  che però non potranno mai accedere alla UE; in questo caso potrebbe rivelarsi utile una proposta di accordo strategico di carattere economico e sociale, e di fatto anche politico, che porti i nostri “vicini” se non proprio ad una integrazione, almeno a stabilire con l’Europa unita una serie di relazioni economiche e sociali molto privilegiate.Insomma, le idee ci sono e le possibilità di realizzarle non mancano, basta volerlo e il Processo di Barcellona tornerebbe di attualità.Il prossimo mese di novembre 2005 offrirà un’occasione e per l’occasione sarebbe opportuno che l’Unione Europea si decidesse a rendere nota la sua posizione riguardo al Mediterraneo.Un Mediterraneo fuori dall’attenzione europea sarebbe un’errore, forse adesso ancora più grave che in passato, che l’Italia e  la Spagna , ma non soltanto loro, dovrebbero evitare.

E a lanciare il monito questa volta è Jordi Pujol in persona.

 

 

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Nuova  serie   -    Roma, 8 giugno 2005   -   N. 15

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Redazione: Iacopo Landrini, Elisabetta Bernardini

 

 

 

L’ITALIA DI OGGI NEL MONDO: IL RUOLO DELLA CULTURA  

 

Si è svolta a Roma nei giorni 26, 27 e  28 maggio presso  la Farnesina , sede del Ministero degli Affari Esteri italiano,  la Terza Conferenza dei Direttori degli Istituti Italiani di Cultura dal tema “L’Italia di oggi nel mondo: il ruolo della cultura”.

Giovedì 26 maggio, nella Sala delle Conferenze internazionali del MAE, dove è avvenuta l’inaugurazione alla presenza del ministro degli esteri Gianfranco Fini, del ministro della cultura Rocco Buttiglione e del presidente del Senato Marcello Pera, gli 89 direttori degli Istituti Italiani di Cultura provenienti dalle rispettive sedi di ogni parte del mondo, si sono riuniti e hanno dato avvio ai lavori messi in programma per l’intera durata del convegno che, nel fitto calendario, comprendeva anche due “trasferte”, sempre di carattere culturale: una alla Facoltà di  Archeologia dell’Università  di Roma “ La Sapienza ”, dove sono stati presentati due interessanti progetti : “Storia del sito archeologico delle Terme di Diocleziano, e “Valle Giulia:  La Valle delle Accademie”,  e un’altra alla Città del Gusto – Gambero Rosso, sempre a Roma, con la degustazione di prodotti italiani di qualità promossa da Buonitalia. Appuntamento periodico di grande rilievo,  la Terza Conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura è stata preceduta dalle riunioni degli anni 2000 e 2003 che ebbero come argomenti centrali di discussione, rispettivamente, le modalità di raccordo con le nuove Direzioni Generali geografiche, istituite a seguito della riforma del MAE, le prospettive della promozione della cultura e della lingua italiane all’estero. Distribuiti in 60 Paesi di tutto il mondo, gli Istituti Italiani di Cultura, espressione stessa della realtà italiana, rappresentano una preziosa risorsa e una componente essenziale della politica estera dell’Italia che si avvale della loro importante attività culturale, in coordinamento con le Ambasciate, i Consolati e tutte le altre articolazioni del cosiddetto “Sistema Italia”, per favorire non solo la promozione di un’immagine particolarmente moderna e aggiornata del nostro Paese, ma anche per potenziare le sue relazioni internazionali e apportare un ulteriore arricchimento a quel processo di dialogo interculturale tanto necessario oggi. In considerazione di questo, durante i tre giorni del Convegno, l’attenzione dei partecipanti si è concentrata soprattutto su quelli che sono gli aspetti di rilievo dell’azione culturale italiana all’estero; gli obiettivi e gli strumenti principali di diffusione della cultura italiana, anche per favorire i rapporti con le imprese e gli altri soggetti del Sistema Italia; l’importanza di studiare e attuare formule utili ad accrescere l’efficacia degli Istituti italiani di Cultura, e la necessità di migliorare il coordinamento delle iniziative di promozione della cultura e dell’immagine dell’Italia all’estero attuate dalle diverse amministrazioni dello Stato, dalle Regioni, dagli Enti locali, e dai soggetti privati interessati.

  La Conferenza, che ha vissuto intense e laboriose giornate  fra tavole rotonde e dibattiti dedicati alla discussione e all’approfondimento di questi specifici argomenti, è stata suddivisa in tre sessioni plenarie,  presiedute rispettivamente dal sottosegretario agli esteri Giampaolo Bettamio, che ha consegnato anche una medaglia di benemerito della cultura al Maestro Franco Zeffirelli, dall’ambasciatore Umberto Vattani, segretario generale del MAE, e dal direttore generale per  la Promozione e Cooperazione culturale Anna Blefari. A conclusione dei lavori, sono stati affrontati gli aspetti gestionali e organizzativi inerenti gli IIC e sono stati concordati alcuni principi comuni d’azione ai quali i medesimi Istituti, veri e propri centri di promozione e cooperazione culturale, si atterranno nella loro attività. Un’attività proficua che già nel 2004, li ha portati ad organizzare qualcosa come 5419 eventi e a realizzare ben 6182 corsi di lingua italiana, rivolti sia agli stranieri che ai connazionali, per un totale di 74.931 iscrizioni, registrando così una crescita del 30% della domanda di italiano.

I corsi di lingua e cultura italiane, attivati in base al decreto legislativo 297/94, hanno raggiunto in questi ultimi due anni 519.000 utenti nei cinque continenti e 937 sono stati i docenti di italiano che hanno insegnato all’interno dei nostri Istituti di Cultura. In oltre 40 Istituti il curriculum dei corsi d’Italiano è stato adeguato ai parametri del quadro comune europeo di riferimento, e la lingua, sempre più richiesta come materia di studio nei programmi scolastici di paesi stranieri, è stata già inserita in 630 scuole secondarie degli USA. Gli Istituti hanno inoltre effettuato, sempre in riferimento all’anno passato, 4.542 traduzioni di atti e testi di carattere informativo, ed hanno incrementato il proprio patrimonio di libri e audiovisivi fino ad un totale di 870.505 beni, compresi 88 cataloghi consultabili on line.

Tra il 1997 e 2004, il MAE ha ricevuto circa 921 incentivi in premi e contributi per la traduzione ( in 45 lingue) e la divulgazione di opere italiane letterarie, scientifiche e di saggistica.

Le biblioteche sono aperte al pubblico e offrono un servizio di prestiti gratuito, alcune dispongono di sezioni specializzate come orientalistica a Kyoto e archeologia ad Ankara, Istanbul e il Cairo.

L’archeologia, il restauro e la tutela del patrimonio costituiscono un settore di collaborazione  in cui l’Italia è particolarmente presente. Attraverso il finanziamento a missioni archeologiche, antropologiche ed etnologiche italiane all’estero, il Ministero degli Esteri sostiene ed incentiva progetti di tutela e conservazione del patrimonio culturale, in particolare nel Mediterraneo, e dal Medio all’Estremo Oriente. Le missioni archeologiche italiane sono oggi 131, e i campi di ricerca spaziano dalla preistoria all’epoca classica, dall’Egittologia all’Islamistica, all’Orientalistica.In Iraq è stato avviato un progetto di particolare rilevanza a favore del Museo di Baghdad, che prevede la riabilitazione delle strutture, il recupero delle opere, il riordino delle collezioni e la formazione professionale.

Una particolare attenzione da parte dei nostri Istituti è rivolta all’attività di informazione e comunicazione che essi stessi costantemente svolgono sia attraverso un ramificato sistema di informatizzazione, che attraverso una mirata produzione editoriale che consente la realizzazione di numerose pubblicazioni cartacee quali riviste, periodici e cataloghi. Per rendere ancora più efficiente il sistema di  comunicazione on-line, tra breve sarà istituito anche un sito web IIC integrato.

Sempre a proposito di editoria, a testimonianza e riconoscimento dell’intenso lavoro che gli Istituti italiani di Cultura compiono ogni giorno, ormai da anni,  per favorire un’azione culturale efficace, il Ministero degli Esteri, in occasione della Terza Conferenza , ha realizzato con Gangemi Editore, cinque interessanti cataloghi. Le pubblicazioni offrono una raccolta dei principali eventi promossi dagli Istituti italiani di Cultura nel 2004: esposizioni, concerti, spettacoli, rassegne cinematografiche e video, convegni, seminari, tavole rotonde, conferenze, presentazione di libri e incontri con l’autore, eventi speciali; ed  un’ampia panoramica sull’attività di promozione e cooperazione culturale del Ministero degli Esteri: dal progetto “Grandi Eventi”, promosso dallo stesso ministero, all’elenco dei cataloghi degli eventi culturali realizzati in otto anni fino ad oggi, e infine una dettagliata consultazione della rete degli istituti italiani di cultura nel mondo e i loro direttori.

Va sottolineato che la nostra politica estera si avvale di progetti come “Grandi Eventi”, in particolare “ampi progetti culturali multidisciplinari”, per promuovere l’immagine del Paese in quelle nazioni che rivestono per l’Italia un ruolo prioritario. Sia che si tratti di promuovere l’immagine dell’Italia in un Paese ben preciso per l’importanza che riveste nella nostra politica estera, sia che si tratti di creare, o di rafforzare certi rapporti interculturali, oppure ancora per specifiche occasioni di grande visibilità politica, in ambito bilaterale o multilatelare, il progetto Grandi Eventi si rivela lo strumento migliore nell’azione di diplomazia culturale.

Ci basti ricordare la grande partecipazione di pubblico e il successo che hanno ottenuto manifestazioni come “Italia in Giappone”, “L’Italia per San Pietroburgo”, “Islam in Sicilia”, “Italia –Egitto”, “Italia –Russia attraverso i secoli”, o le mostre d’arte “Capolavori della Collezione Farnesina; Arte italiana 1950- 1970” , alla National Gallery di Nuova Delhi, e “Beyond Painting” Burri Fontana Manzoni, alla Tate Modern di Londra, in occasione delle visite del nostro Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi; e ancora il Padiglione Italia all’Expo Universale 2005 di Aichi in Giappone. Successi per cui l’impegno proseguirà, prossimamente a Vienna con una grande Mostra dedicata al Caravaggio, un’occasione in più per parlare dell’Italia e del contributo italiano all’arte; e in vista del 2006, con un evento davvero straordinario, ”Anno dell’Italia in Cina”.

Altri strumenti di promozione della cultura italiana, sono rappresentati dalla cooperazione culturale e scientifica bilaterale e dalla cooperazione multilaterale. Per ciò che concerne le cooperazioni multilaterali vanno ricordate  la Cooperazione UNESCO , la InCE e  l’Iniziativa Adriatico – Ionica.

La cooperazione Italia-UNESCO non si preoccupa soltanto di proteggere e recuperare i beni culturali a rischio di calamità naturali o provocate dall’uomo, ma prevede anche la creazione di un Gruppo paritetico di pronto intervento, i cosiddetti “caschi blu” della cultura, che dovranno intervenire nelle aree di crisi. In relazione agli accordi con  la InCE e l’Iniziativa Adriatico – Ionica, sarà attuato un progetto di salvaguardia del patrimonio artistico e archeologico, incluso quello sottomarino. Nel caso specifico delle scienze e della tecnologia, la cooperazione culturale avviene attraverso i Programmi Esecutivi pluriennali che danno esecuzione agli Accordi di Cooperazione Bilaterale.

I Programmi Esecutivi degli Accordi scientifici e tecnologici, prevedono contributi per la mobilità dei ricercatori italiani e stranieri e il finanziamento a progetti di ricerca ritenuti “di particolare rilevanza” per l’internazionalizzazione della nostra ricerca scientifica e tecnologica, in particolare  quelli del settore della medicina, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro dei medici italiani all’estero e sostenere i punti di eccellenza della scienza medica italiana.

Un processo di promozione a tutto campo dunque, che ci porta una volta di più a constatare che per cultura italiana non s’intende soltanto ciò che è rappresentato attraverso l’arte, sebbene il patrimonio artistico italiano copra circa la metà del patrimonio culturale mondiale dando all’Italia un prestigio che non ha eguali al mondo, infatti anche la tecnologia, la ricerca scientifica, una sensibilità accentuata per una migliore qualità della vita, sono elementi che creano l’inconfondibile stile italiano.

Queste sono oggi più che mai, le grandi aree di intervento della nostra diplomazia culturale che, affiancata da numerose strutture pubbliche e private (oltre al ministero della Cultura, quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, anche l’ICE, l’ENIT, le Regioni e gli Enti locali, le Camere di Commercio e le Imprese, le Fondazioni e i Centri di Ricerca), e con il ragguardevole supporto degli Istituti Italiani di Cultura, a fianco dei quali operano anche le importantissime comunità di connazionali all’estero, può dimostrare di ottenere ottimi risultati. (Elisabetta Bernardini)

 

 

Scheda

 

LA RETE CULTURALE  ITALIANA NEL MONDO

 

 

- ISTITUTI DI CULTURA ITALIANI - Nel mondo sono 89: in Europa 49, nelle Americhe 19, 3 in Africa, 9 nell’area mediterranea e Medio Oriente, 9 anche tra Asia e Oceania.

 

- LETTORATI – Nel computo dei Lettorati sono inclusi solo i Lettori di ruolo a carico del MAE, con esclusione dei 118 Lettori locali per cui le Università straniere ricevono un contributo dal MAE. I lettorati sono in tutto 275 di cui 160 in Europa,  48 nelle Americhe, 8 in Africa, 27 nell’area mediterranea e medio Oriente, 32 tra Asia e Oceania.

 

- SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI – I dati relativi alla Società Dante Alighieri sono stati tratti dalle pubblicazioni ufficiali della Società. In tutto le Sedi sono 420. In Europa 205, nelle Americhe 177, in Africa 7, nell’area mediterranea e Medio Oriente 9 e 22 tra Asia e Oceania.  

 

- SCUOLE ITALIANE – Per Scuole Italiane si intendono quelle statali, paritarie, legalmente riconosciute e con presa d’atto. In tutto il mondo se ne contano 168. In Europa 52, nelle Americhe 71, in Africa 17, Nell’area mediterranea e Medio Oriente 26 mentre  tra Asia e Oceania 2.

 

- SCUOLE BILINGUI – Per Scuole Bilingui si intendono quelle straniere, internazionali o europee  con sezioni italiane e con curricolo integrato.( Il computo delle Scuole, sia quelle Italiane che Bilingui, è stato effettuato sulla base del numero dei diversi livelli di insegnamento presenti all’interno dei singoli Istituti scolastici, ad es. Scuola Materna, Elementare, Media inferiore, Media superiore vengono indicate come 4 unità, seppure operanti nel medesimo Istituto).In tutto il mondo ve ne sono 106. In Europa 99, nelle Americhe 5, in Africa, in Asia e Oceania non ve ne sono, nell’area mediterranea e Medio Oriente 2.

 

- MISSIONI ARCHEOLOGICHE – Sono  quelle finanziate direttamente dal Ministero degli Esteri Italiano, e cioè 131, (di cui 22 Progetti speciali dalla DGPCC e 3 dalla DGMM): 41 in Europa, 10 nelle Americhe, 15 in Africa, 65 nell’area mediterranea e Medio Oriente, 9 tra Asia e Oceania. ( Il totale qui riportato figura 140 perché le missioni che coprono più di un Paese sono state conteggiate tante volte quanti sono i Paesi interessati). (E. B.)

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N  O  T  I  Z  I  E     E     C  O  M  M  E  N  T  I

B o l l e t t i n o  d e l l ’  I s t i t u t o   d i   P u b b l i c i s m o

Nuova  serie   -    Roma, 27 giugno 2005   -   N. 16

Stampato in proprio – Reg.Trib.Roma n.119/2002  - Via di San Paolo alla Regola, 7 - 00186 Roma – Tel.: 06 68301805

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Redazione: Iacopo Landrini, Elisabetta Bernardini

 

"SABIR": CIRCOLO MEDITERRANEO DI CONVERSAZIONE

di Elisabetta Bernardini

 

E’ sullo sfondo degli splendidi paesaggi della Val Di Noto, in Sicilia, che si è svolta dal 23 al 26 giugno scorsi, la prima edizione del Festival della Cultura mediterranea, “Sabir, Circolo Mediterraneo di Conversazione”. Organizzato dalla Regione Sicilia, con il supporto del Ministero degli Esteri Italiano e della Commissione Europea, il progetto, foro permanente di confronto interculturale,interreligioso e interetnico, ha dato vita e luogo ad una serie di eventi che, entro le mura tardo barocco di tre fra le più belle città della Penisola italiana, Ragusa, Modica e Scicli, hanno coinvolto scrittori, poeti, intellettuali e artisti europei e della vicina area mediterranea, convenuti per la speciale occasione. Iniziativa culturale di grande rilievo ed ampio richiamo, il “Sabir” Festival, evoluzione naturale di un partenariato euromediterraneo nato dal workshop “Patrimonio Culturale e Partenariato Interregionale nel Mediterraneo”, prende il nome da una antica lingua franca che la gente di mare parlava nei porti del Mediterraneo. Una sorta di esperanto marinaro composto da parole italiane, francesi e arabe che gli consentiva di capirsi e dialogare tra loro. E proprio come la lingua Sabir rappresentava una possibilità di dialogo per persone di lingue e culture diverse, così il neonato Circolo Mediterraneo di Conversazione, titolo che rimanda al famoso libro di Elio Vittorini “Conversazione in Sicilia”, capolavoro della letteratura italiana che ha fatto scuola di scrittura nel nostro Paese, vuole rappresentare, oggi, una meta ideale di incontro e di dialogo tra le variegate e ricche culture delle due rive del Nostro Mare. Meta ideale come del resto è la stessa isola che lo ospita, essendo la Sicilia , da sempre, punto di approdo e terra di accoglienza per civiltà e culture millenarie. Tuttavia  “Sabir” , che è una manifestazione senza frontiere geografiche né ideologiche,  non sta a indicare lo storico “mare tra le terre” come una precisa posizione geografica, e si apre perciò anche a quegli artisti ed intellettuali che sentono questa Regione come la loro Patria. In considerazione di questo il notevole programma del Festival si è esteso lungo un itinerario ideale che dal cuore del Mediterraneo, la Sicilia   e la sua cultura,ha guidato il pubblico verso altre terre e altri saperi, spingendosi fin là dove le acque di questo mare non arrivano, neanche troppo lontano da noi, ripercorrendo le rotte euromediterranee  attraverso quanto di meglio si possa esprimere con l’ arte, la poesia il cinema, il teatro, la musica, la letteratura, i miti…Articolata in quattro giornate, partendo la sera del 23 giugno da Ragusa e Scicli con due esposizioni, rispettivamente Muri di Sicilia, una mostra fotografica curata da Enrico Grieco, e Una Finestra Sulla Cultura Albanese Oggi, con le opere di Artan Shabani, “Sabir, Circolo Mediterraneo di Conversazione” ha proseguito il suo percorso nei giorni successivi toccando di volta in volta le diverse sedi ospitanti, dove, una caratteristica scenografia dell’arte seicentesca, quella che contraddistingue tutta la zona sud orientale siciliana, ha fatto da cornice ai “siti” rappresentativi di ciascuna esibizione. Nei Teatri,  nelle Chiese, negli Auditorium, nelle Piazze e, per la prima volta, anche rni dei Palazzi  privati, dei Caffè, dei Negozi…pubblico e protagonisti si sono trovati vicini, in una atmosfera di intimità venutasi a creare grazie alla particolarità deglispazi messi  a disposizione: i Giardini Iblei, dove nella mattinata di Venerdì 24 è avvenuta l’inaugurazione, la Chiesa di Sant’Agata, il Palazzo di Donnafugata, Piazza Pola, il Convento dei Cappuccini e l’Auditorium Santa Teresa a Ragusa; il Palazzo San Benedetto con il suo teatro e il suo Auditorium, l’Aula consiliare di Palazzo San Domenico, il Teatro Garibaldi e Piazza Matteotti a Modica;Il Palazzo Spadaro, il Castello di Donnafugata, la Sala Carpentieri e Via Mormina Pennaa Scicli. Luoghi speciali per avvenimenti speciali; oltre 25 rappresentazioni comprese tra mostre d’arte, spettacoli teatrali, concorsi di pittura, incontri letterari e di poesia, proiezioni di film e documentari, concerti musicali, come quello della celebre cantante israeliana Noa,al Castello di Donnafugata, e ancora tavole rotonde e dibattiti, incentrati, questi ultimi, su quelli che sono oggi più che mai  temi di grande attualità e impegno sociale: i diritti umani, il rispetto della persona, la democrazia, il dialogo, la libertà. Elementi necessari e indispensabili per costruire un mondo ed un futuro di pace per l’umanità.Inserita nella giornata inaugurale del Festival, a Ragusa il 24 giugno, la conferenza “Euromediterraneo e Processo di Riforme: l’importanza del ruolo della donna nei media e nella comunicazione” ha voluto una volta di più richiamare l’attenzione sul delicato tema del ruolo della donna nella società mediterranea, il rispetto della sua persona e i suoi diritti, spesso, anzi troppe volte violati. Promosso dall’ Osservatorio del Mediterraneo del Ministero degli Esteri italiano con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, e collegato al processo di riforme sull’informazione e sulla comunicazione nel Mediterraneo, l’incontro, che fa seguito al recente Convegno Mondiale sulla Donna indetto dall’ONU, a New York, ha specificatamente puntato lo sguardo su quella che è la situazione attuale riguardo alla posizione della donna in ambito professionale, soprattutto in relazione alla comunicazione e ai media,  e sull’importanza del suo pieno inserimento e del suo intervento nello sviluppo dell’area mediterranea. Presentato dal sottosegretario agli esteri Giuseppe Drago e dal direttore generale della Rappresentanza UE a Roma, Pier Virgilio D’Astoli, il dibattito è stato aperto da Aisha Gheddafi, noto avvocato libico e segretario generale dell’Associazione “Waatasimu”, ed è proseguito con gli interventi di altre personalità femminili, donne particolarmente impegnate nel mondo della comunicazione, giornaliste ed intellettuali, che hanno avuto modo di raccontare le loro proprie esperienze di vita e di lavoro. Le conclusioni sono state affidate al ministro per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo e al professor Mohamed Aziza, direttore Generale dell’Osservatorio del Mediterraneo. Alla conferenza di Ragusa sono succedute, nella serata del 25 giugno, a Modica, altre due tavole rotonde: “Politica di vicinato e dialogo politico e culturale verso il Sud del Mediterraneo: come possono contribuire gli intellettuali e i media”; e “Il ruolo dei media e degli intellettuali nella promozione del dialogo politico e del processo di riforme verso maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani”, con una ripresa diretta, per quest’ultima, di Radio Radicale. Scelte per la loro posizione strategica nel Mediterraneo, le città di Ragusa, Modica e Scicli, dichiarate dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità, hanno accolto per quattro intense giornate, tutte dedicate alla cultura mediterranea, cinquanta artisti, ventisette italiani e ventitre stranieri, provenienti da ventuno Paesi, Italia inclusa, euromediterranei, compresi Iraq, Iran e Bahrain,  e sono destinate a diventare grazie al “Sabir, Circolo Mediterraneo di Conversazione”, i luoghi per eccellenza del dialogo e dello scambio culturale tra la Nuova Europa e l’Area Mediterranea, portando la Sicilia ad arricchire di un contributo notevole l’Italia nella sua costruzione politica europea in chiave mediterranea. Grazie al fervore della Regione Sicilia, Assessorato al Turismo, Comunicazione e Trasporti e alla collaborazione della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università degli Studi di Catania, con il dovuto riconoscimento, per il loro impegno, sia al Ministero degli Esteri che alla Commissione Europea, è stato possibile realizzare un progetto culturale di grande valore. “L’economia divide i popoli, la cultura, li unisce”, ha affermato il celebre scrittore siciliano Andrea Camilleri  durante la presentazione del Sabir Festival alla stampa, e ancora, apprezzando il valore e auspicando la continuità di una così bella idea, ha sottolineato come soltanto un percorso tracciato dalla luce della conoscenza possa condurre le nazioni alla pace.   

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Nuova  serie   -    Roma, 18 0ttobre 2005   -   N. 17

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Osservatorio del Mediterraneo

IL PROCESSO DI BARCELLONA : agenda perduta o rilancio storico

 

Il ciclo di conferenze sul dialogo euromediterraneo promosse dalla fondazione italiana Osservatorio del Mediterraneo, è giunto al suo quinto appuntamento con la presentazione, a Roma, del convegno dal tema “Il Processo di Barcellona: agenda perduta o rilancio storico”

Realizzato in collaborazione con il Ministero degli Esteri e con l’ISIAO (Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente), l’incontro di lunedì 3 ottobre 2005, presso la sede dell’ ISIAO, che ha visto riuniti con  il presidente dell’Osservatorio del Mediterraneo, on. Franco Frattini, l’ex presidente della Repubblica di Malta, professor Guido De Marco, e il presidente emerito della Repubblica Italiana Francesco Cossiga, ha rappresentato un significativo momento di riflessione sull’importanza del rilancio del Processo di Barcellona, a poche settimane dal suo decimo anniversario, e sul valore della dimensione mediterranea nei rapporti tra stati europei e non.

Particolarmente collegato, per le tematiche trattate, alla Conferenza di Barcellona che si terrà il 27 e 28 novembre prossimi, l’intero dibattito ha voluto sottolineare la notevolezza dell’evento nella capitale catalana, e la necessità di dare nuova vita e slancio a quelle idee, tuttora valide, che costituiscono la stessa Strategia di Barcellona, stilata già da tempo e mai attuata.

La Conferenza di Barcellona, che dopo dieci anni tornerà a riunire Stati europei e mediterranei, compresa la Libia , per un confronto diretto e volto ad attuare, si spera, un programma di coperazione a favore della travagliata area mediterranea, dovrà portare ognuno dei paesi che costituiscono il partenariato euromediterraneo, ad assumersi l’impegno di assicurare il dialogo come strumento cruciale per un cammino verso un futuro di pace e di stabilità durature fra i popoli. La priorità di promuovere e appoggiare il principio per cui il dialogo  euromediterraneo è un elemento fondamentale per creare quelle strutture adatte a consolidare la sicurezza e la cooperazione nella Regione Mediterranea, potrà costituire un passo avanti verso la risoluzione dei rapporti tra i vari Stati dell’intera area

Come la storia ci insegna, da tempi immemorabili il Mediterraneo è il risultato di una miscela di idee e stili di vita differenti che lo caratterizzano  e ne costituiscono la vera ricchezza tanto che, non si può parlare di questa parte del pianeta senza parlare di eterogeneità e di differenze; una realtà  che affonda le sue proprie radici nei secoli, anzi nei millenni del Mediterraneo, e che va considerata in primis se si vuole procedere all’attuazione di un piano risolutivo a suo favore.  

La Dichiarazione di Barcellona, adottata dalla Prima Conferenza Ministeriale euromediterranea nel novembre del 1995, fu scritta proprio con lo scopo specifico di lanciare un partenariato euromediterraneo, capace di trasformare le rive del Mare Nostrum in uno spazio di pace, di stabilità e di prosperità sia attraverso il rafforzamento del dialogo politico sulla sicurezza e la cooperazione economica finanziaria, che attraverso la conoscenza ed il rispetto reciproci delle diverse culture e religioni. 

Oggi, a distanza di anni, rilanciare il processo di Barcellona non può che rappresentare un vantaggio; un vantaggio utile alla pace, all’economia, allo sviluppo, ma utile anche all’Europa e a ciascuna nazione che si affacci sul bacino del Mediterraneo, che altrimenti da sola non riuscirebbe a far fronte alle molteplici situazioni di necessità davanti alle quali potrebbe venirsi a trovare, siano queste legate alle minacce del terrorismo o a quelle non meno tragiche dei flussi migratori.

L’Italia, e ogni altra nazione europea,  hanno la “necessità”di svolgere la propria attività politica all’interno di un processo più vasto e il partenariato euromediterraneo può diventare un eccellente strumento di pace e di utilità per l’Italia e l’Europa tutta.

Un Europa che, sebbene nel corso degli anni sia venuta meno nella sua azione politica per non aver guardato mai oltre i confini dei suoi interessi economici e finanziari, trova ora davanti a se un’occasione di riscatto imperdibile che potrà portarla a svolgere un ruolo da protagonista sulla scena politica mondiale.

Un’occasione che la stessa regione mediterranea gli sta offrendo, perché

qualunque possa essere il futuro dell’Europa, o dell’Unione Europea, sia una grande alleanza politica ed economica, oppure un soggetto non solo politico ed economico, ma anche spirituale e culturale, questa non può tralasciare di curare il fatto che un suo ingrandimento, una sua maggiore estensione, richiedono un equilibrio e che per favorire quell’equilibrio deve esercitare anche un potere politico.

Ma un potere politico che porti a risultati concreti deve seguire determinate, indispensabili linee d’azione: la sicurezza, l’economia, la cultura, le politiche sociali, e il contributo offerto dal dialogo è più che mai rilevante. Un dialogo che miri alla crescita della democrazia, allo sradicamento del terrorismo e della violenza, e contribuisca anche alla soluzione del problema dei flussi migratori. Un problema questo che potrà essere risolto attuando un sistema di cooperazione che coinvolga non solo i paesi di transito, ma gli stessi paesi d’origine delle migrazioni.

In questo caso gli investimenti per favorire una crescita in termini di sicurezza si rivelano necessari, e il primo investimento che l’Europa deve fare per favorire una crescita in questo senso, è proprio quello di distribuire sicurezza.

E’ necessario che eroghi questo bene se vuole ottenere i risultati sperati.

Tuttavia non si può concludere di parlare della necessità di accrescere sicurezza, e nemmeno di quanto sia importante che prenda consistenza un partenariato euromediterraneo, auspicandone i successi, senza spendere qualche parola sulle nazioni del Medio Oriente quali Israele, Siria, Libano e ANP, che pure sono chiamate a portare il loro contributo e a farne parte.

Sappiamo quanto queste terre siano ormai da decenni in balia di conflitti e guerre, e sappiamo anche quanto il cammino delle idee sia favorito da un percorso lastricato di tolleranza e di pace. Se non si placheranno le ostilità che martorizzano la Terrasanta , sarà difficile raggiungere le mete prefissate per “costruire” quello deve essere il Mediterraneo del terzo millennio.

Il fatto è che il problema mediterraneo esiste e va risolto, e il processo di Barcellona va perseguito. Ed è sicuro che questo avverrà.

Ma poiché non è con le armi e nemmeno con la violenza che si risolvono i problemi, si dovrà provvedere ad esercitare semmai di più le menti degli uomini. Si dovranno utilizzare allora tutte le forze culturali del Mediterraneo, e coinvolgere tanto la società civile quanto le Università ,queste sono strutture ideali per cooperare ad un rapporto di integrazione europea e mediterranea, affinché tutti, proprio tutti, collaborino alla concretizzazione di una pacifica convivenza tra le civiltà del Mediterraneo, e di un futuro migliore. ( Elisabetta Bernardini)

 

 

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Nuova  serie   -    Roma, 21 novembre 2005   -   N. 18

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Redazione: Iacopo Landrini, Elisabetta Bernardini

 

 

Osservatorio del Mediterraneo: presentazione ufficiale a Roma.

 

Si è svolta a Roma, giovedì 17 novembre 2005, la prima convention di presentazione ufficiale della fondazione italiana Osservatorio del Mediterraneo, ad un anno esatto dalla sua nascita.

A presenziare l’evento, presso la sala della Clemenza di Palazzo Altieri, sede dell’ABI, in Piazza del Gesù, con l’on. Franco Frattini, presidente e fondatore della pregevole Istituzione, gli ambasciatori in Italia,  Helmy Abdel Hamid Bedeir della Repubblica Araba d’Egitto e Ivor Anthony Roberts del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, il professor Ubaldo Livolsi e il professor Mohamed Aziza, rispettivamente vicepresidente e direttore generale dell’Osservatorio del Mediterraneo, l’ambasciatore Riccardo Sessa direttore generale dei Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente del Ministero degli Affari Esteri, il ministro Giancarlo Riccio in rappresentanza del presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e la senatrice Tullia Carettoni Romagnoli presidente del Forum internazionale delle donne del Mediterraneo.

Fondazione di diritto privato istituita, l’11 novembre 2004, presso il Ministero degli Esteri e in associazione con la Regione Lazio , entrambi ne fanno parte come soci istituzionali, l’Osservatorio del Mediterraneo si propone principalmente come luogo di incontro e di dialogo fra le civiltà del mediterraneo, offrendo loro  opportunità di dibattito e di scambio al fine di svilupparne e rafforzarne i rapporti e la cooperazione. 

Creata su due dei concetti fondamentali dell’umanità, l’altruismo e l’interdipendenza, ed avviata su un percorso tracciato da uno spirito di  pace e tolleranza, la nuova istituzione, senza fini di lucro, compartecipa, attraverso le sue molteplici attività e in sinergia con altri organismi similmente motivati, al raggiungimento di una risoluzione dei vari problemi che affliggono l’area mediterranea e  alla concreta realizzazione di un’economia del Mediterraneo che possa, in un contesto di mondializzazione, non solo competere con le emergenti economie asiatiche, ma anche garantire per tutti stabilità e sviluppo.

In effetti, le iniziative promosse dall’Osservatorio del Mediterraneo, volte ad incentivare il cammino del Processo di Barcellona in fase di ripresa, e a sostenere concretamente la linea politica del Governo italiano, da sempre amico e favorevole a pacifiche e costruttive relazioni con i Paesi  Mediterranei, vanno ad affiancare direttamente il programma dei lavori della Dichiarazione di Barcellona, stilata durante la prima conferenza euromediterranea svoltasi nella capitale catalana dieci anni fa.

La prima verifica delle iniziative adottate dai Paesi europei per far fronte alle diverse necessità di carattere politico, economico e sociale, riguardanti il Mediterraneo, ci sarà nel 2010, quando tutta l’area diverrà una zona di libero scambio, ma perché a quella data si arrivi con dei risultati considerevoli, è necessario che tutti, governi e società civile, collaborino e operino attivamente insieme.

Fermare le guerre, sconfiggere le disuguaglianze sociali, favorire idee e progetti che contribuiscano a creare contatti fra i popoli, abbattere i pregiudizi generati dalla disinformazione, diffondere la luce della conoscenza per cancellare la nebbia delle incomprensioni.

Sono questi alcuni  degli intenti da perseguire se vogliamo spalancare finalmente, e in un futuro non lontano, gli occhi su un orizzonte migliore, di riconciliazione e di rinascita, dove ritrovare un benessere comune ed una rinnovata mediterraneità.

Creare un nuovo Mediterraneo, e non è un’utopia, deve essere non soltanto negli interessi, ma anche nelle aspirazioni di ognuno che, operando attraverso una serie di interscambi, siano questi commerciali, culturali e professionali, e, secondo le proprie attitudini e le proprie risorse, mediante una seria cooperazione tra Paesi, Istituzioni e Aziende delle due rive del nostro Mare, renda possibile un avvenire di pace e di prosperità dalle basi solide e concrete. (E.B.)

 

SCHEDA - Osservatorio del Mediterraneo

LA NASCITA

L'11 novembre 2004, per iniziativa dell'On. Franco Frattini, allora Ministro degli Affari Esteri, cinque membri fondatori, di cui due istituzionali (il Ministero degli Esteri e la Regione Lazio ), hanno costituito un “Osservatorio del Mediterraneo” e adottato il relativo statuto. L'On. Franco Frattini, futuro Vice-Presidente della Commissione Europea, è stato unanimemente eletto Presidente della nuova Fondazione e il prof. Mohamed Nadir Aziza, già alto dirigente dell' Unesco è stato designato come Direttore Generale.Il Ministro degli Esteri è, d'ufficio, Presidente del Comitato d'Onore della Fondazione. Questa istituzione rappresenta il punto d'arrivo di una lunga fase preparatoria e l'avvio, allo stesso tempo, di un'attività destinata al rafforzamento della cooperazione euromediterranea,in un momento particolarmente significativo: l'anno 2005 è stato dichiarato dall'Unione Europea “Anno del Mediterraneo”, in quanto ricorre il decimo anniversario del Processo di Barcellona.

IL PROGRAMMA

Il programma dell'Osservatorio del Mediterraneo si articola in tre assi principali: a. Evitare duplicazioni con attività già avviate da altri organismi che perseguano gli stessi obbiettivi; b. Adottare programmi basati su un approccio originale, che beneficino di un effetto moltiplicatore; c. Sviluppare una solida rete di partners, aperta agli organismi sia italiani che degli altri Paesi Mediterranei che operano negli stessi settori e con i medesimi obbiettivi. I programmi elaborati per i prossimi anni si dividono in due Categorie principali:la prima comprende le azioni destinate a rafforzare la cooperazione euro-mediterranea in tutti i settori; la seconda comprende le azioni tese a promuovere il dialogo interculturale ed interreligioso come fattore di comprensione e di pace tra i Popoli della Regione, e come elemento di apertura alle altre culture e religioni del mondo.Le prime comportano azioni politiche (Ciclo “Grandi Conferenze”, Parlamento Euro-Mediterraneo dei giovani), di carattere economico (l'impatto sociale dei progetti economici),scientifico (Ciclo dei nuovi pensatori dell'Islam) e culturale (il Festival dei Festival del Cinema del Mediterraneo, le metamorfosi di strumenti musicali). Le seconde portano alla realizzazione di una “Casa di Maria” sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme, dedicata alla memoria di Papa Giovanni Paolo II e allo “Spirito di Assisi”, una casa aperta al dialogo tra le tre religioni rivelate nella terra dei figli di Abramo.

GLI ORGANI

Gli organi statuari dell'Osservatorio del Mediterraneo sono: il Consiglio di Amministrazione, il Comitato d'Onore e il Comitato Scientifico. Il Consiglio di Amministrazione risulta così composto:

FRANCO FRATTINI

Presidente

UBALDO LIVOLSI

Vice Presidente

MOHAMED NADIR AZIZA

Direttore Generale

KHALED GALAL BICHARA

Rappresentante di Orascom/Wind

AHMED GOUELI

Segretario Generale del Council of Arab Economic Unity

SERGIO LUPINACCI

Esperto Internazionale

PIERO MARRAZZO

Presidente Regione Lazio

VINCENZO PETRONE

Direttore degli Affari Internazionali di Confindustria

ROBERTO SERGIO

Direttore Nuovi Media Rai

RICCARDO SESSA

Direttore Generale dei Paesi del Mediterraneo e Medio Oriente

del Ministero Affari Esteri

LUISA TODINI

Presidente della Todini Costruzioni Generali

UMBERTO VATTANI

Presidente dell’Istituto Nazionale per il Commercio Estero

ACHILLE VINCI GIACCHI

Ambasciatore

 

 

I L PARTENARIATO

Dai primi due principi cui si articola il programma dell'Osservatorio del Mediterraneo (evitare duplicazioni e far leva sull'effetto moltiplicatore) nasce la sua terza definizione:cercare, per quanto possibile, forme di partenariato con altri organismi che si propongono i medesimi obbiettivi, in modo da ottimizzare i risultati dell'attività co-realizzata, estendendone i benefici e riducendo al tempo stesso i costi di produzione. Si tratta di un'applicazione del principio di cooperazione alle tecniche del management moderno di attività specifiche che non attengono direttamente al campo commerciale e neppure a quello che produce una redditività solitamente quantificabile.

 

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Nuova  serie   -    Roma, 9 dicembre 2005   -   N. 19

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Redazione: Elisabetta Bernardini, Francesco Gualtieri

 

La formazione dell'attore: l'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico.

 

La storia dello spettacolo moderno, partendo dai set di Cinecittà ed arrivando alle tavole del palcoscenico dei più famosi teatri nazionali e mondiali, passando per le nuove, sterminate frontiere della televisione, non può che orbitare attorno alla figura dell’attore. Non esiste spettacolo senza che qualcuno, forte del proprio corpo, della propria voce e di un’idea, salga su un piedistallo, misero o maestoso che sia, e porti a sé i famelici occhi del pubblico, lavorando, sudando, gioendo affinché quel breve spazio che separa gli avvenenti interpreti dagli spettatori sia colmato da una storia, da un messaggio, da un mondo. L’attore è dunque il corpo vero dello spettacolo, l’indispensabile  mezzo fisico di un arte che sopravvive alle angustie degli spazi che gli sono destinati e che rivive sempre più, specialmente in Italia, specialmente negli ultimi tempi.

È proprio l’Italia che storicamente è riuscita sempre a segnalarsi a livello europeo e mondiale per gli attenti investimenti e per l’alto livello di formazione e che da sempre attira da ogni dove aspiranti attori nelle nostre importanti accademie, fornendo ancora una volta la prova di un’impronta significativa del teatro italiano nel mondo dello spettacolo. L’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico è la storica fucina del teatro italiano. Attiva sin dal 1936, quando Silvio D’Amico, importantissimo critico d’arte e scrittore, si avvalse della collaborazione di valenti amici per fondare a Roma un centro di formazione che nel tempo si battesse per la trasmissione della cultura teatrale classica e che allo stesso modo fosse aperto alle nuove idee, per offrire, a chi volesse  e riuscisse ad entrare, un ventaglio di opportunità e di tecniche unico in Italia e nel mondo. La scuola, che si avvale dei finanziamenti del MIUR ( Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca) e del Ministero dei Beni Culturali, ha visto nascere tra le sue mura  l’immenso talento dei grandi dell’arte drammatica italiana (tra questi, Anna Magnani, Gian Maria Volontè, Vittorio Gasmann, e più recentemente Michele Placido, Sergio Castellitto, Sabina Guzzanti, Sergio Rubini…) e non solo, visto che molti degli allievi sono riusciti ad affermarsi in campi professionali apparentemente poco collegabili alla teatralità, come quelli della letteratura ( l’inventore del Commissario Montalbano, Andrea Camilleri, ricorda ancora con piacere i suoi trascorsi all’Accademia ) e del giornalismo.

 

Abbiamo intervistato la Prof.ssa Anna Maria Giromella, da trent’anni insegnante di "dizione" agli allievi della Silvio D’Amico, sulla particolare realtà di un’accademia teatrale.

 

D: Prof.ssa Giromella, cosa si aspetta l’allievo che per la prima volta mette piede all’interno di quest’accademia?

R: Spesso chi accede ai corsi crede che quest’accademia sia un punto di arrivo, un sicuro trampolino di lancio e di questo sbaglio ne risentono in molti. Il mare dello spettacolo vive di imprevedibili correnti, di  inaspettati vortici e di onde altissime, qui si danno i mezzi tecnici per imparare a stare a galla, ma i muscoli per nuotare bisogna farseli da soli.

   

D: Cosa porta, secondo lei, un ragazzo a tentare questa carriera, che di difficoltà non ne ha poche?

R: Il mestiere dell’attore ha un fascino irresistibile: una figura romantica, intensa, che si nutre di se stesso e del fascino per il mondo e per l’arte. In realtà molto lontana dal lucente successo che il cinema e la televisione propongono, ma  forse per questo ancor più irresistibile. Per chi è sensibile a questi richiami, per chi prova una segreta gioia al rumore dei passi sul parquet del palcoscenico, è difficile non coltivare questo sogno.

 

D: Spesso ci si riferisce alla Silvio D'Amico come una accademia molto, forse troppo, legata ad un insegnamento di stampo tradizionale. È vero questo?

R: Nella maniera più assoluta, no. Ogni docente ha un suo metodo d’insegnamento, non potrebbe essere altrimenti, e pur provenendo da  matrici più o meno comuni e lasciando sempre un occhio di riguardo per la storia del teatro, mi lasci dire che da quest’accademia sono usciti attori che hanno realmente poco o nulla di “scolastico”. Mi viene da pensare a Sergio Rubini, ad esempio.

 

D: Questo mi fa pensare ad una recente intervista ad un famoso regista Americano, che facendo il paragone fra la passata generazione di attori americani ( De Niro, Hoffman, Brando) e la presente ( Di Caprio, Pitt, Depp) ammetteva che gli ultimi avevano forse una maggiore bravura a livello tecnico, ma che difettavano, nel confronto, di personalità. Qual è secondo lei la giusta alchimia tra talento e tecnica?

R: Non esiste. Stiamo parlando di un mestiere in cui conta l’uomo in tutte le sue qualità, conta la resistenza come la concentrazione, l’estro come l’attenzione ai particolari. È certo che la personalità, se l’intendiamo come la capacità di presenziare, che qui all’accademia chiamiamo “frontalità”, è un elemento fondamentale. L’attore è spesso esplosivo, ma per  occupare uno spazio sul palcoscenico,  non è una questione di sola personalità, mi creda…

 

D: Cosa pensa del teatro italiano? Crede nel suo sviluppo oppure  pensa che stia soffrendo la competizione con la televisione?

R: Sono sincera, credevo peggio. Sto assistendo piacevolmente ad una ripresa dell’interesse verso il teatro. Sono assidua frequentatrice dei teatri, specialmente quelli romani, e difficilmente mi siedo in una sala che sia vuota. La televisione si nutre del teatro, non potrebbe esistere una qualità ed una cultura dello spettacolo se l’una sopraffacesse l’altro. Sulla qualità si può mettere il discorso sotto un’altra luce, ma non sarei poi così pessimista neanche su quest' aspetto. Si riesce a lavorare ancora con ottimi risultati, credo sia importante. Devo dire che il recente messaggio del Presidente Ciampi sull’importanza della cultura e dello spettacolo di qualità sia un’importante invito che dovremmo seguire, una boccata d’aria dopo i disastrosi tagli ai finanziamenti che sono stati fatti. Ma le ripeto, il teatro è duro a morire.

 

D: La televisione ha influenzato le tecniche d’insegnamento?

R: Poco o nulla. Come le ho detto è tutto un discorso d’adattamento e di idee. Se lei ci pensa, il teatro, e la Silvio D’Amico più di altre, è stato un' area  di pescaggio molto importante per il cinema Italiano, che ha portato di fronte alle telecamere attori che proprio sul palcoscenico avevano iniziato la loro carriera. Qui si dà spazio alla fantasia dell’allievo, che poi diviene il talento dell’attore, non è mai un vincolo quello che si insegna. Tutto il contrario. Un attore bravo è polimorfo, riesce a sopravvivere sotto qualunque riflettore. Sin dal cinema dei “telefoni bianchi”, l’Azienda Cinema, dagli anni Venti in poi, ha basato la propria forza e la propria importanza su attori come Gino Cervi, Massimo Girotti, che in realtà non erano che grandi personaggi da parquet teatrale.

 

D: Quanto conta il diploma di quest’accademia nel selvaggio mondo dei provini?

R: Tanto e nulla, paradossalmente. È sicuramente il punto di maggior spicco nel curriculum vitae di un attore, ma usciti da qui si ha un bagaglio importante e pesante e gambe forti, ma si deve camminare. È un mestiere difficile, dove bisogna spesso rinunciare a molto di se stessi per sopravvivere, si attraversano periodi di stasi professionali che spesso sono causa di scoraggiamenti e di crisi profonde, ed in qualunque caso ed a qualsiasi livello professionale si arrivi, non si è che un elemento di una macchina che non ammette  pause e  rallentamenti. Credo che l’allievo che riesca a diplomarsi in questa accademia, così come nelle altre importanti accademie d’arte drammatica italiane, abbia un ottimo vestito con il quale presentarsi, ma non sempre l’abito fa il monaco. Bisogna sudarsi la propria riuscita.

(Francesco Gualtieri)

 

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